martedì, dicembre 18, 2007

Wind of change

Mi hanno sempre esaltato i cambiamenti. La voglia di imbattersi in nuove battaglie, l'entusiasmo di avere nuovi obiettivi. Ed é bello pure sentire l'affanno che accompagna la corsa verso nuove mete.
E' troppo tempo che mi sento in un limbo. A metà fra il voler acquisire nuove sicurezze e l'adagiarmi ancora nelle vecchie paure...é che comincio a sentire la fatica di questo anno e di essere un pò stanca delle cattive notizie, delle esperienze spiacevoli, dei progetti che non vanno in porto. E' che la mia nave sembra essersi arenata in mare aperto...già lontana dalle antiche paure, che ormai ho superato, ma ancora non vicina al progetto di me, della mia vita. Ma ciò che mi consola é che ho tanto fiato in gola e che ricomincio a sentire la rabbia, quella positiva, che dà nuovo vigore alle mie gambe, nuova energia ai miei sogni. So che devo lanciarmi e ricominciare a infondere entusiasmo a chi mi é vicino, ad essere grintosa e piena di speranza. E non voglio più mollare o stare un attimo in più a chiedermi perché tutto mi sembra vada per il verso sbagliato, o a meditare sulle mie ferite. C'é così tanto ancora da vivere, da scoprire, da conquistare...che fermarmi mi sembra davvero un sacrilegio.

martedì, dicembre 04, 2007

Pervasa da uno spirito natalizio?

E' già da un pò di anni che non avverto più lo spirito natalizio. Almeno da quando ci riunivamo , io, le mi sorelle e Ubi, davanti al pianoforte e puntualmente mi escludevano perché ridevo e non mi impegnavo a cantare. Oppure quando giravamo per i boschi alla ricerca del muschio vellutato e assistevo rapita alla preparazione del presepe che, puntualmente, durava circa tre settimane, dato che papà doveva ricercare effetti scenici degni di Cinecittà.E poi c'era l'attesa dei regali, le risate soffocate quando gli zampognari si presentavano a casa ed erano stonati, ridicoli e innaturali. E poi c'era la messa di Natale che seguivamo dietro le quinte, ridendo a più non posso perché ogni volta qualcuno, sull'altare, faceva cadere qualcosa o inciampava.L'odore degli abeti, la magia delle luci sulle case, lo spirito di buonismo che pervadeva tutti.
Ed é, appunto, quell'ostentazione di buonismo che ha svilito il senso del Natale. Il consumismo che regna sovrano, l'ostentazione esasperata che, larga parte hanno nella nostra società, ma che a natale raggiungono un acme inimmaginabile. E si arriva stufi al pranzo di Natale. Già sazi delle pubblicità iniziate mesi prima, delle luci pacchiane e dei sorrisi artificiali.

Però oggi pomeriggio é successo qualcosa di strano. Camminavo per le strade di questa città ed una sensazione, in crescendo, si é impossessata di me. E, ad un tratto, avrei avuto voglia di distribuire muffins all'intero quartiere, abbracciare forte forte le persone che adoro e imparare tanto, per poter essere utile una volta in più.Saziarmi dei sorrisi della gente, arricchirmi con le storie di vita altrui...uno di quegli autentici momenti in cui la vita ti sembra troppo breve per contenere quello che davvero vorresti ci fosse, e sensazioni inspiegabili sembrano un fiume in piena.
Non so se é il ritorno dello spirito natalizio, attimi di inaspettata luce o, forse, é pura felicità. Sì, perché forse ha ragione Ale...la felicità é effimera, é passeggera, ti colpisce quando meno te l'aspetti e ti rapisce in un vortice senza razionalità. Ed é, certo, una duratura serenità quella verso cui, piuttosto, si deve mirare. Ma io sono fatta così...sarà la mia natura instabile, il mio essere profondamente lunatica, metereopatica e contorta, ma adoro questi momenti di gioia intensa. Poco importa se durano quanto un battito di ciglia...la vita non finisce mai di stupirmi e, mai come ora, sto capendo quanto essere adulti sia difficile, complicato ma assolutamente esaltante.
P.S.:Qui la preparazione della cena di domani é già iniziata...mi sto chiedendo seriamente se dovrà arrivare un'alta carica dello stato, dato che Linda ha iniziato a cucinare da ora ed ha attacchi di ansia ogni cinque/dieci minuti.
P.S del P.S: Auguri Ubi!!!!Se c'é una persona alla quale penso quando il tempo scorre sei tu...sei la persona che meglio dimostra quanto il logorio del tempo su alcuni non faccia effetto!Riesci ad essere esattamente allegro, goliardico e idealista come dieci anni fa. Non ci risparmi imitazioni, battute sagaci ma anche preziosi consigli.E la cosa più bella di te é che sogni, e non ti vergogni di farlo.Rimarrai sempre il miglior poeta che conosco...tvb!

mercoledì, novembre 28, 2007

"Quando le parole si consumano, il silenzio comincia a raccontare"

Diciamo che con questo titolo, ho voluto trovare una sorta di giustificazione "poetica" alla mia assenza dal blog...o, meglio, un senso a queste settimane di apparente silenzio, di stasi emotiva e intellettuale. Quasi come se non avessi nulla da raccontare. Non mi sentivo particolarmente brillante, interessata a qualcosa di specifico. Non c'era molta voglia di studiare e di appassionarsi totalmente a qualche argomento, al punto da non avvertire lo scorrere veloce delle ore.
Ma forse, per la prima volta, non ho forzato le cose. Ho assecondato il mio scarso entusiasmo, non mi sono costretta sui libri, ho provato a lavorare con lentezza. E forse ha funzionato. Perché stamattina, una fredda mattina di quasi inverno, mi sono sentita un pò strana. Avevo tantissima voglia di studiare, mi sono emozionata a fare tanti tanti grafici di fisiologia e ho ripreso in mano il noioso libro di grammatica francese (anche se dove andrò l'anno prossimo ancora non lo so!!!). E poi c'é questo corso di soccorso avanzato che mi sta dando una bella spinta, ho di nuovo un turno fisso e tanta voglia di rimettermi alla prova in situazioni ancora non sperimentate. Forse il silenzio di queste settimane ha cominciato a parlarmi ,più di quanto i mille discorsi che faccio a me stessa siano mai riusciti a farlo...e mi ha fatto capire, in maniera progressiva e lenta, che l'energia e la grinta che un tempo avevo, sono ancora in me.In attesa di vedere di nuovo la luce. Hasta luego queridos!

venerdì, novembre 09, 2007

Il mio blog ha quasi due anni...

Era più o meno di questo periodo qui, due anni fa. Quando Lu mi parlò del fantastico mondo dei bloggers. C'era lo stesso freddo inaspettato, lo stesso rumore di foglie che scricchiola sotto i piedi, lo stesso miracolo che si compie ogni volta che una persona si siede davanti ad uno schermo bianco. E inizia a mettere a nudo le sue emozioni, quelle paure che proprio non riesci a mettere a tacere o quelle ambizioni che, urlate a voce troppo alta, rischiano di farti apparire un pò presuntuosa. Ma qui é diverso...questo posto é la mia memoria.
E rileggendomi, riesco a scorgere tra le righe quell'altalenante insicurezza dei due anni passati, tutte le angosce che hanno preceduto gli esami importanti, la gioia di fare posto a nuove amicizie nella mia vita e, molto spesso, l'amarezza per le tante delusioni che si sono accumulate.
Questo posto permette di seguire il ritmo disordinato dei miei pensieri. E' l'unico modo per fermare, in un apparente staticità, il vorticare delle sensazioni di chi più lunatico non potrebbe essere.
Questo posto é ciò che mi consente di vedere quanto l'eterno ritorno dell'uguale, si realizza, immancabilmente e sistematicamente, nella vita. Nella mia vita. Certo, cambiano scenari, personaggi e condizioni, ma quell'eterno carattere di conflittualità resta. Fra le mille sfaccettature di me, fra la me vera e quella che a volte vorrei essere, fra me e un mondo che a volte ferisce, fra me e le mie paure e quel voler vivere tutto profondamente, che talvolta diviene una condanna.
E grazie a questo mio angolo personale, riesco a ricordare ogni singola sfumatura dei momenti in cui scrivevo...e mi sembra di non buttare via niente. Soprattutto di questo lungo, terribile, devastante anno 2007. Di cui voglio ricordare proprio proprio tutto. Perché é stato quello in cui ho avuto molte occasioni per soffrire, riflettere, avere davvero paura. Ma anche degli attimi di pura felicità, in cui ho lucidato le mie ali e non ho avuto il terrore di schiantarmi al suolo. E questa sensazione di libertà, é stata quanto di più prezioso questo anno mi ha dato.
E poi questo posto non é più solo mio. E' di chi mi é vicino ogni giorno e che ogni giorno imparo a scoprire e ad amare sempre di più. Presenze importanti, che mi fanno sentire viva, protetta, speciale. Ma questo posto é anche di chi mi segue da lontano, di chi non riesco a vedere ogni giorno ma la cui presenza si avverte...quasi come un'eco soffusa che, però, si fa voce imponente quando ce n'é bisogno.
E questo posto sarà della futura donna che diventerò, del medico attento che vorrei tanto essere, della me sempre un pò fanciullesca che persiste all'avanzare del tempo, della passione che spero di mettere ancora nelle cose che faccio, di quegli ideali che vorrei mantenere e di tutto quel calore che ho sempre avvertito nella mia vita...e grazie al quale questo blog é stato per me davvero un posto speciale.

venerdì, ottobre 26, 2007

L'inatteso...ciò che cambia le nostre vite

"Tutti noi crediamo che staremo fantasticamente. E ci sentiamo un po' derubati quando le nostre aspettative vengono disattese. Ma a volte, le nostre aspettative non ci tengono in considerazione.A volte ciò che è atteso impallidisce semplicemente di fronte all'inatteso. Devi chiederti perché noi ci aggrappiamo alle nostre aspettative... perché ciò che ci aspettiamo ci rende stabili, ci tiene... immobili. Ciò che ci aspettiamo è solo l'inizio. L'inatteso...è ciò che cambia le nostre vite." Grey's Anatomy

Assolutamente prevedibile un post in una giornata che più autunnale non si può. La pioggia scende giù senza sosta, sto sorseggiando il mio thé caldo, con la speranza che questo mal di gola passi. E ,intanto, la mia mente ritorna ad uno dei monologhi dei miei specializzandi preferiti.
Ma stavolta il tema mi sta troppo a cuore...le aspettative, le ambizioni e, per contro, tutto ciò che non avevo previsto, messo in conto.
Vivo protesa a ciò che sarò domani. Investo energie, speranze, ideali nella me del futuro. In quella che, dietro il so camice bianco e fonendoscopio rosa, nasconde la voglia di imparare, di mettersi in gioco e di guarire. In quella che, spero, si sveglierà con la stessa ansia piacevole di iniziare un nuovo giorno. In quella che non si sentirà mai arrivata e proverà ad essere sempre lungimirante.
E certe volte mi scorgo a pensare. A "progettare mentalmente" la mia vita. A chiedermi se le due metà della mia vita, la me donna e la me medico, combaceranno come desidero. O, se meglio, saranno quella perfetta fusione, alla quale tanto ambisco.
E, con un velo di tenerezza, mi ritrovo a darmi della stupida, se ancora mi chiedo se avrò mai una casa che guarda le colline toscane, con tutto il rumore, le risate infantili e l'amore che vorrei che ci fosse.

Ma la verità é che le mie ambizioni mi hanno sempre tenuta in attesa. In un limbo fra passato e futuro. In una terra di nessuno che non era più presente. Perché io, in fondo, il presente non l'ho mai vissuto fino in fondo...almeno fino a un pò di tempo fa.
Fino a quando non ho cominciato ad accettare l'incalcolabile, l'imprevedibile. Tutto ciò che avrei sempre voluto tenere lontano da me. Perché non previsto. Apolide e intruso non gradito nel "progetto" di me, delle mie giornate, della mia vita.
Ma, ora, devo ammettere che é proprio l'inatteso a dare un sapore nuovo alla mia vita. E a cambiarmela in continuazione...
non avevo messo certo in conto di avere nuove amicizie, tutte così profonde; di riscoprirmi di nuovo a credere in qualcuno, o di essere faccia a faccia col fatto che nulla é per sempre. E non avevo neanche immaginato degli ostacoli nei miei studi, i traumi della milza all'esame o chiacchierate imbarazzanti sugli autobus...ma é tutto ciò che mi fa sentire viva. Che dà colore ad un dipinto, tracciato meticolosamente alla luce di ambizioni e progetti curati nel dettaglio. Ma che senza l'imprevisto sarebbe solo un asettico elenco di intenti.
E mi rivedo al Capodanno scorso.
All'inizio di questo lungo, duro, faticoso ma bellissimo anno. E mi sembra ancora di sentire me, Giusi e Agnese, parlare di ciò che davvero desideravamo, mentre eravamo impegnate nel "rito sacro" di rifarci il trucco, prima della mezzanotte...forse era davvero questo che volevo...l'inatteso, ciò che cambia le nostre vite.

sabato, ottobre 20, 2007

George Gray e i risvegli brutali...

Risveglio un pò brutale con un violento mal di testa. Avete presente quel tipico mal di testa da risveglio alle quattro del pomeriggio, di chi conduce una vita da rockstar e ha fatto baldoria fino alle sette del mattino?Ecco, proprio quello. Peccato che io una vita da rockstar non la faccio e che mi sono svegliata abbastanza presto, con un unico martellante pensiero. Cavolo, devo studiare. Siamo a pochi giorni dall'esame e, come al solito le cose ancora da fare, sono sempre di più di quelle già fatte. Questa é ormai una sorta di "legge di Murphy della mia vita".

Ieri sera é stata comunque una piacevole serata. C'erano gli amici vecchi e nuovi di Licia, un miscuglio di persone provenienti da parti d'Italia (o del mondo!!!) diverse, tanto che, ad un certo punto, ognuno faceva battute nel proprio dialetto e non si capiva più nulla.
Poi queste situazioni mi piacciono un casino.Quelle in cui le persone che ho davanti ancora non mi conoscono e quindi ancora ridono alle mie battute idiote!
Comunque, la mia serata é finita presto. Loro sono andati in un posto, uno di quelli che piacciono a Licia, dove c'é gente dall'aria incazzata e capelloni lunghi lunghi, e io sono rimasta a casa, con la speranza di riuscire a svegliarmi presto.

Ma non era questo il motivo per il quale volevo scrivere.Qualche sera fa, nell'appuntamento quotidiano della mia soap preferita (!!!), c'é stata una cittazione letteraria, abbastanza erudita (se consideriamo il livello della soap!). Tralasciando l'essere meschino che ha osato utilizzare questa poesia, Licia ha iniziato a saltellare per tutta la cucina, dicendo: "La conosco, la conosco!" e, allavelocità della luce, é corsa a prendere l'Antologia di Spoon River. Beh, sebbene l'avessi sfogliata un bel pò di volte, questa non l'avevo mai letta. Appena l'ho fatto, é stato amore a prima vista.

"Ho osservato tante volteil marmo che mi hanno scolpito-
una nave alla fonda con la vela ammainata.
In realtà non rappresenta il mio approdo ma la mia vita.
Perché l'amore mi fu offerto ma fuggii le sue lusinghe;
il dolore bussò alla mia porta ma ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma paventai i rischi.
Eppure bramavo sempre di dare un senso alla vita.
Ora so che bisogna alzare le vele e farsi portare dai venti della sorte dovunque spingano la nave.
Dare un senso alla vita può sfociare in follia ma una vita senza senso
è la tortura dell'inquietudine e del vago desiderio:
è una nave che desidera il mare ardentemente ma ha paura.

E diciamo anche che sono i versi che leggo più frequentemente in questi giorni. Forse alla ricerca di una continua spinta propulsiva, forse come monito per non attraccare di nuovo, per non gettare l'ancora una volta in più...non so. So che, però, il lavoro da fare su me stessa é ancora lungo. E le strade da percorrere per riuscire a farsi portare dai "venti della sorte" sono ancora molto impervie. Perché, anche se cerco di combattere la paura o non mi stanchi mai di spronare chi da questa si fa paralizzare, certe volte mi scopro ancora esitante.
E ancora una volta mi ritrovo a pensare. E a chiedermi come sarebbero andate le cose se avessi preso un treno quando era il momento di farlo, non avendo paura delle conseguenze.
Se avessi lottato, davvero.

lunedì, ottobre 08, 2007

Bagliori di luce

Sprazzi di conversazioni degli ultimi giorni ispirano questo post. Che sarà più confusionario degli altri. Che già, in realtà, lo sono non poco.

Sabato sera. Gli occhi sinceri delle mie amiche che mi dicono che a loro manco tanto. E mancate tanto anche a me. Ogni giorno mi sfiora il pensiero di come sarebbe stato ridere ancora a lezione o riuscire ad infilare qualche cretinata nelle più serie delle spiegazioni.
Ma é bello vedere che i destini universitari prendono ritmi, velocità, accelerazioni diverse. Ma quelli personali no. E nel nostro essere future donne e medichesse, vedo ancora quel groviglio di risate, belle speranze e ambizioni che tutte noi, messe insieme, ci portiamo.
E che s'incastra perfettamente. E ci consente di non menarci dopo una settimana di vacanza passata costantemente insieme e soprattutto vissuta gomito a gomito. E nel caso della casa a Scalea non é solo una metafora. Vi voglio bene. E il narghilé attende nuove avventure!

Pochi attimi fa. Conversazione su msn, circa le lotte, i mari in tempesta, le concezioni della vita.
E ancora chi, mesi fa, dopo avermi chiesto perché faccio medicina, torna a ispirarmi un pò di riflessione. Sulla vita, sul continuo lottare, sull'assoluta mancanza di un mare calmo, in gran parte delle nostre giornate.E capisco, sempre più, che non é un'esagerazione.
Che si tratti di acquisire un buon ritmo universitario, di portare avanti i propri obiettivi, di riuscire ad acciuffare un briciolo di serenità...tutto ciò richiede costanza, metodo, determinazione, forza. E una notevole indole al mettersi in gioco e a voler rischiare.
Dopo un mese trascorso nelle sabbie mobili, in quel caos calmo che, se potessi, prenderei a pugni e allontanerei dal mio microcosmo, devo ritornare alla tendenza Fernanda.
E a chi ha ispirato questa conversazione posso solo dire forza, forza, forza. Il traguardo é vicino e il successo pure. Sei sulla corsia di accelerazione. Una volta spiccato il volo, chi ti ferma più?
Aldilà delle incomprensioni, oltre i differenti modi di vedere le situazioni...la stima, l'empatia, la complicità nel dire cavolate, l'essere sempre noi stessi, senza vergognarsi di apparire presuntuosi quando si parla di sogni e ambizioni, permangono. E, forse, essere adulti é anche questo.

Pomeriggio della settimana scorsa in centro. Fra turisti giapponesi che pullulano in ogni dove, insulti al sistema dei blocchi universitari fiorentino, che bello scoprire che c'é tanto "idealismo umanitario" (te la rubo ,Lu, é un'espressione bellissima)in molti futuri medici. Insomma, che ci sia davvero, oltre agli invasati della corsa al denaro, chi vuole davvero curare una persona. Cercando la sua personale empatia con il paziente, rifuggendo dalle macchinazioni dei reparti. Partendo dall'Africa o dal proprio personale modo di fare medicina. Ricordandosi che, a volte, oltre ad auscultare, ci dovrebbe essere un pò di posto anche per l'ascolto. E che dietro le lenzuola bianche non si celano solo bronchiti e calcolosi. Ma anche grandi silenzi e inespresse solitudini.
E che bello appurare che essere idealisti non vuol dire non avere i piedi per terra. E che anche a qualcun'altro la parola compromesso fa alquanto ribrezzo. E il pragmatismo, a volte, lascia un pò di sgomento. Non ora. Non a venti anni o poco più. E' presto per i calcoli, per le furbate e le ambite ascese sociali. E' ancora tempo di sogni, grandi speranze e tante illusioni.

Domenica sera. Davanti una focaccia stracolma di nduja, un cielo stellato e la bellezza di Santo Spirito quando non é piena di gente, bottiglie di birra ovunque e musica assordante, Licia mi dice che lei crede nel "lampi di luce" o nei "segni". Ultimamente ci credo anch'io. E le nostre strade sono così piene di lampi, di chiacchierate folgoranti e incontri che ci arricchiscono, che, a volte, neanche ce ne rendiamo conto.

E poi in questi mesi ho avuto molti scambi di opinioni ,nella "blogosfera",con una persona che mi ha permesso di capire molte cose circa il mio futuro indossare un camice bianco. Rapporto medico-paziente. Mille sfaccettature e altrettanti differenti punti di vista. Ma una, una sola verità. Che alcune sensazioni sono universali. Che la paura, il terrore della malattia, la voglia di lottare e di farcela non sono appendici del paziente. E che il medico può trovarsi spesso dall'altra parte della scrivania. Per questo e per altri motivi, é il caso che porti sempre, accanto al suo Littmann, un pò di sana Umanità. Quella che fa di lui un Medico. Non un semplice "tecnico della salute.

In attesa che nuovi, folgoranti bagliori di luce, rischiarino il mio cammino...