martedì, dicembre 02, 2008

La mia é una casa strana

La mia é una casa strana.
Guardi il mondo dall'alto, dato che é più bassa del livello della strada. E le persone ti sembrano tutti dei gran vatussi e dei grandi rompiscatole.Quando passando fingendosi distratti e spiano cosa accade nella mia stanza. Quando le vecchiette si fermano a chiacchierare tutte davanti la mia finestra e magari io sto studiando e non provo grande interesse per le epopee dei loro nipoti. Quando i bambini si aggrappano alle inferriate delle finestre e urlano: "Babbo!!!Ma quella lì parla da sola!!!". E il babbo finge di sgridare il curioso bimbo e, in realtà, si mette a spiare pure lui.
La mia ti sembra proprio una casa strana quando sei in giardino e senti la tua vicina che chiama il marito ultrasettantenne "piccolino", esortandolo a bere il "lattuccio" e mangiare qualche biscottino.
La mia é una casa strana perché in giardino trovi tulipani e calle ma un pò di basilico, manco a pagarlo.
Ed é proprio tanto strana quando tua sorella minore, per rimproverarti del baccano , entra in camera brandendo il suo defunto rasta. Che ha conservato per i momenti in cui esige ordine e disciplina, usandolo, appunto, come frusta.
Per non parlare di quanto strana mi appare quando osservo Linda, la stranezza fatta persona. Che non accetta di invecchiare e per rivendicare il suo diritto alla giovinezza, giustamente, si comporta da vera gggiovane. Che si rompre le coste pogando (ma in casa, magari l'avesse fatto ad un concerto!!!), che esce per un aperitivo e torna a notte fonda ridendo in maniera ebete, che inventa canzoni e coreografie un giorno sì e l'altro pure.
La mia é una casa strana quando si trattiene la fame serale fino alle 20:30, perché il primo boccone deve coincidere necessariamente con le parole "un altro giorno é qui..." e si riordina tutto in fretta, perché dopo cena é d'obbligo la partitella a Word Challenge. E, se si vince, ci si sente un pò superdotati, un pò come se avessimo avuto un riconoscimento internazionale.
La mia é una casa strana quando si aspetta con ansia l'arrivo dei miei da dietro le tende. E quando arrivano, con la macchina in pure stile terrone, stipata fino all'inverosimile di ogni pensabile genere alimentare, si prova una strana, infantile felicità.
Ed é una strana casa quando arrivano quelle strane ragazze che adorano bere la camomilla qui e, ora, quello strano ragazzo che dà fuoco alla moka. Ma in questa stranezza mi sento a casa. E, appunto, non chiedetevi perché poi io sia così.

lunedì, novembre 10, 2008

Resoconto...oops, parecchio lungo!

Questo é un post che sta cercando di venire fuori da tanto.Sono settimane che prova a venir fuori, con passi timidi e incerti. Ma poi, il poco tempo a disposizione, le pagine da studiare, la mancanza di quell'ispirazione luminosa che deve guidare il mio scrivere, fanno morire le intenzioni sul nascere. Oggi, però, leggendo il profetico blog di Laura -che guardandosi dentro, alla sua maniera appassionata e inconfondibile,ti esorta, implicitamente, a fare lo stesso- é come se avessi preso per i capelli il groviglio di pensieri ed emozioni che mi si agitano dentro da un mese a questa parte. Ed é arrivato il momento che vedano la luce. Se non altro, perché , se qualcosa di buono questo blog ha avuto, é che mi ha permesso sempre di fare un resoconto. Di tentare l'utopistica impresa di mettere ordine in quella che Lucilla ha definito "tutto e il contrario di tutto".

Sono mesi in cui mi sento in cammino. E, come ogni cammino che si rispetti, faccio grandi balzi in avanti, un attimo dopo mi fermo esausta, per poi riprendere a saltellare. Nulla di nuovo in tutto ciò. Chi mi conosce sa quanto sono capace di essere energica ed entusiasta ed, un attimo dopo, sfiduciata e ombrosa. Ma, all'alba dei miei 23 anni, posso dire di essere giunta ad una svolta.
E, tranquilli, non arriverà una sviolinata o una dichiarazione in stile "bacio perugina". Ma non posso nascondere -e il mio sorriso spesso ebete non riuscirebbe a farlo- quanta luce sia entrata nella mia vita.
Così, in maniera così inaspettata e assolutamente non calcolata, che ancora oggi fatico a ripercorrerne le orme.
E mi ha fatto vacillare, riflettere ossessivamente sull'eventualità di questo viaggio, perdermi nei meandri della ragione, per poi provare, una volta, una sola volta, a seguire solo quello che voleva il mio cuore.
Ma, impossibile é per chi ha fatto della lucida razionalità la sua guida, affidarsi totalmente all'istinto.Ho provato, però, a lasciarmi trasportare da quello che voleva la vera me stessa, quella nascosta, sotto le macerie di libri, libretti e appelli. Quella che è abituata a dire no ad un aperitivo con le amiche, se una settimana dopo c'é un esame. Quella che ormai non si chiede neanche più perché debba dormire 4 ore a notte i giorni prima. Quella che, purtroppo, arrivare a fare queste cose in automatico, dimenticandosi che tutto fuori brulica di vita.Ecco. Non ho potuto resistere, difendermi, costruire nuove barriere perché tutto in questo nuovo rapporto mi porta alla vita. Ad una vita luminosa, accecante, ogni giorno entusiasmante se ho avuto il raro privilegio di incontrare una persona che vive appassionatamente.E riesce a farsi brillare gli occhi se un bambino gli sorride, se ascolta paroloni incomprensibili all'odioso Tgeconomia e capisce di cosa si sta parlando, se é attento e curioso anche quando gli parlo di pus e di steatorrea. E mi sono ritrovata ad essere esploratrice di me stessa, di quelle stanze tenute troppo a lungo al buio,di quei lati di me che, non so per quale assurda convinzione, ritenevo non dovessero necessariamente venire fuori.
E mi guardo dall'esterno, con un sorriso sereno:quando penso che in fondo le prese in giro sull'iperglicemia dei miei discorsi, da parte di Maria e Lucia me le merito tutte, se penso a quando mi perdo in pensieri lontani e vicinissimi,a quanto belli, forti, luminosi siamo quando ,insieme, con un misto si esaltazione ed ambizione, immaginiamo di poter raggiungere ogni obiettivo prefisso.
E questo senso di completezza non mi appiattisce. Anzi, mi porta ad essere ogni giorno più diligente di quello prima, a svegliarmi con il sorriso per tutto quello che avrò da scoprire, imparare, conoscere. Una sorta di entusiasmo persistente che sta, serenamente e spontaneamente, pervadendo i miei studi-che tra l'altro amo ogni giorno più senza limiti-, il rapporto con i miei genitori, con le mie amiche. Ogni giorno più speciale, più forte, più nostro. E dalle quali ormai non posso proprio più staccarmi.

Forse é un retaggio dei film estivi deprimenti. Quelli in cui, quando il protagonista si sente smisuratamente felice, ecco che una disgrazia era già alle porte. O dello stile di vita moderno. Così veloce, così stressante, così adrenalinico da abbattere ogni picco di serotonina.
O, soprattutto, dell'incapacità di saper riconoscere la felicità.
E, così, mi sono trovata sempre ad interrogarmi sulla semeiotica di questa strana "malattia". Ora la vedo, la percepisco, la sento in ogni fibra di me. E, mai come ora, ho la sensazione che questo miscuglio di pace, inquietudine, entusiasmo, impegno, curiosità sia qualcosa di molto molto simile. E molto persistente. Molto lontano da quell'euforia effimera e passeggera che mi faceva, in passato, saltellare sporadicamente e, ahimé, mi é costata un incisivo.

mercoledì, novembre 05, 2008

Il potere dei sogni 2

Ripenso con tenerezza agli occhi commossi di mia mamma a pranzo.
E non é perché mia mamma si commuove sempre. No, non é per quello.
E' per quel guizzo luminoso che le si accende negli occhi quando parla di storia e per le sue parole emozionate -finalmente la latente guerra civile americana si sta concludendo-
E, mentre continuava, ricordando le dolorose tappe dell'integrazione delle minoranze degli States, ormai non la seguivo già più.
Perché la mia mente era già altrove.
Era già ad un lontano domani-quando ripenserò a questa giornata con i brividi, ricordando quanto percepibile era la sensazione che un pezzo di storia si stava scrivendo-.
Ed era già immersa nella luce accecante del potere dei sogni.
Quel potere che, in giorni come questi, lo percepisci, lo senti reale, arrivi quasi a toccarlo. E, per una volta, per un attimo, non ti senti ancora maledettamente infantile a credere nella capacità di volare, in un mondo che inneggia alla furbizia e al pragmatismo.
Ed é per questo che Obama ha riscosso infinito successo nei giovani, un pò in ogni dove. Chi non ha visto in lui l'ascesa di un politico onesto, animato da ideali e progetti ammirevoli? Chi non ha visto nella sua vittoria la materializzazione del sogno americano? Chi avrebbe giurato che un senatore così giovane e così slegato dalle colonne portanti del potere americano potesse arrivare così in alto e in così breve tempo?
Sembrava una follia. Proprio come folle sembra sognare. Proprio come sembra folle vedere alla Casa Bianca un presidente dei bianchi, dei neri, delle minoranze, della middle class. Un presidente che sia del popolo e che sia l'espressione di un'esigenza di cambiamento. Di un cambiamento di rotta drastico, deciso, motivato da scelte che non hanno messo in crisi solo l'economia ma, forse, soprattutto convizioni puramente conservatrici. E folle sembra soprattutto a molti italiani. Quelli ai quali i sogni appaiono capricci da femminucce. Quelli che credono che, dopo questa vittoria, Al Quaeda sarà ben più contenta e a quelli che stanno martoriando questo nostro sventurato paese.
Ma non é di questo che voglio parlare. Oggi non c'é spazio per la tristezza. Oggi che "l'audacia della speranza" ha vinto, oggi mi sento vincitrice. E continuerò a combattere,nelle mie piccole, microscopiche battaglie quotidiane. Perché si. Yes we can.

venerdì, ottobre 10, 2008

Pensieri non rilevanti

So che é tanto che non posto e che potrei parlare di cose mooolto più importanti, ma ora mi sono venute in mente giusto tre riflessioni cretine delle mie...
-Licia deve avere o più enzimi epatici dei miei o, di sicuro, più efficienti...perché se io e lei beviamo la stessa quantità di vino, a me gira la stanza e lei é perfettamente in sé e tiene lunghe dissertazioni per msn, sulle sorti dell'università italiana nonché sul senso della vita?
-sto guardando Sex and City mentre lei ascolta musica balcanica...cosicché, con questo sottofondo, tra un pò mi aspetto di vedermi apparire Carrie con un dente d'oro camminare a braccetto con il capo rom
-la pizza surgelata "scugnizza" é una "sola" (cioé una vera fregatura)...doppio strato di mozzarella che, a me, pare essercene manco mezzo. Cmq è il cibo surgelato che é in realtà una sola, ma purtroppo l'era della stalla, del vivaio, del fornaio e della vigna dietro casa é finito. Bisognerà farsene una ragione.

sabato, settembre 13, 2008

Abbrutimento

La verità che avere una settimana di relax quando i tuoi amici sono lontani/sono sotto esame, é una gran bella scocciatura.
Ho cercato di godere al massimo questi giorni piovuti dal cielo, con le seguenti attività:
-mare e tanto sole su spiagge ormai deserte. E' stato un piacere sdraiarsi al sole senza bambini urlanti che ti saltano sull'asciugamano, che ti schizzano uscendo dall'acqua o ti tirano i sassolini.
Ed é stato anche possibile dormire, data l'assenza di mamme psicotiche e ansiose che inseguono bambini obesi già a tre anni ,con un pezzo gigantesco di parmigiana fritta alle dieci del mattino.
-mangiare, mangiare, mangiare. In realtà é un'attività che non abbandono mai ma che, in questi giorni in particolare, occupa le mie giornate. Perciò sto passando, con mio enorme piacere, dalla gastronomia calabrese a quella lucana, a quella di mio padre che, aihmé, non trova una precisa collocazione. Se non nelle "liste di proscrizione" dei nutrizionisti italiani, dato l'elevato contenuto calorico e il serio rischio di malattie cardiovascolari se protratta per più di una settimana.
-fare la "finta" intellettuale che ha tempo. E dico finta perché, é vero che sto leggendo tanto e vedendo tanti film, ma questa parvenza di giovane bohémienne svanisce se considero che sto leggendo cretinate e vedendo film altrettanto cretini.
-fare la merenda da mia nonna, come ai bei tempi dell'infanzia. Ma solo perché in questi giorni ha una vaschetta di gelato fenomenale e perché posso condire il tutto con chiacchiere delle comari, vicine di casa di mia nonna. (opportunista!)
-atteggiarmi a figlia modello che aiuta la mamma a fare la spesa, va a comprare i quotidiani al papino. Nella speranza che la chiacchierata con il giornalaio o il salumiere, diano un brivido alla giornata!
Una volta esaurite tutte queste attività ho raggiunto lo stesso livello di abbrutimento dei teenager americani. Il fondo l'ho toccato ieri:io con capelli sporchi, tuta extralarge, patatine da sgranocchiare e tv spazzatura. Tranquilli, presto ritornerò alla vita. E rinascerò. Come un'allodola in autunno...non so, mi sembrava un'immagine efficace quanto il cervo a primavera!

giovedì, settembre 11, 2008

Con gli occhi pieni di sole

Ci sono attimi che non si possono spiegare. Poco fa ho vissuto uno di quelli.
Mi sono guardata allo specchio e, oltre ai segni di una evidente insolazione, ho visto i miei occhi pieni di sole. Dentro ci sono tutte le parole dette in questi mesi, tutti gli abbracci che ho ricevuto, tutte le lacrime che ho versato, tutte le frasi lasciate a metà.
C'é il senso di beatitudine che deriva dall'essere al quarto anno. Questo sospirato quarto anno che, per i casini che ho fatto, spesso mi sembrava più un miraggio che una prospettiva realmente concretizzabile.
C'é ora la concreta possibilità di capire cosa mi piacerebbe realmente essere dopo.
C'é il sereno relax di questi giorni, al quale ero completamente disabituata. Con i miei che mi rimproverano perché non so stare zitta e ferma un secondo, perché non riesco a prendere il sole in totale abbandono e perché devo condurre almeno tre attività in contemporanea.
Ci sono le risate degli ultimi giorni e la tenerezza che provo ogni volta che vedo litigare i miei e, dopo pochi minuti, sentirli ridere perché invecchiando si rendono conto di come sono diventati permalosi.
Ci sono gli attimi post-esame. Quelli che, fino a qualche anno fa, mi vedevano incazzata fuggire da un'aula a chiedermi dove avessi sbagliato. E, da un pò, mi vedono invece sorridente e soddisfatta perché finalmente sono protagonista di esami con cui chiacchierare con un prof é un piacere e nei quali si può spaziare da corpi estranei ai mattonici Lego, fino ad arrivare a parlare di Lotta continua.
C'é il complimento più bello che abbia mai ricevuto nella mia carriera accademica. Quel "sei stata scatenatissima!" che potrà apparire banale, per me é stato come una luce. Perché, aldilà della preparazione, delle ore passate sui libri, ho sempre messo passione ed entusiasmo in ogni singolo, piccolo ostacolo. Ed avere la percezione che, forse, il mio entusiasmo ha prevalso sul sapere nozionisto, beh, mi riempe gli occhi tanto tanto di sole.
E poi c'é la gioia di vedere che tre delle persone a cui voglio più bene al mondo, Lucia, Riccardo e Maria, hanno avuto, pressocché in contemporanea, tre enormi, grandi successi. Liberatori, meritati, strasudati.
E poi, e poi, e poi. Potrei parlare ancora dell'allegra comitiva con cui divido la casa.
Quell'adulta che non ammette di esserlo. E che, per non smentirsi, si rompe le costole pogando.
E la mia piccola Cettina. A cui spesso rimprovero di affrontare il mondo con eccessiva maturità.
E che proprio ora vorrei abbracciare, perché so quanto sono importante per lei, anche se non ama dichiarazioni d'affetto o se mi confessa che mi vuole tanto bene, poi scappa in camera perché si vergogna tanto. E che vorrei proteggere dal mondo, ma non ci sono mai riuscita. Ma so che é tanto forte e questo é lo scontro finale con i fantasmi del suo passato. Poi ci sarà solo pace e luce.
Luce, appunto. Tutto mi sembra impregnato di una luce diversa, in questo afoso settembre.

venerdì, settembre 05, 2008

Frasi celebri

Linda: "Smettila di trattarmi come una che é stata dimessa dal CTO" (in realtà voleva dire "come una che é stata appena sottoposta ad un TSO" )

mercoledì, settembre 03, 2008

Lu!!!Questo post é per te!

Premetto che ti scriverò un lungo post, una lunga mail o farò qualche altro atto commovente-plateale che ogni buona amica dovrebbe fare prima della partenza della socia.
E dato che sono sempre un pò perfida, cercherò di fartela leggere mentre magari sei in biblioteca o in un altro luogo in cui sarà socialmente sconveniente piangere. Così ti colerà la matita e da buona fashion victim quale sei, questo per te sarà una tragedia paragonabile quasi alla sciagura che mi é successa la settimana scorsa.
Per ora posso dirti che ho aperto il mobile, in cerca di qualcosa di commestibile da divorare in un impeto di fame nervosa, e ho visto i nostri amati fascetti di camomilla.
Sì, quelli che ogni anno mio padre mi prepara con cura meticolosa . Quelli che tu e Maria credete contenenti sostanze stupefacenti, dati gli effetti che hanno sulla mia psiche.
Quelli che nelle sere di inverno ci troviamo a bere, mentre ridiamo puntualmente per qualche cretinata, prendiamo in giro Licia o spettegoliamo allegramente. E mi mancherà tanto questo. Ritrovarci qui a fine serata, rinfreddolite e un pò assonnate, senza rinunciare mai a questo rito che é solo nostro. E che ci ha unite in questi anni. Insieme alle feste alcoliche, ai pianti, ai deliri pre e post esame, ai pomeriggi in biblioteca e alle Firenze by Night.
Ma di sicuro te ne darò un bel pò. In modo che potrai averli sempre con te, insieme a Tatù e all'altro pupazzo di provenienza romana(midigooo!!!beh, non mi ricordo come si chiama!)
. E intanto io e Maria continueremo a berci le camomille invernali,a chiederci quale sarà il nome del tuo ragazzo ceco e a immaginare come sarà la tua nuova vita. E poi al tuo ritorno troverai le tue solite amiche screanzate. Sempre goliardiche e, a volte, un pò profonde. Che ti vogliono un'infinità di bene e si augurano davvero che questa sarà un'esperienza irripetibile.
Tornerai di certo più forte, senza rinunciare alla tua sensibilità. Con tanti nuovi amici su facebook e tante storie da raccontarci. E mi sembra già di vederci a chiacchierare davanti l'ennesima calda, rassicurante camomilla.

sabato, agosto 30, 2008

Continua la saga dei post stupidi

La voglia di post profondi e introspettivi é, senza alcun dubbio rimasta in vacanza. O per il bene del mio studio, sto nascondendo a me stessa la voglia di affidare i miei pensieri alla mia tastiera preferita.
Un pensiero pseudoprofondo oggi però non posso nasconderlo.
E' che in fondo sono i miei crocs a mandarmi avanti. Quando non ne posso più delle mille cose da studiare, quando vorrei essere al mare anziché costretta sui libri, quando tutto mi sembra un'impresa più che tetanica, guardo queste strane calzature. E, penso, che un domani, magari più vicino di quello che immagino, saranno taciti testimoni della mia vita. Ci saranno quando farò le anamnesi tutte da sola, nelle pause caffé, nell'ansia da prestazione che mi accompagnerà sempre, nella voglia di essere più brava della volta precedente. Nelle prime strette di mano con i miei pazienti, nelle prime soddisfazioni, in tutte le volte che già so che correre all'aperto perché avrò voglia di piangere, nelle frettolose pause pranzo e nelle ore che scorreranno troppo lente.
A volte mi sembra tutto così lontano, a volte terribilmente vicino.

giovedì, agosto 28, 2008

Evvivaaaaaa!!!

Ci tenevo ad informare l'esiguo pubblico che perde tempo leggendo il mio blog che:
-ho di nuovo un sorriso smagliante
-dato che niente si ottiene con niente ma tutto richiede estremo sacrificio...il nuovo sorriso smagliante mi é costato un massiccio sanguinamento gengivale che ancora persiste (non ho lo scorbuto, é solo il risultato della carta abrasiva con cui il dentista ha martoriato le mie gengive)
-ho anticipato la partenza ma per i prossimi 6 giorni sarò irreperibile, dato il massiccio lavoro che dovrò fare per passare quest'esame
-é umiliante prendere la pappa reale a 23 anni, soprattutto se godo di ottimo appetito...ho evitato supradin per ovvie ragioni!!!
-mio padre ha smesso di italianizzare i termini inglesi e oggi ha detto "privacy" in maniera corretta!!!
-ho tanti progetti, anzi tantissimi, per il prossimo mese, sperando di riuscire a trasformarmi in una trottola in perenne movimento e non in un panda con le occhiaie e i brufoli
-sta per finire questa velocissima permanenza in Basilicata.E mi dispiace non riuscire mai a restare quanto vorrei, a godermi lunghi periodi a casa...e mi sento sempre in bilico tra il volermi rilassare completamente e il poterlo davvero fare. E alla fine non riesco a fare nulla: né riposarmi del tutto (che poi il mio ideale di relax é fare tardi tutta la sera e stare in giro tutto il giorno!), né studiare come dovrei. E mi dispiace tanto che la mamma é triste ogni volta che parto, dicendo che le mancherà la mia presenza rumorosa e chiassosa...
Però, dai, vabbé ya (una frase che ormai é il must dell'estate!), ho deciso di non lamentarmi almeno per oggi...oggi che posso riscoprire il piacere e la bellezza di sorridere!!!

lunedì, agosto 25, 2008

Prigionia forzata

E' passata solo una mattinata dall'inizio della mia prigionia. E dopo aver vagato per i due piani, il giardino e la mansarda già non ne posso più. E la cosa preoccupante é che non so quando questa avrà fine.
Questa volta a costringermi alla reclusione non sono state le mie assurde maratone di studio, né una febbre improvvisa o la totale assenza di voglia di uscire. Anzi, i giorni scorsi sono stati fantastici fra un pò di studio, passeggiate, aperitivi e serate sempre in giro fino a tardi. E per questa nuova settimana avevo tanti progetti...passare più tempo possibile con i miei amici, andare un pò al mare, fare il pieno di vita meridionale, in modo che possa bastarmi fino a natale...e, invece, i miei mille propositi si sono sgretolati ieri sera. Nulla di grave ma comunque sufficientemente da non consentirmi di uscire di casa fino a quando la situazione si sarà risolta. E non credo possa risolversi a breve, dato che i dentisti sono in vacanza e non sono reperibili.
E mi fa rabbia, cavolo. Tanto più che potrei andare all'esame in queste condizioni e io già i chirurghi non li sopporto, e tutti gli esami che hanno qualcosa di chirurgico mi vanno male, e poi, cavolo, mio padre se mi vede con la faccia triste si arrabbia e se rido mio fratello inizia a ridere. E tra un pò torna Cetta ed é più di un mese che non la vedo e per festeggiare il suo ritorno dai concerti balcanici, avrei voluto uscire e fare baldoria, e invece non posso farlo. E poi domani c'é il pranzo con gli americani e vorrei tanto defilarmi ma non posso.E poi l'inglese non é il mio forte e loro hanno un marcatissimo accento americano,solo che in fondo mi fanno ridere ma io non posso ridere e fare la simpatica e sarò costretta al mutismo e mi dà fastidio stare zitta. E poi anche mangiare diventa difficile e se mangio anche un solo giorno un tantino di meno,inizio a fluttuare nei pantaloni e proprio non mi va. E poi ho un'abbronzatura a chiazze e tanti nuovi vestitini che, ovviamente, non posso mettere perché sono imprigionata. E devo studiare le occlusioni intestinali e mi annoio e se non avessi rifutato il voto di quel rimbambito a quest'ora starei facendo altro. E voglio smaterializzarmi ed essere altrove, perché vorrei vedere tante persone che ora sono lontane, ma anche questo non é possibile. Ed essere allegra, solare ed entusiasta come sono sempre in questo periodo ma in questi giorni un pò di meno, per ovvie ragioni. E vorrei saper scrivere come un tempo, quando avevo il sacro dono della scrittura e rileggermi era proprio un piacere. Così forse questo illogico monologo avrebbe qualcosa di simile ai flussi di coscienza che mi piaceva troppo leggere, e non sembrerebbe uno dei temi sgrammaticati degli alunni di mio padre...che mi fanno piegare in due dalle risate ma anche riflettere. Perché se le generazioni attuali, si interessassero un pò di più alla cultura invece che al fantacalcio, forse i risultati si vedrebbero eccome. Che poi, é una cosa che mi fa indignare e tanto, che secondo Bossi sono le scuole meridionali ad abbassare il livello di istruzione nazionale. E, forse, pensando a certi prof che ho avuto, c'avrebbe pure un pò ragione, ma poi ricordando quelle fantastiche lezioni di filosofia o le dissertazioni letterazione del migliore professore di italiano che abbia mai avuto, allora, beh, l'indignazione ritorna.E poi non ho ancora capito se Bossi é laureato in medicina o non ha terminato perché, cavolo, allora se lui e Calderoli sono medici, forse ci riuscirò anch'io. E poi, dopo tutte le fatiche di questi anni e le ore di studio e l'impegno e il sudore e i pianti, beh, é ovvio che ci riuscirò. E in fondo la "sindrome di sailor moon" é la mia salvezza. A volte guardo il mio fonendo rosa e mi ripeto che tutto, assolutamente tutto, é superabile. E poi mi esalto tantissimo e inizio a saltellare. E spesso succedono delle piccole tragedie. Come quella che ora mi costringe agli arresti domiciliari. E, cavolo, tra meno di dieci giorni ho un esame. Che secondo tutti é un esame facile, ma ovviamente a me le cose facili riescono sempre peggio delle cose difficili. E poi io e i chirurghi non ci sopportiamo ed é un'assenza di empatia che non so da dove venga. E invece l'ultimo esame che ho fatto mi é piaciuto tanto tanto. E aveva proprio quel pò di internistico che già so che in futuro mi piacerà da impazzire. E mi ha dato la possibilità di scoprire che il feocromocitoma é la metafora un pò della mia vita. E, insomma, paragonare la propria vita ad un tumore é molto macabro, ma non é così negativo come potrebbe apparire. E non vedo l'ora di assillare le mie amiche con queste metafore che sono anni che propongo. Da quando la pompa sodio-potassio mi faceva stare ore a fantasticare.E, comunque, cavolo, scegliere la specializzazione é difficilissimo. Dovrò fare questo lavoro per trent'anni e più e vorrei l'emozione pura, arrivare ogni giorno al lavoro con quel misto di agitazione, ansia di scoprire e di imparare. Ogni singolo giorno voglio l'ebbrezza. E, spesso, mi dicono che sono idealista ma sognare é il mio antidoto contro la tristezza. E finora mi ha sempre preso per i capelli nei momenti no. E poi sogno una casa grande con tanti bambini chiassosi e disordinati che mi fanno regredire all'infanzia ogni volta che é possibile e una barca. Perché senza il mare potrei anche morire. Ed é pure vero che i miei sogni sono rimasti quelli di un'adolescente sognatrice. Ma chissenefrega. Il mio lato infantile mi piace tanto, mi fa sorridere e spero prenda il più possibile il sopravvento sul lato paranoico.
E comunque é assolutamente vero che nelle case del Sud ogni occasione é buona per mangiare, ogni problema si risolve mangiandoci su, ogni preoccupazione passa dopo un sano pasto. Non ho capito, però, perché in questa casa si seguano i dettami di mio fratello. E, quindi, non esiste nessun tipo di amaro, dato che mio fratello ha deciso che fanno mooolto male. Mentre, invece, é ammessa la grappa, per un altrettanto sconosciuto motivo. E dato che odio la grappa sono condannata a non digerire e quindi a lasciare questi penosi post sul blog, in sclero puramente post-prandiale.
In compenso in questa casa l'ultimo ritrovato della medicina fai-da-te marocchina sta riscuotendo grande successo...all'inizio papà era scettico e, sebbene dicessi che erano erbe naturali, secondo lui la provenienza marocchina era sufficiente a catalogare il mio fantastico regalo come droga!E, invece, si é trovato a darmi ragione e ad esaltare i poteri terapeutici di questa specie di vix naturale e in più é tutto il giorno che é gentilissimo, disponibile e comprensivo se rispondo in maniera acida e tagliente. Avrò drogato mio padre???

giovedì, agosto 21, 2008

Un'altra estate é volata via

Ti accorgi che l'estate é finita guardando con tristezza la fantastica abbronzatura che comincia a sparire. Quando ti ritrovi con gli amici al bar a parlare ore e ore delle proprie vacanze, quando capisci che non ci sarà ancora molto tempo per uscire con vestitini e sandali, quando vai in piscina e alle sei é già freddo. Quando passo un pò di tempo a casa e i miei mi trattano come una figlia viziatissima, riempiendomi di cibo e di regali(i vantaggi di vivere lontano!!!).E, ovviamente, quando guardi le foto delle vacanze almeno 30 volte al giorno, in modo davvero maniacale.
Ma, da un pò di anni a questa parte, per me la fine delle vacanze si manifesta soprattutto con l'incapacità di stare ferma su una sedia per più di dieci minuti. Con ovviamente scarsissimi risultati in questa prima giornata di studio, visto che in un'ora mi sarò alzata almeno dieci volte e fatto tre caffé!!!E poi ripenso a quest'estate piena, viva e vissutissima, in cui sono uscita dai confini dell'Europa e dai confini di me stessa (e, molto spesso, é stato molto più difficile questo che arrivare in Marocco!!!) e a questo nuovo autunno e a tutte le cose che vorrei che ci fossero. Ma per ora mi attende solo chirurgia sistematica e l'ennesimo caffé.
P.S:Questo post fa schifo...il mio amore per la scrittura sarà ancora in vacanza.
Ah!Ho scoperto di avere una vaga somiglianza con una terrorista dell'Eta, visto che due agenti superarmati mi hanno bloccata per una strada spagnola, chiedendomi i documenti e analizzandoli per almeno un quarto d'ora e poi guardandomi il viso ossessivamente, e poi chiedendo alle mie amiche se fossero insieme a me...mah.

martedì, agosto 05, 2008

E' come essere ubriachi da sobri...

Solo dopo aver pronunciato questa frase, un pò per caso, mi sono resa conto quanto fosse vera.
In questo blog ho lasciato traccia di ogni stato d'animo che ha preso il sopravvento in questi anni. E non potevo non lasciare un piccolo ricordo di questo momento di estasi. Il mio primo trenta e lode, arrivare ad un esame senza il minimo accenno di ansia, essere brillante, sicura e felice di aver fatto un buon lavoro. Ma questa é solo una parte. Per il resto non c'é bisogno di parole. O meglio, é difficile trasformare in linguaggio la sensazione costante di essere in una bolla di sapone. Leggera, fluttuante, fragile ma fortissima. Continuamente a chiedermi se sta davvero succedendo a me, se la sensazione di essere perennemente in volo sia il segno di un periodo d'oro della mia vita o lo strascico di un sogno. E' che la vita sta continuando a colpirmi. E' da due anni che mi mette continuamente alla prova, che mi tiene in allerta, che mi scruta per vedere se dò il minimo segno di cedimento. E ci sono stati i pianti e la rabbia...ma ora, ora é essere ubriachi da sobri. E non voglio perdermi un attimo di questo momento di beatitudine. E' come tornare a casa, é come perdersi in meandri sconosciuti e capire che quella parte di me c'é sempre stata, é un voler continuare a cullarsi in ricordi recentissimi, in un perenne senso di nostalgia e in un'attesa. Un'attesa continua.
Sto sperimentando il "perpetuo volo" dei gabbiani della mia poesia preferita, sto mandando anni luce lontana la mia mental slavery, sto abbattendo muri e prendendo un attimo di tregua dal volerne mettere altri. Credevo di essere indifesa, di sentirmi smarrita senza le mie pseudocertezze, invece mi sembra di stare vivendo in maniera intensa, forte, totalizzante. Ed é un senso di completezza quello che avverto. Forse l'ho sempre saputo. I miei due occhi scuri da soli non bastano ad osservare il mondo. Soprattutto se la vita te ne mette altri davanti. Magari ancora più intensi, più innamorati della vita, ancora più forti e fragili dei miei.

venerdì, luglio 25, 2008

Un regalo tanto atteso

Babbo Natale si é ricordato di me un pò in ritardo. Esattamente con 7 mesi di ritardo. Ma il regalo tanto atteso é arrivato. La redenzione di Linda. Da non crederci. Beh, non é che abbia smesso di urlare o arrabbiarsi se le dico che beve troppi caffé, in fondo ha avuto sempre il gene "signora Rottenmeier" iperespresso.
Non che abbia deciso di darsi alla politica del sorriso e della tolleranza. Andrebbe contro i suoi principi di sorella maggiore sempre un pò acidella...però, c'é una luce in lei!!! E non é solo perché mi asseconda quasi sempre, mi compra tanti regali, mi porta la pizza per cena, accetta di pulire sempre casa al posto mio, senza batter ciglio. E non é perché mi chiede in continuazione se le voglio bene, facendomi sentire un essere speciale e importante. E non perché mi dimostra il suo affetto cucinandomi sempre almeno 200g di pasta, o rimanendo a bocca aperta (come se fossi l'erede della Montalcini!), se dico parole come bilirubin-uridin-glicuronil-trasferasi...no no. E' piuttosto perché sta appropriandosi del suo essere luminosa. Di quella luce che in fondo ha sempre avuto, anche se spesso preferiva nascondersi e ripararsi in penombra. Ed é per me una vera, emozionantissima gioia, vederla saltellare allegra per la casa, avere una vita mondana e spasimanti un pò ruspanti (!!!), ma pur sempre spasimanti. La "rossa" é tornata. E questa volta, sono certa che sarà tutto in discesa.
P.S: Per par condicio, ora dovrei postare su di Licia. A presto con la saga dei Fortunato...

mercoledì, luglio 23, 2008

Idiozia e riflessioni commoventi di nuovo in agguato

Idiozia e commozione sono di nuovo in agguato. I due lati della mia anima. Quello goliardico e quello riflessivo. Quello che fa bilanci, si culla in una introspezione che, a volte, ha un sapore speciale, e quello che sorride al pensiero dei livelli di idiozia che raggiungo.
Poco fa ho nascosto dei sandali orrendi che Linda ha comprato. Le ho raccontato che per sbaglio li ho buttati nel cassonetto e ho finto un tono allarmato-mortificato. Facile prevedere la reazione di Linda. Che in momenti simili ha il potere di tramutarsi da ragazza solare e aggraziata in una belva feroce e urlante. Il mio timpano tramortito ha percepito la catastrofe. Mi ha imposto di andarli a recuperare nel cassonetto, ma dato che in realtà non sono mai usciti di casa, mi salverò da questa umiliazione.

E poi le lacrime. Di commozione. Prima ho sentito mio fratello che oggi si laurea. E che, da buon essere spensierato, alle nove dormiva ancora e non aveva il minimo accenno di ansia pre-discussione. A volte mi chiedo se, rispetto a lui, ho dei geni aggiuntivi. Quelli che fanno di me una persona spesso ansiosa e preoccupata. E mi chiedo perché invece non posseggo la sua indole alla spensieretezza e alla tranquillità. E mi é venuto da pensare a quanto speciale sia mio fratello. Lui che ogni giorno si inventa una nuova passione, lui che ride del suo essere poeta e sognatore anche alla sua età, lui che ai pranzi di famiglia riesce a far ridere anche le posate. Lui che quando eravamo piccole ci proteggeva, veniva a prenderci a scuola, si disperava se non ci trovava in casa e cercava di trasmetterci la sua passione per il calcio. Non dev'essere stato facile vivere con tre donne.Con una Linda spesso pignolissima, una me rumorosa, chiassosa e disordinata che deliberatamente metteva in disordine la sua camera, e la Cetta che, in fondo, é sempre stata quella che dà meno problemi.
Eppure mi é sempre sembrato così perfetto. Non riesco a ricordare una nostra litigata furibonda, un momento in cui l'ho trovato insopportabile. Forse perché ogni personaggio dell'allegra commedia che é la mia famiglia, é una parte di me. E lui é quella solare, luminosa, capace di emozionarsi e mettere amore in tutto quello che fa. Lo si capisce dall'adorazione con cui osserva le partite dalla panchina come se in quel campo verde risiedesse il mistero della vita. E' evidente quando guarda la sua Pam e ogni volta mi viene da pensare se io sarò capace di voler così bene ad una persona. E potrei parlare di quando assilla mamma per leggerle i suoi articoli o le sue poesie. O quanto si diverte quando giriamo per il paese e io mi innervosisco perché parla con qualunque essere parlante. Che abbia tre anni o novanta.
E non mi stupisco. Perché non é difficile volergli bene. Con quel sorriso aperto e la battuta sempre pronta.
Oggi avrei voluto tanto esserci. Ma, ancora una volta, la mia disorganizzazione mi relega sui libri anziché essere lì a ridere degli occhi commossi di mio padre....l'uomo duro e un pò orso che ormai si commuove anche quando gli urlo che gli voglio tanto bene in tono ruffiano-affettuoso!!!!
Ma Ubi sa che sono con lui. Ovunque ci porterà la vita. Ovunque questa lunga ed entusiasmante strada vorrà portarmi. Ovunque lui e Pam saranno (ormai sono un'unica entità!!!).Buona vita presente, Ubi. Oggi il cielo sarà rosso su Napoli.

sabato, luglio 19, 2008

Il fatto che ho ricominciato a saltare significa che, forse, mi sto riprendendo

Eh già. Stamattina mi é sembrato di percepire qualche nuovo bagliore in quell'escreato schiumoso e nebuloso che é stato il mio umore nei giorni scorsi (lo so, il paragone é riluttante ma rende bene!). E' solo che tutto ha un limite. Un settimana. Una settimana da quando ho deciso di cambiare programmi. Idea folle e della quale ne pagherò le conseguenze. Ne sono certa. Ma quello che voglio più di tutto, più di patologia, più delle vacanze, é passare l'anno. So che per me sarà la salvezza. Immergermi in un nuovo vortice di gatroentelogia, malattie infettive e le infinite specialità. Seguire lezioni interessantissime e altre in cui dovrò faticare a mantenermi sveglia. Correre di corsa in biblio dopo le lezioni, lamentandomi se poi il caffé della macchinetta mi fa venire la gastrite. Tutto questo, mi é mancato tanto. Volevo rimanere indietro per ritrovarmi ma, invece, lo devo ammettere mi sono persa. Perché é inutile far finta di non sentire il mio orgoglio, inutile credere che le ambizioni hanno tante strade in cui incanalarsi. A me quest'anno mi ha gettato addosso tanta insicurezza. Un'insicurezza che, la me di un pò di tempo fa, a vederla si innervosiva. Perché fermamente convinta che, se una cosa la vuoi davvero, la conquisti con la tenacia e con la dedizione. Cose che non sono mancate quest'anno. Ma che non mi hanno condotto a nulla. Perché avrei potuto realizzare tanti sogni...andare mesi in Africa e mettermi in gioco, scoprire il piacere di passare le domeniche a oziare, iscrivermi ad un corso di teatro, imparare una nuova lingua, iniziare a scoprire quale reparto potrebbe fare per me. E, invece, mi sono persa nei cavilli. E sono stanca. Ma di una stanchezza che non ti rende pago. Perché andrò a casa a mani vuote e con la consapevolezza che anche quest'estate, solo i dieci giorni spagnoli mi vedranno rilassata e con pensieri diversi dal calcolo delle pagine da studiare.
Ma ora é anche arrivato il momento di smetterla di sentirmi triste. Ho preso una decisione e la condurrò fino alle sue estreme conseguenze. Anche se vorrà dire ammazzarsi il quarto anno, anche se vorrà dire avere la sensazione perenne di sentire l'acido lattico nei muscoli, la sensazione perenne di fiato sul collo. Ora devo reagire. Iniziando a saltare e recuperare autostima e spensieratezza. E ringrazio chi mi é stato vicino in questi giorni. Le mie amiche. Con telefonate da New York per assicurarsi che tutto vada bene, con commenti sul blog che mi spronano e mi danno carica. Ringrazio chi mi conosce da poco ma crede fermamente in me e mi incoraggia quando mi abbatto, e chi mi conosce da tanto e questo da me non se l'aspettava. Il tono deluso dei miei genitori é stato quanto di più terribile abbia sperimentato in questi mesi. Perché mi sono vista attraverso i loro occhi. Dov'era finita la figlia solare, in gamba e determinata? Poi una lunga chiacchierata con mamma ha riportato un pò di sereno. Del resto lei ha la capacità di leggermi dentro, meglio di quanto da sola non possa fare. In lei l'antica smisurata fiducia non é stata debellata dalla delusione ma lei é triste per me. Perché immagina come mi senta ora e perché, per l'ennesima volta, mi sono complicata la vita. Mentre potevo passare un'estate serena a godermi la sua pasta al forno e il sole della Calabria. Ma ora sono qui. E tutto quello che posso fare é rimettermi in marcia.

giovedì, luglio 17, 2008

Altro grande errore

Ormai la mia carriera universitaria mi sembra un corollario di incongruenze. Per l'ennesima volta ho dato l'anima su un esame e poi, all'ultimo ho cambiato progetti. Inutile ripetersi che quello che ho studiato mi rimane, che quando lo ridarò ci metterò un terzo della fatica. Ora non c'é proprio nulla che mi possa giustificare. Ho sbagliato ancora una volta tutto. Proprio ora che potevo fare un brillantissimo esame godermi un'estate sotto il sole, recuperare un pò di sanità mentale. E, invece, mi sono complicata ancora una volta la vita. Ed ho capito che il viaggio é solo all'inizio. Sono solo al principio della ricerca di me stessa. Della Fernanda che si é iscritta all'università con un pò di sana presunzione, tanta ambizione e determinazione. E che ora si perde davanti ad un esame grande. E mi fa rabbia, rabbia infinita, perché questa non sono io. E io voglio salire su quella maledetta corsia di accelerazione perché so che dalla vita voglio tanto. Che non voglio accontentarmi delle briciole e che ho tante ambizioni per me. Ma devo ritornare a lottare e, ahimé, é da un pò di tempo che non lo faccio come si deve. O meglio, lotto per raggiungere i miei standard assurdi di perfezione, per arrivare ad un esame con una preparazione che non conosca intoppi. E per l'assurda pretesa di non deludere nessuno, ho deluso tutti. Prima fra tutti, me. Questa davvero non me la perdono.

lunedì, giugno 30, 2008

Deliri di un pazzo

E pensare che, con gli ultimi post, avevo raggiunto io l'apice del delirio.
Invece, a quanto pare, difronte casa mia c'é un tizio che ce la sta mettendo tutta per superarmi.
Premetto che, con il caldo che fa, le finestre delle case sono perennemente aperte. Così, sebbene si interponga la strada fra i palazzi, arrivano a me voci, risate, discussioni accese. E così mi infiltro nella vita di quei tizi sudamericani che ascoltano tutto il giorno bachata, salsa e cantano a squarciagola i vecchi successi di Ricky Martin.Poi non mi sono persa una puntata della saga "mamma napoletana che telefona il figlio dalle 15 alle 20 volte al giorno". E se il poverino lamenta di non avere una vita propria, giustamente gli viene detto che é un ingrato. Per non parlare di quei ragazzi che seguivano accanitamente le partite della Turchia. E che hanno urlato, come se li avessero estratto un dente senza anestesia, quando é stata battuta dalla Germania.
Ma da un pò di giorni sto cercando di entrare nella mente del mio strano vicino. Quello che ogni sera, mentre mi dispero con essudati e infiltrazioni granulocitarie, telefona ad una ipotetica fidanzata, rivolgendosi in maniera scurrile ed astiosa. Ieri sera ho realizzato che, probabilmente, il soggetto é solo in preda ai suoi deliri. Considerato che parla rivolgendosi ad un certo "Riccardo"poi, dopo pochi secondi, parla con "Veronica" e, soprattutto, per tre-quattro ore ininterrotte non lascia mai intervenire l'ipotetico interlocutore. E alterna accuse a momenti di vittimismo,a frasi senza senso e deliri di onnipotenza. La mia sopportazione ha però un limite. Ero decisa a fare qualcosa per invitarlo almeno a chiudere la finestra quando ha urlato che in fondo lui si sente "come un arbre magique, in mezzo ad un cumulo di m...". E allora ho iniziato a riflettere. Che si tratti di follia o di normalità, é comune il disagio. L'avvertire che quanto di puro ci sia in noi, non trova una corrispondenza nella realtà ,spesso marcia e meschina. Dunque, la follia é solo un'acutizzazione di tale disagio o é la normalità un voler ostinarsi a non avvertire tutte queste incongruenze? Piuttosto, credo che la percezione di un mondo tanto sbagliato sia proprio la linfa che ci spinge a volere impegnarsi attivamente per cambiare lo status quo. Ma, forse, non é sempre così semplice. Non é facile trovare la forza, il coraggio, la pazienza per aspettare che qualcosa cambi. Ma, comunque, resto pur sempre una fervida fautrice della massa di plastilina. Si, si, della percezione della mia vita come una grossa massa di plastilina, quella con la quale da piccola creavo orrende sculture, credendo fossero dei capolavori. Sono io che devo darle la forma che desidero. Sono io che devo preservarla dagli insulti esterni. E ci saranno certo gli ostacoli, le deviazioni che non ho previsto. Ma se mantengo la forza, il coraggio, la pazienza, beh, forse mi sentirò un pò meno arbre magique in mezzo al letame. E alla fine ho concluso con il delirare io.

sabato, giugno 28, 2008

Aaaarghhhhh

Questo blog é politicamente corretto. Perciò eviterò di sottolineare che, circa l'esame imminente, sguazzo nella pupù.
O, meglio, alterno fasi di euforia esagerata in cui accarezzo l'Harrison e mi dico che presto vedrà ben altre stagioni. E altre in cui mi chiedo cosa cavolo mi chiederanno all'esame. Poi mi aggrappo alla speranza di fare l'esame dopo una settimana, poi inizio a divagare e a pensare che, in fondo, a me sta materia piace proprio un sacco. Insomma, svegliarmi e trovarmi immersa tra i misteri dell'immunologia e le mille e una notte delle anemie, non mi dispiace affatto. E se solo penso che, fino a sei mesi, la compliance dinamica mi toglieva il sonno, beh, mi sento passata quasi ad un'altra era.
E poi, diciamolo, come la totalità delle persone che leggono il mio blog, ho voglia di vacanze. La notte, mentre studio, sento le risate felici di chi passa le serate a godersi la brezza serale, ricordo anni lontani in cui ero perennemente in giro a trascorrere i miei anni più belli. E penso che, comunque, vadano le cose,tra un mese ci sarà il sole, il mare,un pò di tempo con i miei e il mio fratellone e una terra da scoprire on the road. E questo mi dà la forza per un grande rush finale. E poi c'é la passione e l'entusiasmo. Non so, quando senti che, in fondo, nonostante i dubbi sulla preparazione dell'esame, nonostante le scadenze da rispettare e le ore di sonno che vorresti recuperare, la passione per quello che stai facendo é più forte di tutto, beh, allora tutto passa in secondo piano. Purché non mi togliate il mio caffééééé!

lunedì, giugno 23, 2008

Aggiornamenti sempre più deliranti...

Cari amici,
quest'angolo é diventato il mio sfogo, il mio sclero, la mia panchina assolata sulla quale stendermi e godermi la bellezza di una giornata estiva. Ecco, perché corro qui. Fra una preoccupazione e l'altra se le pagine da studiare aumentano...e la voglia di farcela, di essere in gamba, magari più preparata dell'esame precedente (anche se ne dubito visto che l'avevo studiato molto di più).
Cmq, devo dimostrare a me stessa e agli altri che i consigli delle persone che amo non mi scivolano addosso. E che tutti i "Fendi, vivi la vita con spensieratezza" di mia mamma, i "ma sì, Fe, ce la faremo!" pieni di fiducia di Maria, i consigli saggi e illuminanti di Lucia, i "non trasformare la tua passione in ossessione" di Licia, hanno messo profonde radici in me.
Tornando alle mie solite cretinate, di cui il blog é un pò a secco in questi giorni, non posso non segnalare una serie di novità:
-Paciulino é stato rapito. Da una certa "banda del pupazo". A Licia é stato chiesto un riscatto milionario ma, considerato, che spende tutti i suoi averi in panini notturni, libri, canotte e gonne con gli inconfondibili teschi...credo che avremo poche possibilità di rivedere il mitico Paciulino. E Tatù dovrà abituarsi ad una dura, estenuante solitudine.
-l'Italia ha perso. Non posso esprimersi in merito, vista la mia consapevole e voluta ignoranza in materia calcistica (ho appreso solo ieri il significato di "assist" e ho scoperto che l'arbitro ha tante ragioni per ammonire!). Però, come sempre, avevo visto nella partita un senso nascosto. Questa é una vittoria della Spagna in senso metaforico.
Loro hanno Zapatero e noi un nano-premier che va in giro con i capelli rossi perché la parrucchiera avrà sbagliato la tinta. Loro dal "miracolo spagnolo" in poi non si sono più fermati.E noi regrediamo con contratti a progetto, con il precariato e la politica delle "mazzette",che da noi rimane sempre un must. Molti spagnoli usano la loro vitalità per essere lungimiranti, molti italiani al massimo per diventare "i furbetti del quartierino". E mentre, a suon di sangria, gli spagnoli diventano sempre più bravi, noi, fra prosecchi e lambruschi, sforniamo pericolosi cloni xenofobi, sulla base dei progenitori Bossi-Calderoli.
-sto diventando lungimirante anch'io. E, poiché prima o poi, anche per me arriverà il giorno in cui qualcuno leggerà il Giuramento di Ippocrate e tutti intorno piangeranno (leggi giorno della laurea!), dovrò decidere cosa fare del mio futuro. Sarò un'internista, un'oncologa o un'ematologa? Risparmiatevi i commenti, del tipo "farai la pagliaccia" e, semmai, suggerite a Toni di darsi all'ippica. E iniziate a temere. La Nanny e il suo fonendo rosa presto saranno in corsia!!!(...quanto presto non si sa!...).
-tra un pò il nostro Peppe ritornerà in patria!
-ormai la triade Lucia-Maria-Claudia,é inclusa nei "fattori di smisurato buonumore" insieme ai carboidrati, alle inquadrature di Donadoni e ai comizi dei leghisti.
E' il caso che vada a studiare...la sfida finale si avvicina.

venerdì, giugno 20, 2008

Il giorno della felicità

Oggi secondo qualche scienzato americano dovrebbe essere "il giorno della felicità". Alle porte del solstizio d'estate, aumenta la quantità di luce, si inizia a pensare alle vacanze e si trascorre più tempo all'aria aperta...
So bene che se il blog del sig. Veronelli sembra quello di Bruno Pizzul, il mio sembra quello di Marzullo. In questa settimana, ho aggiornato i miei pochi lettori dei miei cambiamenti di umore. Sono passata dall'ansia, alla tristezza, alla paura, alla serenità. Oggi, però, non potevo non descrivere quello che mi contraddistingue, quella sensazione che adoro da quand'ero piccina. E che mi piace chiamare la "mia felicità". O che, le mie amiche chiamerebbero, la "sindrome di Supradyn". Ma ora é diverso. Non é dovuto all'effetto di vitamine, né sono approdata alle malsane abitudini di "Charlie fa surf", né é colpa di sostanze nervine (Lu, non sto bevendo troppo caffé!!!!). E tra l'altro sentire questa sensazione, oggi, a poca distanza dall'esame per me é un'enorme conquista.
So che quando avverto la "mia felicità" divento insopportabile. Rido in continuazione, saltello per la casa e, immancabilmente, mi schianto contro i mobili. E so che é anche stancante per chi mi sta vicino..parlo ancora più del solito, dico cretinate e poi passo ai miei discorsi filosofico-esistenziale, emozionandomi come all'interrogazione di filosofia. Ed é la stessa sensazione che fa emergere il lato più bambino di me. Quello che,a partire dai 14-15 anni,ad ogni compleanno portava papà a dirmi :" Fernanda, ora sei grande,un pò di serietà". E che ora, non riscontrando risultati a 23 anni, ha trasformato in: "Fernanda, fra un pò sarai un medico, un pò di serietà". Ma, nonostante tutto, pagherei per avvertire sempre nel cuore, nell'anima, nella mente, "la mia felicità".
Ci sono stati periodi lunghi nei quali mi sembrava di percepirne solo un indefinito, lontano ricordo. Altri attimi in cui, un pò disperata, credevo che crescere volesse dire irrimediabilmente, mettere da parte questa sensazione.
Ma poi si ripresenta. Inaspettata. In una mattina in cui stai ripetendo, per l'ennesima volta, "i fattori lesivi dell'endotelio", e una luce strana, abbagliante ti colpisce. E allora anche l'esame enorme, gigantesco, che stai preparando assume una connotazione diversa. E la voglia di imparare quanto ti può essere utile, di riuscire bene in questa prova diviene più forte di ogni paura. E i libroni disseminati per la casa non sono abbastanza da impedirti di essere lungimirante. E di vedere aldilà. Quando potrò godermi il sapore caldo del primo pomeriggio di libertà. Quando potrò dedicarmi allo shopping e alla scelta della crema solare, all'attesa di un'estate afosa sotto i cieli di Spagna. E almeno una settimana nella mia casetta a Scalea, questa volta senza nessun libro che contenga la parola "cellula o tessuto". E potermi dedicare a quelle piccole cose che mi fanno stare così bene. Mangiare pesce fresco con tanto vino bianco e abbioccarmi per tutto il pomeriggio,andare in spiaggia alle sei di sera, perché é l'ora in cui il mare é fantastico. E tornare a meditare sulla mia scogliera, dove hanno visto la luce le mie più celebri teorie esistenziali.(!!!)
Ora so bene che questo post mi esporrà alla denigrazione dei lettori...ma una sensazione così, così effimera eppure potente, non poteva non essere immortalata.Quasi un desiderio di volerla preservare. Dall'incertezza che é ovunque, prima di tutto nei miei pensieri e nei miei stati d'animo. Non so cosa mi aspetterà domani. Se avrò ancora la fortuna di avvertire uno stato di beatitudine, ma per ora é così... "quella strana voglia di vivere... sospesa ed insolita".

giovedì, giugno 19, 2008

A grande richiesta...


...per tutti i fan di Tatù e Paciulino...ecco i due alcolizzati (da notare il vino che non manca mai!) in versione tifosi!!!
P.S: So che sto degenerando. Nonché scrivendo una serie di cretinate assurde quotidianamente.Ma é l'unico modo per dare una botta di vita alle mie pause-studio, dato che:
-Linda non é mai a casa. Se non é a lavoro, é in giro per ospedali e medici, considerate le sue frequenti malattie (mi ucciderà per questo commento, lo so!)
-Licia a volte sparisce. Cioé esce la sera e torna la mattina, magari puzzando di zolfo perché é andata alle terme. Poi, senza aver dormito, si fionda a studiare, regge qualche ora e poi crolla inevitabilmente.
-i miei vicini di casa, spesso non ci sono. E poi anche se ci sono, é un pò deleterio uscire in giardino a chiacchierare. Si comincia a parlare delle nostre nuove coltivazioni (wow, ci siamo riuscita!), poi iniziano a raccontarmi delle loro malattie e si finisce a parlare del loro passato. E, visto che il mio lato tenero-pettegolo é risaputamente conosciuto, lì mi sciolgo davanti ai loro racconti e la pausa studio si trasforma in metà mattinata persa. Al che, presa dai sensi di colpa, mi congedo dicendo che é il caso di studiare e lì concludono sempre con la stessa frase: "Poretta, studi sempre!", con un'aria di commiserazione per la mia vita da sfigata.
E dunque non mi resta che questo blog, questa mia finestra sul web, questo legame sottile ma forte con tutti i miei lettori (circa sei o sette!!!).
Che poi ieri il mio gene greco, che mi indirizza sempre verso la tragedia, mi ha portato ad immaginare ad un ipotetico domani...quando non ci sarò più io ma rimarrà questa traccia di me. Speriamo solo che leggendo, non venga da pensare a tutti, che si tratta solo di "memorie di una pazza".
Ritorno ai macrofagi, ovvero ai miei simili.Non solo per l'appetito incontrollato, ma anche per "l'aria solenne e professionale"!!!Non vi sembra la mia descrizione, ahahaha!Baci

mercoledì, giugno 18, 2008

Riflessioni post-prandiali


Ho appena finito di chiacchierare con Lu al telefono.Le ho raccontato dei miei frequenti sbalzi d'umore. E che se avessi le vampate di calore, mi sentirei davvero in menopausa. Poi, non so come, con i soliti flussi di coscienza che ci contraddistinguono, siamo passate a parlare degli esami di maturità, della medicina olistica, e di noi future medichesse affermate e itineranti. E lo ammetto. Il lato più superficiale di me ha pensato alla me medico, sempre valigia dietro la porta, congressi ovunque e nuovi traguardi da raggiungere. Ma, scherzi a parte, ho riflettuto su quanto bella, luminosa, emozionante sia questa strada. E ovviamente mi commuovo. Perché é stata, lo é e sarà una strada in salita. Ogni volta una prova più difficile dell'altra, ogni volta dover avvertire la fatica nella mente, nei muscoli, nelle intenzioni. E poi ripenso a quando ho iniziato.

Per me la prova più dura sarebbe stata il test di ammissione e ho vissuto quel mese con il terrore. Non volevo vivere una vita da frustrata. Avrei potuto fare filosofia, biologia o veterinaria. Ma sarebbe stata una vita a metà. Ogni volta vedere un camice bianco mi avrebbe ricordato quello che non ero e che non sarei stata mai. E ho cominciato a lottare. Io che al liceo avevo sempre raggiunto il massimo, impegnandomi il minimo. Ho studiato, per la prima volta, in maniera massacrante. E da lì l'impegno si é amplificato. E mettere la mia vita in decimo piano é diventata la prassi. E rimandare le ore di sonno una malsana abitudine. Ho fatto tanti errori, tornando indietro quante cose cambierei...darei meno importanza a tanti esami che ho vissuto come prove importantissime, eviterei di piangere per un mese per un votaccio ad anatomia,passerei più tempo a credere in me. Ma sono ancora qui, con i miei sbalzi d'umore, ma con la serena, lucida consapevolezza che quello che vorrò l'otterrò. E che l'indole alla lotta e il sogno di saper usare bene il mio fonendo rosa, non mi abbandoneranno mai. Ecco perché, il giorno dell'esame di patologia la qui presente concorrente di "amici di patologia generale" indosserà questa maglietta...(metaforicamente, s'intende!Già é un esame troppo imprevedibile, figuriamo se mi presento facendo la pagliaccia!).

P.S:E scusate le manie di grandezza, ma ogni tanto una massiccia AUTOinfusione di autostima ci vuole!!!!

lunedì, giugno 16, 2008

Pericoloso esporsi

A volte sono davvero troppo impulsiva. E dovrei contare almeno fino a 100 prima di dire qualcosa, prima di espormi in maniera pericolosa. Ma non sono mai stata brava ad autocensurarmi. E non lo farò di certo oggi. Oggi che mi sono svegliata con un torcicollo che mi annienta, il mal di gola e un pò di tristezza. Perché sono stanca. Sì, ora che dovrei studiare tante tante ore al giorno, ora che dovrei dimostrare a me stessa che un esame non é più grande di me, ora che finalmente potrò risolvere un problema che mi porto dietro da più di un anno. Sono stanca dopo un anno che avrebbe dovuto essere più leggero e invece in cui ho studiato ancora di più, sono stanca dei miei sbalzi d'umore e di non riuscire ad intrappolare quell'ilarità che, a volte, mi rende tanto esplosiva. Sono stanca e vorrei essere al mare. A godermi un caldo sole estivo, un falò sulla spiaggia, una dormita lunga almeno 12 ore.
Ma ora non posso e non devo farlo. L'anno scorso, in un certo senso, un pò mi sono arresa e, da allora, ho giurato che un esame, una prova della vita, un ostacolo apparentemente insormontabile, non sarebbe mai stato più grande di me. E non lo saranno ora questi infiniti libri sulla mia scrivania, queste innumerevoli nozioni che sembrano troppe da contenere, non lo sarà la paura. Eh già, la paura. No, non mi vergogno a dire che io spesso ho paura. Ho paura di non essere all'altezza, di non ricordare tutto quello che ora mi ficco nel cervello, di dover attendere tanto prima che il mio sogno sarà realizzato. Ma la mia paura é salvifica. La mia paura, ad un certo punto, si trasforma in rabbia e mi permette di bruciare tutte le incertezze, di saltare gli ostacoli con grinta e coraggio. Ed é con la rabbia che affronterò quest'esame e tutte le altre prove che mi aspetteranno. E, col cavolo, che questa volta mi arrendo.

domenica, giugno 15, 2008

Indigestioneee o giù di lì

Nonostante abbia la fama di quella che "mangia a dismisura", quella dalle pareti gastriche indistruttibili, o quella paragonabile al macrofago che il mio amico Majno definisce "cellula dall'appetito incontrollato", oggi ho un assurdo mal di stomaco. E laddove non arriva il bicarbonato, rimane solo la sopportazione. In più stanotte ho fatto degli incubi assurdi. Forse era un effetto delle salsine mex che transitavano nell'intestino, ma ho sognato di avere l'appendicite. E di farmi da sola la manovra di Blumberg, e poi aprire le porte del pronto soccorso di Careggi urlando: "sono Blumberg positivaaaaaaa". Poi che stavo per comprare la prima casa mia qui a Firenze, il cui accesso era la porta della casa di una vecchietta da cui ero terrorizzata da bambina, e poi che rimproveravo Linda (strano!) per qualche disastro che aveva combinato.
Mi sono svegliata alquanto turbata e fiondarmi sui molteplici tipi di "trombofilia secondaria" non mi é sembrato mai tanto faticoso! Ma finalmente ho visto la luce!Ho passato un'esilarante serata con le mie amiche, a dire cretinate e ad essere piacevolmente il bersaglio dei loro commenti sul mio naso (uffa!!!). E già mi chiedo come farò a stare un altro lungo mese chiusa nella casa di "amici di patologia generale", in compagnia solo di vegetazioni, emboli, cellule grasse grasse e linfociti agguerriti.Ma intanto martedì ci sarà l'altro evento mondano...partita che starebbe benissimo con le lasagne da me preparate. E che ovviamente tutte hanno bocciato con la classica storia che sono troppo pesanti. Dando un duro colpo al lato più terrone di me (che poi diciamo é circa il 95% !). Sarà meglio che vada a studiare o tra un mesetto racconterò al Mugnai la saga del mio blog, più che quella dell'eritrocita.

venerdì, giugno 13, 2008

Ricordi

Tra una lettura veloce del libro di immunologia e un bel capitolo di accumuli intracellulari, che mi aspetta paziente, ho preso un'importante decisione. Eliminare quelle orrende perline che sono sul mio jeans da troppo tempo. Impresa ardua. Ti si appiccicano addosso come tutte queste nozioni patologiche non riescono a fare. Però é servito a rilassarmi e a farmi venire in mente immagini di vita vissuta.
Di questi periodi, quando il primo caldo cominciava a farsi sentire, mia nonna e le sue amiche cominciavano a sedersi davanti casa e a cucire, chiacchierare e, ovviamente, spettegolare. E io nel mio adorato relax post-anno scolastico, adoravo unirmi alle conversazioni delle allegre comari. E ogni giorno imparavo qualcosa in più sui retroscena del quartiere. Nonché ne guadagnava la mia autostima visto che le vecchiette del quartiere mi riempivano di complimenti rendendomi estremamente felice (nonostante la mia nonna dall'animo greco, ogni volta che mi succede una disavventura, attribuisce la colpa alle vecchiette dicendo che mi fanno il malocchio perché sono invidiose...di che, non l'ho ancora capito!). E poi appena finita la scuola, mi tuffavo nell'organizzazione dei campeggi con i bambini, nelle sere a fare sempre tardi e, di conseguenza, fare urlare sempre papà, nei pomeriggi passati in giro per il paese. E poi dieci giorni in campeggio con bambini scalmanati, in cui subivo una piacevolissima regressione all'infanzia e mi divertivo più di loro, e il lungo mese il mare, a leggere, prendere il sole ed essere serena e felice.
Sprazzi di vita felici. Di momenti che hanno contribuito alla me di ora, di attimi in cui ha messo radici la Nanny che sta diventando adulta. Nulla é più come prima, ma é inutile rammaricarsi. Ora i minuti di vacanza sono distillatissimi, le ore di studio vanno incontro, ogni anno, ad un'incredibile amplificazione. Tutto implica responsabilità, serietà, dedizione. Ma non posso crederci che sono qui. A studiare quello che avrei sempre voluto studiare. E che ogni giorno sono sempre più vicina a quello che, non molti anni fa, mi sembrava un traguardo irraggiungibile. E assillavo tutti, dai miei genitori, ai professori, agli amici, che io volevo solo e soltanto questo. E non é un semplice e banale "aver voluto la bicicletta" e quindi essere costretti a pedalare, anche quando la strada é troppo in salita. E' che ogni sforzo ha un senso speciale, proprio perché concepito alla luce di un fine ultimo.
Beh, per oggi ho divagato troppo e sono stata troppo seria...non intendo abbandonare la vena ironica degli ultimi tempi (anche se Licia dice che solo Lucia e Maria ridono alle mie battute, e se fossi in loro mi offenderei!!!). Perciò chiuderò il post con una serie di comunicazioni.

A Lucia:Oh Lu, goditi tutta la stupidità delle tue amiche italiane, che a ottobre sarai fra i prosciutti (risolvi il rebus!)
A Maria: A Vicchio non c'hanno nulla da fare (a parte mangiare i tortelli!), perciò hanno comprato i tuoi kit.
A Laura: LVAD secondo me é bellissimo!!!Se trovi un modo per assimilare assimilare a dismisura (e, per altro senza dover cambiare il buco alla cintura, visto che non sono carboidrati ma nozioni mediche!) fammelo sapere!
Al mio nuovo amico quasi-milanese: Vares, Como e Pavia, tri pateint da scianca via!Ahahaha...e la sfida é appena iniziata!!!

mercoledì, giugno 11, 2008

Modi di quantificare

Per i poeti un'immagine efficace per quantificare l'infinito, é paragonarlo ai granelli di sabbia o, che so, alle gocce d'acqua del mare.
Per gli innamorati, sono le ore che mancano all'incontro con la persona amata.

Per me, sono le pagine di patologie che mi mancano da studiare.

P.S: Altra conversazione con Maria al telefono:
Io: Marì, speriamo che mi chiedono i tumori. E' il mio cavallo di battaglia! Si proprio come ad Amici, potrebbero chiedere qual é il tuo cavallo di battaglia, al termine delle sfide. E poi alla fine ci sono le carte, se passi l'esame, la tua faccia passa davanti a quella del Mugnai!!!Sennò é il contrario...
Maria: ...

martedì, giugno 10, 2008

Deliri patologici

Prima ho immaginato di parlare ad una cellula in apoptosi ("suicidio cellulare")...e di ricordarle che ci sono tanti motivi per vivere. Il pane bianco con la nutella, un tramonto d'estate, una serata di birra e risate con gli amici, i successi, le ambizioni, i sorrisi dei bambini, i battiti accelerati e le persone speciali. E poi mi sono resa conto che era passato un buon quarto d'ora e, mentre mi emozionavo con le mille ragioni che abbiamo per vivere, tante celluline si stavano immolando dentro di me, perché come dice il mio ormai amico fidato Majno, il suicidio di queste cellule produce tanti vantaggi....
questo blog sta diventando sempre più delirante. Colpa della "triade di Nanny", studio-caffé-mal di testa, e di questo studio patologico che diviene ogni giorno più infinito. Però sabato vedrò le mie amiche!!!E un pò di cretinate a gogo e di vita sociale, mi riporteranno alla ragione (si spera!).

domenica, giugno 08, 2008

Il buongiorno si vede dal mattino

Ieri il nervosismo e la tensione hanno preso ancora il sopravvento.
Così, nonostante io faccia sempre i "buoni propositi" per la nuova settimana la domenica sera, ho deciso che non potevo sprecare ancora un altro giorno e, così, mi sono armata di buonumore e ottimismo.
Ora ho voglia di lanciarmi nelle nuove sfide che mi attendono e di farlo con tanta grinta.E con quella ironia che, a volte, anzi spesso sfocia nella idiozia. Tipo la telefonata a Maria di poco fa.
Io: Marì, buondì, tu hai fatto i cancerogeni chimici?
Maria: Si si...
Io: C'é una reazione che non mi torna, me la spiegheresti?
Maria: Certo, dimmi...
Io:E' quella in base alla quale il miele diventa sale, che si scioglie al sole quandononciseiiiii...
Maria: Sei una deficiente.
E la sfida sarà questa. Mantenere la positività e il buonumore, perché c'é una soluzione a tutto. Basta solo crederci.

venerdì, giugno 06, 2008

Cronaca di una vita difficile

I miei post sono tornati ad essere deliranti, privi di senso e sconclusionati.
E' che é stata una settimana di ansia, nervosismo, mal di testa perenne (quello ormai é connaturato in me), caffé, pioggia e ancora caffé.
E poi ho fatto una promozione in farmacia. Bella esperienza. A parte il farmacista che mi ha chiesto se conoscevo il cavallo di battaglia di Liga "Libera nos a maloS" (siiiii, ha detto proprio così. Gran bella cultura di latino!). A parte i numerosi vecchietti che non hanno capito che ero lì per lavorare. E hanno iniziato a raccontarmi della loro vita, nonché a dispensare consigli. Come quello che, vedendo il mio viso un pò più pallido, mi ha detto, in tono deciso: "lei dovrebbe andare al mare!". A nulla é servito spiegargli che devo studiare, che ho degli esami da fare e che, nonostante c'é una casa in Calabria che mi aspetta, io il sole ora non posso proprio prenderlo. E poi mi ha chiesto che esame devo fare e, al solo pronunciare la parola patologia, ha risposto con un "ohhhhhh",pieno di compassione e di tristezza. Forse perché questa é la parola più pronunciata da Luciano Onder e in Elisir. E poi la tragedia ha raggiunto l'acme quando mi ha chiesto se avevo un fidanzatino. E alla mia risposta negativa, il vecchietto mi ha guardato come si guarda chi ha proprio una vita di merda.
E oggi ho dormito. Un sonno profondo, ristoratore, il tipico sonno indotto dall'alcool. No no, non sono ancora disperata da attaccarmi ad una bottiglia e dare una botta di vita al mio fegato. E' stata tutta colpa del chianti del vicino. Eh si, me l'aveva detto che aveva 14 gradi e ne ho bevuto giusto un pò, ma ormai sono proprio fuori allenamento. E fuori forma, nonché stanca...e in più soffro lo stress e, giustamente, essendo una sfigata, non ho neppure una boy band (battuta riciclata, l'ho già fatta qualche giorno fa ma era efficace!). Bene, sarà il caso di cominciare a studiare, farsi passare il mal di testa, smetterla di bere caffé e far capire a Cettuzza che la deve smettere di fare la secchiona, sennò io mi sento in colpa perché studio meno di lei!!!baciuzzi

domenica, giugno 01, 2008

Ma é possibile?

Beh, se qualcosa riguarda me e la mia strampalata vita, allora tutto é possibile. Mi sono appena tagliata con un cuscino. Si, proprio un taglio lungo con tanta di fuoriuscita di sangue e conseguente attivazione del meccanismo emostatico. Vabbé, il cuscino aveva degli specchietti e il vetro si é conficcato nella mano. Vabbé, ma questi sono dettagli.
Dire che mi sono tagliata con un cuscino fa sempre la sua figura.
Eh si, quando scrivo cavolate sul blog, é proprio perché non c'é nulla di consistente da raccontare. A parte che ho da fare una serie di comunicazioni:
- alle amiche di grigliate ed idiozie varie, e mattinate in biomedica e i-pod pieni di canzoni strappalacrime e d'altri tempi, e di discorsi seri-politici (ma molto raramente), e di reality e gossip,nonché fans di Tatù e Paciulino ...mi mancateeeeee tanto, posso far finta di star bene ma mi mancateeeeeeee
-al signor Majno,consiglio vivamente di prendere lezioni di ottimismo da Leopardi, dato che con una serie di epiteti famosi, ha superato il celebre poeta in materia di allegria. Una delle ultime frasi famose: "l'unico modo per non correre il rischio di prendere il cancro é non vivere". alè!
-a Cettuzza: i capelli mossi ti stanno benissimo e anche il tuo nuovo look. Ieri quando ti ho detto che sei vestita come una delle ballerine di "Amici", volevo farti un complimento. Chiedilo a Lucia e Maria, se non mi credi.
-a Ubi: non é perché ora hai msn, sei una persona migliore!E prega per il mio esame di patologia, sennò alla tua laurea sentirete tutti la mia mancanza.
-ai miei pantoloni: non eravate costretti a restringervi, solo perché mi sono lamentata che mi va tutto largo...vabbé, l'ipotesi che sono ingrassata io é remota.
-a Luciano Onder: non é che d'estate le malattie spariscono. Torna a fare servizi su cose serie, che dei consigli nutrizionali non ne posso più.
-A Linda: non sentirti in diritto di deridermi per una serie di ragioni: perché ho intenzione di iniziare a seguire "Julia", nuova soap-spazzatura, perché mangio tanto e perché a volte sento che ho una certa presenza scenica (ma questo nessuno l'ha ancora compreso!).
-alle divinità celesti: una speciale richiesta di farmi passare l'esame di patologia...del resto se é stato concesso il sommo dono della laurea in medicina a soggetti come Calderoli e il mio amato senatùr, non vedo perché non dovrei avere in dono un piccolo, piccolissimo (seee) esame!

giovedì, maggio 22, 2008

Dimmi senza un programma, dimmi come ci si sente...

E' una settimana che il cielo é triste. Che la pioggia scende silenziosa e il grigiore incupisce la città. E io mi sento stranamente felice. Stranamente, considerato quanto sono metereopatica e quanto la luce solare sia la mia principale fonte di energia. Forse sono stati i quattro giorni a Copenhagen. Una città stupenda, con i suoi canali nascosti, i palazzi colorati, la luce abbagliante, un sole inatteso. E poi sorrisi cordiali, volti sereni, ritmi di vita ordinati ma non mediocri e un profondo senso di rispetto e di legalità che respiri ovunque. E le case che sembrano quelle delle bambole, con i giardini curati e i papà che si rotolano nella sabbia con i bambini biondissimi. E gli studenti delle elementari che tornano a casa da soli, anche in una città. E la sensazione che forse realtà perfette, o che forse si avvicinano a ciò, possono davvero esistere. E l'ultimo giorno a Christiania. Un quartiere autogovernato, una città nella città, fondato da un gruppo di hippies che ha occupato vecchie costruzioni militari. Molto pittoresco. Pieno di turisti o gente del posto, che scelgono di passare la domenica pomeriggio ad addentrarsi per le stradine di una comunità indipendente. Forse il miraggio di chiunque, quando lo stress della routine, degli impegni e delle responsabilità si fa troppo pesante. Chi non vorrebbe non avere orari, scadenze? Chi non pagherebbe per non avere il terrore di deludere chi ci ama e, soprattutto, se stessi? Chi non desidererebbe trascorrere giornate a guardare il canale, ascoltare musica e ritrovarsi la sera, attorno ad un fuoco, a parlare di filosofia o arte?
Ma una volta uscita da Christiana, quando l'incisione in alto ti avverte che stai tornando nell'Unione europea, un pensiero si é impossessato di me. E mi ha accompagnato anche in questi giorni. E, forse, é un pò il leit motiv della mia vita. Che senza un programma, forse non saprei vivere. Che, nonostante mi ripeta ossessivamente che avrò sprecato più tempo a programmare che a fare altro, é più forte di me. Ho bisogno di un senso. Di un obiettivo da dare alle mie giornate. Che sia un esame, un sogno coltivato da anni, una passione nata da poco, le mie azioni, i miei passi hanno bisogno continuamente di linfa vitale. E, dunque, una vita passata a guardare il canale forse non la sopporterei. Forse la sfida é un'altra. Non voglio sentirmi frustrata se sarò un ottimo medico ma non un primario. Se riuscirò ad avere una famiglia ma non il tempo che vorrei da dedicarci. Non mi interessano i giri intorno al mondo. Spero solo di conservare l'entusiasmo e la passione. Quella che mi fa guardare le piantine del mio giardino e capire che un piccolo miracolo l'ho comunque compiuto. E il mio programma servirà a non sentirmi mai arrivata.

lunedì, maggio 05, 2008

5 maggio 2007

Ricordo bene questo giorno dello scorso anno. Fuori da quell'asl la mia vita, e non sono plateale, é cambiata. Era arrivata la risposta, quella che attendevo da settimane. E la risposta era che quell'ormone anarchico era salito, ma di tanto. E di quegli istanti ricordo tutto. La voce autoritaria di Linda che mi incitava a cambiare medico, la telefonata di Lucia che si preoccupava se ciò mi avrebbe impaurito, la consapevolezza che qualcosa, anche se piccola e impercettibile, mi avrebbe cambiata.
In un attimo mi sono trovata sbalzata dal mio ruolo di studentessa di medicina, affascinata dalla bellezza della semeiotica e dei primi reparti, a quella di paziente che non ci sta capendo molto. E poi il sospetto fondato che il mio piccolo simbionte c'era, ma non aveva avuto modo e tempo di darmi fastidio.
Chi mi conosce sa quanto mi innervosisce il vittimismo. Ma questo blog lo legge solo chi mi vuole davvero bene e tutti quelli che sanno quanto questo ha significato per me. E ringrazio ogni istante la grande fortuna di non avere problemi gravi, ma non posso negare che tutta questa vicenda un pò mi ha segnata. E mi rileggo ora, 5 maggio 2008, con gli occhi un pò lucidi a ripensare a quella che ero. Impaurita, accanita a cercare tutte le informazioni possibili sull'argomento, a leggere i forum di chi stava passando i miei stessi problemi, aggrappandomi a qualsiasi possibile certezza. E poi la paura é passata. Merito di medici bravissimi che si sono presi cura di me, di amiche che non mi hanno fatto mai sentire sola e di tutto un entourage di affetti che mi ha costantemente ripreso per i capelli, quando ero davvero troppo stanca. E ora sono io a sorridere serena e a spiegare, con chiarezza e sicurezza, che questo non é che un piccolo incidente di percorso. Un ostacolo assolutamente insignificante che mi si é piazzato sul cammino. E, per usare la terminologia dei tanti forum che leggo, presto "si scioglierà come neve al sole". E non rimarrà che un ricordo...che un merito, sto cretino di simbionte ce l'ha avuto. Quello di mettermi davanti l'inatteso, ciò che cambia le nostre vite. E se oggi mi commuovo davanti ad uno spiazzante tramonto, vivo ogni istante con intensità smisurata, cerco di non trascurare affetti, non rifuggo gli abbracci e non cerco di rimandare tutto a domani, é proprio perché non abbiamo alcuna certezza. Questo presente, questo attimo fugace ed irripetibile, é tutto ciò che ho. Ho perso troppo tempo a programmare, sognare e proiettarmi in un futuro dai contorni incerti. Ma ora la mia vita non me la perdo più. Cerco di catturarla, di pensare, a fine giornata,a quanto sono ricca. E non mi sembra di aver mai vissuto in maniera più intensa.

venerdì, maggio 02, 2008

Tatù e Paciulino continuano a bere

Ieri sera. Altre risate e battute a raffica. Altra mangiata e Tatù e Paciulino, che ormai sono la parte più goliardica di noi, di nuovo ubriachi.
Si lo so che ora dovrei studiare. Ma ho appena rovesciato una tazza di thè sul Robbins nuovo nuovo, che mi é costato 160 euro o più. Ma sono appena tornata dal seminario, giusto nell'ora post-pranzo. E soprattutto non posso nascondere la gioia di avere tante nuove piantine da seminare nel mio giardino e l'emozione di un viaggio imminente. Copenaghen, Europa del Nord. Un viaggione, per me che il posto più a nord che ho toccato é stato Berlino. Per me sempre alla ricerca di nuovi angoli da esplorare, di mare, di lingue sconosciute, culture diverse. Per me che in questo momento ho bisogno di questo. Di stare con le mie amiche che non vedo da tanto e alle quali posso dedicare sempre poco tempo. Di girare forsennatamente per la città, di ballare fino a non sentire più i piedi, di dare sfogo al mio lato ironico, di non avere orari, scadenze fisse o l'incubo delle lancette che girano. Di tornare un pò più felice, un pò più rilassata e con la testa e i muscoli leggeri. Prima di un nuovo esame affrontare, prima di nuove prove, prima dei responsi che attendo da un anno, prima di sapere se la mia piccola battaglia la sto vincendo io.
E poi, come scrivo da un pò di post a questa parte, io la vita ora la sento proprio dentro. Con il suo ondeggiare di euforia, ansia e a tratti anche giornate nere nere. E la sento perché ho smesso di chiedermi com'é che sono tanto in balia delle mie emozioni. E ho smesso di trovare una ragione a tutto. E, paradossalmente, da quando sono un arbusto più fragile in balia di venti spesso contrastanti, ho trovato la mia stabilità. E mò col cavolo che mi butto giù.

P.S.:mi rendo conto che é un post-delirante...i Baustelle mi stanno facendo male?

Altro P.S.: Alle badanti di Tatù e Paciulino, ovvero a quelle due che hanno reso i pupazzi due vittime del beresenzamisura, dico:anche se siete tanto idiote, anche se tirate fuori la parte più idiota di me e dite che l'idiota sono io, anche se ormai non facciamo più un discorso serio, anche se guardate la tv spazzatura e alla fine devo guardarla pure io sennò sono esclusa...mi mancherete tanto tanto!E ormai siete tra i miei amori preferito:ovviamente sempre dopo i carboidrati!!!!!!

martedì, aprile 29, 2008

Nanny fa surf...

Titolo dedicato ai miei neuroni che surfano sulle circonvoluzioni cerebrali. E nessun riferimento alla canzone dei Baustelle, visto che io con quel Charlie che si disfa con mdma e paroxetina non c'ho proprio nulla in comune.

O forse dedicato a come mi sento in questo periodo. Come se surfassi libera tra le onde, godendomi in sole, la brezza marina, la bellezza dell'imprevisto. Cerco di godere della ricchezza di ogni attimo, dilatandolo quasi in maniera innaturale, cercando di fissarlo bene in mente. Non mi pongo grandi domande e non mi va di angosciarmi. Della riuscita di questo esame, dell'immensità del programma, delle scadenze da rispettare. Piuttosto voglio vivermi l'euforia di scoprire che l'ematologia mi piace un casino e che preparare strisci di sangue sarebbe proprio entusiasmante. E scusate per le mie battute a raffica e l'incapacità di affrontare grandi discorsi. Non c'é un reale motivo per essere allegri, non partirò per cieli lontani e la mia vita non ha subito grandi stravolgimenti. Ma ho un giardino che presto sarà pieno di fiori, delle amiche che sono il mio sole e un viaggio in Europa del nord alle porte. E poi un giorno alla settimana su un'ambulanza,ad emozionarmi se imparo a preparare i farmaci o le flebo, a chiacchierare di vita e politica con giovani e vecchi. E una città che comincio a sentire mia negli angoli, negli odori, nei binari di una tramvia che ancora non ho capito da dove passerà. E so che non é tanto. Non é tanto per me che vorrei sempre il meglio. Che vorrei riuscire meglio negli studi, impegnare il mio tempo libero in maniera più intelligente, essere più brillante e dinamica. Ma, per ora, basta. E questo clima di tranquilla, pacata euforia mi culla e mi protegge. E forse, come spesso, non mi accade, per ora non ho proprio nulla da chiedere.

martedì, aprile 22, 2008

Uh signur!!!

Scrivo questo post dopo una lunga full immersion con quelle squilibrate delinquenti di Lucia e Maria.
Stamattina il trio Maria lapugliesecheparlatoscano, Lucia latoscanacheparlaromano, Fendi la lucanacheparlamilanese, si é ritrovato di buona ora per passare un'allegra mattinata insieme.
Obiettivo:studiare lo studiabile in biblio, evitando di dire cavolate. Il risultato é intuibile...studio nullo, battute a raffica e risate così forti da procurarci un'embolia polmonare gassosa.E il pomeriggio é continuato con la Lucilla fra studio (giusto un pò!), merende grasse, thè verde e battute alla Cetti che é la nostra vittima preferita.
Solo che questa giornata piovosa, apparentemente anonima, merita di essere ricordata. Per la spontaneità, la gioia, l'allegria che c'é stata e che, credo, continuerà ad esserci a lungo. E, anche se oggi le battute idiote si sprecano, non posso nascondere quello che ormai percepisco da tempo. Che non potevo desiderare amiche migliori, più vere, più autentiche nei momenti di delirio euforico e in quelli difficili. Che sono ormai pilastri della mia vita, senza le quali tutto sarebbe stato più grigio, più triste, più difficile.Ci sono state quando ho passato dei momenti neri, nei miei esaurimenti pre-esame, nei momenti di tristezza. A spronarmi, a farmi tirare fuori la forza, a soffiare sulle mie ali, affinchè potessi spiccare il volo da sola. E ci sono negli aperitivi in cui si urla a Fede "roba nuova!" e facciamo le figuracce da affamate, nelle gare in macchina in cui Lucia vince, nelle Firenze by night e nelle ipotetiche (!!!) grigliate che si faranno.E tutto é bello, spontaneo, immediato, senza filtri. E, forse, come non mi era quasi mai successo, non ho paura che tutto ciò finisca. Ho visto tante cose sfiorire, logorarsi, diventare pura consuetudine. Ho conosciuto l'amarezza delle delusioni, lo sgomento di non conoscere più chi mi era accanto, il terrore di nuovi buchi nell'acqua. Ma questa volta in ballo ci sono dei legami ben saldi. Perché quando si condividono paure, sogni, speranze, senza il timore di essere giudicati o il proposito di costruire delle barriere...beh, allora forse ogni incertezza svanisce e i legami continuano a cementarsi.

E ora sono qui, mentre la pioggia fuori non smette di scendere e a capire che non potevo desiderare nulla di meglio. Le mie amiche. Le mie stelle polari.

sabato, aprile 19, 2008

Qualcuno era comunista

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera...
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo. G.Gaber

Monologo attualissim. Ora che la sinistra dovrebbe fare chiarezza alla luce di questa disfatta. Ora che ha più senso domandarsi perché il voto operaio, storicamente della sinistra radicale, sia andato tutto al senatùr. Perché il più alto tasso di astensionismo si registri fra i giovani che, alle precedenti elezioni, avevano votato a sinistra. Perché non si riesca più ad essere vicini alle folle, ai bisogni del popolo, alle esigenze del nuovo proletariato. Ecco. Forse avrebbe molta più importanza domandarsi questo che pensare ad un nuovo leader.
Perché non si risorge dalle proprie ceneri, recuperando la vecchia falce e martello.A meno che non si desiderino lunghi decenni di nani e promesse di secessioni.

martedì, aprile 15, 2008

Reazioni a caldo

Oggi preferisco non scrivere nulla. Sarei un pò troppo impulsiva, forse rischierei di farmi fraintendere. Forse non vedrei le cose chiaramente, non sarei lucida, razionale. Forse non vedrei tutti i vantaggi di una sana opposizione o capirei a fondo una delle poche idee che ancora condivido con papà. Che da una sconfitta si impara più che da mille vittorie.
Forse sono troppo idealista, sognatrice, appassionata per la politica attuale. Forse intorno a me ci sono tante persone idealiste, sognatrici e appassionate. Che ancora condividono la poca diffusa idea, che un bene comune vada salvaguardato. Perciò, affiderò a questo blog, tutto ciò che sento nei prossimi giorni. E, nell'attesa che questo groviglio di emozioni, rabbia, disillusione, che si é fermato alla bocca dello stomaco, come un "ovosodo", si dissolva...vi lascio con un'amara consolazione: almeno la Garbatella (il quartiere dei Cesaroni!), é ancora un fiero quartiere di sinistra. E chi mi conosce, sa quanto per me questo sia importante!!!

venerdì, aprile 11, 2008

Novità primaverili


Salve famiglia, questo è l' unico modo che ho per mostrarvi gli ultimi cambiamenti apportati alla mia già destabilizzata persona ;) Su, non è nulla ... il nero andrà via, prima o poi.

P.S.: Papà, non farti idee ancora più strane di me, mi raccomando!

P.P.S.: Da notare l' immancabile A-DI-ANARCHIA riportata sul bicchiere ...
P.P.P.S.: Non sono così strabica, è solo la foto eh!

Baci, Licia

martedì, aprile 08, 2008

Perché i ciliegi tornassero in fiore

"Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore."
Un medico, De André

Mi chiedo spesso come sarà essere un medico.Se quello che sogno, quello per cui sto lottando, quello che é la mia ragione di vita, sarà davvero come me lo aspetto. Se il mio idealismo verrà corrotto dalla vita, se quel misto di emozione, di trasporto, di empatia che avverto quando sono vicino ad una persona, lo sentirò anche fra vent'anni.
Se sarò all'altezza di questo immane compito, di guidare questa barca in cui ho voluto salirci con tutte le mie forze.
Poi mi fermo un attimo e mi guardo dall'esterno. Che grandissima fortuna, forse immeritata. Quella di sapere già da tempo cosa mi avrebbe reso felice, verso che obiettivo indirizzare tutti i miei sforzi. E la cosa che più mi lascia a bocca aperta é che più vado avanti, più capisco che non ci poteva essere vita più bella. Essere costantemente a contatto con le persone, diventare un punto di riferimento e,allo stesso tempo, imparare da ogni sguardo, ogni racconto di vita, ogni parola sussurrata. E poi l'innegabile vantaggio di non sentirsi mai arrivati.Con il perenne imperativo categorico di continuare ad imparare.

Non so che medico sarò. Se i miei pazienti mi rivolgeranno i loro migliori sorrisi, se riuscirò a stabilire un immediato contatto, ad essere razionale ma far sentire anche il mio calore.
Non so se le paure, il timore dell'indeguatezza ci saranno sempre. E non so neppure se arriverò davvero dove voglio. Ma quello che so é che questi lunghi anni che mi attendono, mi aiuteranno a tracciare un mio personale, personalissimo percorso.
Quante volte dovrò perdere, quante volte mi sentirò inerme davanti l'ineluttabile, quante volte sarò stanca di un sistema che non guarda al paziente come uomo, quante volte sarò afflitta o semplicemente mi chiederò perché non ho scelto una vita più facile. Ma, semplicemente, non si ha scelta quando già sai cosa farai del tuo futuro, ancor prima di chiedertelo.
Da piccola andavo dalla vicina con l'acqua ossigenata, pretendendo di curare le sue gambe beccate dalle galline. E, ora sono qui ad imparare come curare. E i dubbi, le giornate scure, anche gli ostacoli che non avevo previsto, sono parti del viaggio. Un viaggio che diventa ogni giorno più emozionante.

venerdì, aprile 04, 2008

Amici miei

Gli occhi si chiudono e questo post non spiccherà certo per i periodi brillanti, dato il sonno che ho! Ma non potevo andare a recuperare le ore di sonno perdute, senza prima scrivere di ieri sera.
Che dire?Ogni volta che tutta la truppa si trova, c'é qualcosa da scrivere. E forse sarò ripetitiva, forse scriverò sempre le stesse cose, ma a volte mi viene da pensare a quanto sono stata fortunata.
Prima dell'inizio dell'avventura universitaria ,credevo di trovare davvero completamente un altro contesto. Con un pò di tendenza alla generalizzazione, credevo che gli studenti di medicina fossero tutti fra lo snob e i deliri di onnipotenza. Immaginavo che sarebbe stata una corsa ad ostacoli in cui, oltre a pensare a quanto arduo é il percorso, devi impiegare una massiccia dose di energia a sgomitare.
E poi venivo da un periodo di grandi delusioni di amicizia. Credevo quasi che lo scetticismo e un cinismo, tutto nuovo per me, avessero la meglio.
E, invece, quando ho conosciuto, a poco a poco, tutti gli elementi della truppa, ho cominciato ad abbassare le difese. E a capire che forse il meglio doveva ancora arrivare. Sono nate grandi, grandissime amicizie, altre che forse rimarranno più in superficie, come sempre accade nella vita.E ogni volta ritrovarsi, puntualmente tutti brilli, a ridere e a fare casino, é sempre come trovarsi per la prima volta. E mi accorgo quanto ancora c'é da scoprire in ognuno di loro, quanto ogni persona abbia dentro un mondo affascinante, quanto bello sia affrontare tutto questo con loro.
Chi non c'é dentro non lo può capire. Cosa significa studiare con il senso di responsabilità. Perché tutto quello che salti danneggerà il futuro medico che in te e, soprattutto, i futuri pazienti.
Cosa voglia dire, vivere con l'angoscia dei blocchi, dei regolamenti che cambiano ogni anno, dei punti della tesi che vengono ridotti, del dilemma sulle specializzazioni. Del chiedersi, ostinatamente ogni singolo istante, se sarai all'altezza di questo compito.
A medicina diventi adulto appena ci metti piede. E, a poco a poco, ti rubano tutto: il tempo, i passatempi, le giornate passate al sole, la serenità. Ma, come non mi stancherò mai di dire, forse ti dà ancora molto di più. E la dimostrazione palese é vedere, VEDERCI, con gli occhi pieni di sole, man mano che ci avviciniamo al traguardo e alla consapevolezza di che vita emozionante sia questa qua.
E pazienza se, come dice la Bea, nessuno ci aveva detto che non é come a Grey's Anatomy.Che non ci sono i chirughi belli, gli intrighi amorosi e le sbronze ogni sera. Noi beviamo una sera e il giorno dopo é un casino.
E pazienza se, a volte mi maledico per non aver scelto una città in cui tutto sarebbe stato più facile. Non avrei conosciuto tutti questi raggi di sole.E questo basta, basta davvero, a riscaldere una vita certe volte troppo in salita.

mercoledì, aprile 02, 2008

Un altro anno qui...

Sembra un incipit abbastanza pessimistico!E invece, ora come ora, sembra non ci sia nulla di cui lamentarsi. Ma, in questi giorni, di frenesia pre-domanda erasmus, queste riflessioni erano dovute.

Non partirò l'anno prossimo. L'anno che sarà pieno zeppo di esami, che mi vedrà finalmente faccia a faccia con la medicina vera, lo passerò qui.L'anno che sto attendendo da tanto, non lo vivrò all'ombra della Tour ma in questa città, che ormai sento come mia.
No, non é stata una scelta avventata, una classica rinuncia dell'ultimo minuto. Ci ho pensato anche quando mi ero imposta di non pensarci, anche durante le giornate in cui lo scoglio di fisiologia doveva essere il mio unico pensiero,anche nelle settimane in cui il relax doveva essere la mia unica attività. E, come spesso, mi succede da un pò di tempo a questa parte, non avverto più il pentimento, i rimorsi, i rimpianti. Sto plasmando la mia vita su scelte ponderate. E all'avventatezza prende il sopravvento la riflessione.
Ormai vedo il futuro quinto anno, il tirocinio, gli esamoni grossi che tutti cercano di non dare in Italia, come la scelta più giusta per partire, per rimandare di un anno quella che sarà la mia più grande possibilità di studio.

Ma non é stata una scelta facile quella di restare. Soprattutto quando, da un pò di tempo a questa parte, ti vedevi l'anno prossimo in una terra lontana, sola ma felice e con una vita tutta da inventare. Non é facile quando, da ormai tanti mesi, il tuo libro di grammatica francese ti fa compagnia, ricordandoti che quella lingua fantastica pulsa ancora dentro te.Non é facile quando vedrai le tue amiche partire, ad una ad una. E dover metabolizzare il fatto che, per un anno, non saranno sempre presenti in biomedica, nelle lunghe chiacchierate telefoniche, nelle Firenze by night.
Non é facile soprattutto in quei momenti in cui questa vita, bella e serena, mi va troppo stretta.E allora avrei voglia di prendere la valigia e vedere se riesco a ricominciare da qualche parte. Nuova lingua, nuovi volti, nuovi posti in cui andare a scrivere e nuove battaglie.

Ma, ormai, é da un pò che mi sono abituata ai cambiamenti. E l'anno prossimo io sarò qui. Forse un pò più sola o forse un pò più felice. A capire cosa vorrò davvero fare dopo la laurea, a cercare di crearmi nuovi interessi che mi facciano sentire costantemente viva. E attenderò, attenderò con pazienza il giorno in cui avrò in mano il mio biglietto verso cieli lontani. Sognando magari di innamorarmi di quel paese e non tornare davvero più...

martedì, marzo 18, 2008

Io e i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme

Non sono ancora così disperata da essere una fan di Baglioni. Però, in questi giorni mi sento così, troppo in vena di riflessioni e di bilanci. Che, in fondo, faccio in continuazione, però, di certo é stato d'aiuto trascorrere un pò di giorni di ritmo lento. In cui ho potuto seguire il consiglio di Licia:uscire da me stessa, guardarmi dall'esterno e provare a dare un giudizio. E ho visto me con tante questioni ancora irrisolte e tanti nodi sciolti. I sogni uguali a quelli di un anno fa, ma con alcuni buchi neri che ora mi sembrano un pò più chiari. E poi ho visto quanto, nell'apparente normalità di una vita senza grossi scossoni, si celino tanti mutamenti, tanti progressi. Mi sento indurita, più forte ed equilibrata, ma poi mi ritrovo a piangere davanti ad un film o a commuovermi davanti ai sorrisi dei bambini. E, a volte, ho voglia di scappare, di mettermi alla prova e cominciare una nuova vita altrove, sola io e i miei obiettivi. Ma, poi, mi succede di attendere con ansia l'arrivo delle sorelle se per qualche ora la casa é troppo silenziosa.
E mi vedo crescere. Con la stessa mania di fare i pro e i contro di ogni progetto, di continuare a fare buoni propositi ogni domenica sera e lo stesso viziaccio di chiedere sempre troppo a me stessa.
Ed essere il Demiurgo della mia esistenza mi piace un sacco...perché i miei 22 anni non hanno sancito la fine degli infantili sogni di gloria. Continuo ancora ad avere grandi sogni per me, a immaginare la mia casa ogni volta che vado all'Ikea e a chiedermi se io troverò mai la mia caprese.E ogni volta che lo faccio sento la vita scorrermi nelle vene. Un'esplosione di entusiasmo, di grinta e di vitalità che vorrei durasse in eterno. E' che sembrerò retorica e l'ho detto già miliardi di volte,ma a me vivere piace troppo. Adoro tutto ciò che finora ho avuto, la famiglia meravigliosa in cui sono nata, tutte le persone che ho incontrato, i successi che mi sono presa e anche le piccole sofferenze che ho fronteggiato.Adoro crescere. Essere diventata grande ma lottare per mantenere in vita sempre la parte più fanciullesca di me.