E' una settimana che il cielo é triste. Che la pioggia scende silenziosa e il grigiore incupisce la città. E io mi sento stranamente felice. Stranamente, considerato quanto sono metereopatica e quanto la luce solare sia la mia principale fonte di energia. Forse sono stati i quattro giorni a Copenhagen. Una città stupenda, con i suoi canali nascosti, i palazzi colorati, la luce abbagliante, un sole inatteso. E poi sorrisi cordiali, volti sereni, ritmi di vita ordinati ma non mediocri e un profondo senso di rispetto e di legalità che respiri ovunque. E le case che sembrano quelle delle bambole, con i giardini curati e i papà che si rotolano nella sabbia con i bambini biondissimi. E gli studenti delle elementari che tornano a casa da soli, anche in una città. E la sensazione che forse realtà perfette, o che forse si avvicinano a ciò, possono davvero esistere. E l'ultimo giorno a Christiania. Un quartiere autogovernato, una città nella città, fondato da un gruppo di hippies che ha occupato vecchie costruzioni militari. Molto pittoresco. Pieno di turisti o gente del posto, che scelgono di passare la domenica pomeriggio ad addentrarsi per le stradine di una comunità indipendente. Forse il miraggio di chiunque, quando lo stress della routine, degli impegni e delle responsabilità si fa troppo pesante. Chi non vorrebbe non avere orari, scadenze? Chi non pagherebbe per non avere il terrore di deludere chi ci ama e, soprattutto, se stessi? Chi non desidererebbe trascorrere giornate a guardare il canale, ascoltare musica e ritrovarsi la sera, attorno ad un fuoco, a parlare di filosofia o arte?
Ma una volta uscita da Christiana, quando l'incisione in alto ti avverte che stai tornando nell'Unione europea, un pensiero si é impossessato di me. E mi ha accompagnato anche in questi giorni. E, forse, é un pò il leit motiv della mia vita. Che senza un programma, forse non saprei vivere. Che, nonostante mi ripeta ossessivamente che avrò sprecato più tempo a programmare che a fare altro, é più forte di me. Ho bisogno di un senso. Di un obiettivo da dare alle mie giornate. Che sia un esame, un sogno coltivato da anni, una passione nata da poco, le mie azioni, i miei passi hanno bisogno continuamente di linfa vitale. E, dunque, una vita passata a guardare il canale forse non la sopporterei. Forse la sfida é un'altra. Non voglio sentirmi frustrata se sarò un ottimo medico ma non un primario. Se riuscirò ad avere una famiglia ma non il tempo che vorrei da dedicarci. Non mi interessano i giri intorno al mondo. Spero solo di conservare l'entusiasmo e la passione. Quella che mi fa guardare le piantine del mio giardino e capire che un piccolo miracolo l'ho comunque compiuto. E il mio programma servirà a non sentirmi mai arrivata.
Una giovane idealista con tante illusioni ed una segreta, utopistica speranza...cercare, in piccolo e,per quanto possibile, di rendere questo posto il migliore dei mondi possibili!
giovedì, maggio 22, 2008
lunedì, maggio 05, 2008
5 maggio 2007
Ricordo bene questo giorno dello scorso anno. Fuori da quell'asl la mia vita, e non sono plateale, é cambiata. Era arrivata la risposta, quella che attendevo da settimane. E la risposta era che quell'ormone anarchico era salito, ma di tanto. E di quegli istanti ricordo tutto. La voce autoritaria di Linda che mi incitava a cambiare medico, la telefonata di Lucia che si preoccupava se ciò mi avrebbe impaurito, la consapevolezza che qualcosa, anche se piccola e impercettibile, mi avrebbe cambiata.
In un attimo mi sono trovata sbalzata dal mio ruolo di studentessa di medicina, affascinata dalla bellezza della semeiotica e dei primi reparti, a quella di paziente che non ci sta capendo molto. E poi il sospetto fondato che il mio piccolo simbionte c'era, ma non aveva avuto modo e tempo di darmi fastidio.
Chi mi conosce sa quanto mi innervosisce il vittimismo. Ma questo blog lo legge solo chi mi vuole davvero bene e tutti quelli che sanno quanto questo ha significato per me. E ringrazio ogni istante la grande fortuna di non avere problemi gravi, ma non posso negare che tutta questa vicenda un pò mi ha segnata. E mi rileggo ora, 5 maggio 2008, con gli occhi un pò lucidi a ripensare a quella che ero. Impaurita, accanita a cercare tutte le informazioni possibili sull'argomento, a leggere i forum di chi stava passando i miei stessi problemi, aggrappandomi a qualsiasi possibile certezza. E poi la paura é passata. Merito di medici bravissimi che si sono presi cura di me, di amiche che non mi hanno fatto mai sentire sola e di tutto un entourage di affetti che mi ha costantemente ripreso per i capelli, quando ero davvero troppo stanca. E ora sono io a sorridere serena e a spiegare, con chiarezza e sicurezza, che questo non é che un piccolo incidente di percorso. Un ostacolo assolutamente insignificante che mi si é piazzato sul cammino. E, per usare la terminologia dei tanti forum che leggo, presto "si scioglierà come neve al sole". E non rimarrà che un ricordo...che un merito, sto cretino di simbionte ce l'ha avuto. Quello di mettermi davanti l'inatteso, ciò che cambia le nostre vite. E se oggi mi commuovo davanti ad uno spiazzante tramonto, vivo ogni istante con intensità smisurata, cerco di non trascurare affetti, non rifuggo gli abbracci e non cerco di rimandare tutto a domani, é proprio perché non abbiamo alcuna certezza. Questo presente, questo attimo fugace ed irripetibile, é tutto ciò che ho. Ho perso troppo tempo a programmare, sognare e proiettarmi in un futuro dai contorni incerti. Ma ora la mia vita non me la perdo più. Cerco di catturarla, di pensare, a fine giornata,a quanto sono ricca. E non mi sembra di aver mai vissuto in maniera più intensa.
In un attimo mi sono trovata sbalzata dal mio ruolo di studentessa di medicina, affascinata dalla bellezza della semeiotica e dei primi reparti, a quella di paziente che non ci sta capendo molto. E poi il sospetto fondato che il mio piccolo simbionte c'era, ma non aveva avuto modo e tempo di darmi fastidio.
Chi mi conosce sa quanto mi innervosisce il vittimismo. Ma questo blog lo legge solo chi mi vuole davvero bene e tutti quelli che sanno quanto questo ha significato per me. E ringrazio ogni istante la grande fortuna di non avere problemi gravi, ma non posso negare che tutta questa vicenda un pò mi ha segnata. E mi rileggo ora, 5 maggio 2008, con gli occhi un pò lucidi a ripensare a quella che ero. Impaurita, accanita a cercare tutte le informazioni possibili sull'argomento, a leggere i forum di chi stava passando i miei stessi problemi, aggrappandomi a qualsiasi possibile certezza. E poi la paura é passata. Merito di medici bravissimi che si sono presi cura di me, di amiche che non mi hanno fatto mai sentire sola e di tutto un entourage di affetti che mi ha costantemente ripreso per i capelli, quando ero davvero troppo stanca. E ora sono io a sorridere serena e a spiegare, con chiarezza e sicurezza, che questo non é che un piccolo incidente di percorso. Un ostacolo assolutamente insignificante che mi si é piazzato sul cammino. E, per usare la terminologia dei tanti forum che leggo, presto "si scioglierà come neve al sole". E non rimarrà che un ricordo...che un merito, sto cretino di simbionte ce l'ha avuto. Quello di mettermi davanti l'inatteso, ciò che cambia le nostre vite. E se oggi mi commuovo davanti ad uno spiazzante tramonto, vivo ogni istante con intensità smisurata, cerco di non trascurare affetti, non rifuggo gli abbracci e non cerco di rimandare tutto a domani, é proprio perché non abbiamo alcuna certezza. Questo presente, questo attimo fugace ed irripetibile, é tutto ciò che ho. Ho perso troppo tempo a programmare, sognare e proiettarmi in un futuro dai contorni incerti. Ma ora la mia vita non me la perdo più. Cerco di catturarla, di pensare, a fine giornata,a quanto sono ricca. E non mi sembra di aver mai vissuto in maniera più intensa.
venerdì, maggio 02, 2008
Tatù e Paciulino continuano a bere
Ieri sera. Altre risate e battute a raffica. Altra mangiata e Tatù e Paciulino, che ormai sono la parte più goliardica di noi, di nuovo ubriachi.
Si lo so che ora dovrei studiare. Ma ho appena rovesciato una tazza di thè sul Robbins nuovo nuovo, che mi é costato 160 euro o più. Ma sono appena tornata dal seminario, giusto nell'ora post-pranzo. E soprattutto non posso nascondere la gioia di avere tante nuove piantine da seminare nel mio giardino e l'emozione di un viaggio imminente. Copenaghen, Europa del Nord. Un viaggione, per me che il posto più a nord che ho toccato é stato Berlino. Per me sempre alla ricerca di nuovi angoli da esplorare, di mare, di lingue sconosciute, culture diverse. Per me che in questo momento ho bisogno di questo. Di stare con le mie amiche che non vedo da tanto e alle quali posso dedicare sempre poco tempo. Di girare forsennatamente per la città, di ballare fino a non sentire più i piedi, di dare sfogo al mio lato ironico, di non avere orari, scadenze fisse o l'incubo delle lancette che girano. Di tornare un pò più felice, un pò più rilassata e con la testa e i muscoli leggeri. Prima di un nuovo esame affrontare, prima di nuove prove, prima dei responsi che attendo da un anno, prima di sapere se la mia piccola battaglia la sto vincendo io.
E poi, come scrivo da un pò di post a questa parte, io la vita ora la sento proprio dentro. Con il suo ondeggiare di euforia, ansia e a tratti anche giornate nere nere. E la sento perché ho smesso di chiedermi com'é che sono tanto in balia delle mie emozioni. E ho smesso di trovare una ragione a tutto. E, paradossalmente, da quando sono un arbusto più fragile in balia di venti spesso contrastanti, ho trovato la mia stabilità. E mò col cavolo che mi butto giù.
P.S.:mi rendo conto che é un post-delirante...i Baustelle mi stanno facendo male?
Altro P.S.: Alle badanti di Tatù e Paciulino, ovvero a quelle due che hanno reso i pupazzi due vittime del beresenzamisura, dico:anche se siete tanto idiote, anche se tirate fuori la parte più idiota di me e dite che l'idiota sono io, anche se ormai non facciamo più un discorso serio, anche se guardate la tv spazzatura e alla fine devo guardarla pure io sennò sono esclusa...mi mancherete tanto tanto!E ormai siete tra i miei amori preferito:ovviamente sempre dopo i carboidrati!!!!!!
Si lo so che ora dovrei studiare. Ma ho appena rovesciato una tazza di thè sul Robbins nuovo nuovo, che mi é costato 160 euro o più. Ma sono appena tornata dal seminario, giusto nell'ora post-pranzo. E soprattutto non posso nascondere la gioia di avere tante nuove piantine da seminare nel mio giardino e l'emozione di un viaggio imminente. Copenaghen, Europa del Nord. Un viaggione, per me che il posto più a nord che ho toccato é stato Berlino. Per me sempre alla ricerca di nuovi angoli da esplorare, di mare, di lingue sconosciute, culture diverse. Per me che in questo momento ho bisogno di questo. Di stare con le mie amiche che non vedo da tanto e alle quali posso dedicare sempre poco tempo. Di girare forsennatamente per la città, di ballare fino a non sentire più i piedi, di dare sfogo al mio lato ironico, di non avere orari, scadenze fisse o l'incubo delle lancette che girano. Di tornare un pò più felice, un pò più rilassata e con la testa e i muscoli leggeri. Prima di un nuovo esame affrontare, prima di nuove prove, prima dei responsi che attendo da un anno, prima di sapere se la mia piccola battaglia la sto vincendo io.
E poi, come scrivo da un pò di post a questa parte, io la vita ora la sento proprio dentro. Con il suo ondeggiare di euforia, ansia e a tratti anche giornate nere nere. E la sento perché ho smesso di chiedermi com'é che sono tanto in balia delle mie emozioni. E ho smesso di trovare una ragione a tutto. E, paradossalmente, da quando sono un arbusto più fragile in balia di venti spesso contrastanti, ho trovato la mia stabilità. E mò col cavolo che mi butto giù.
P.S.:mi rendo conto che é un post-delirante...i Baustelle mi stanno facendo male?
Altro P.S.: Alle badanti di Tatù e Paciulino, ovvero a quelle due che hanno reso i pupazzi due vittime del beresenzamisura, dico:anche se siete tanto idiote, anche se tirate fuori la parte più idiota di me e dite che l'idiota sono io, anche se ormai non facciamo più un discorso serio, anche se guardate la tv spazzatura e alla fine devo guardarla pure io sennò sono esclusa...mi mancherete tanto tanto!E ormai siete tra i miei amori preferito:ovviamente sempre dopo i carboidrati!!!!!!
martedì, aprile 29, 2008
Nanny fa surf...
Titolo dedicato ai miei neuroni che surfano sulle circonvoluzioni cerebrali. E nessun riferimento alla canzone dei Baustelle, visto che io con quel Charlie che si disfa con mdma e paroxetina non c'ho proprio nulla in comune.
O forse dedicato a come mi sento in questo periodo. Come se surfassi libera tra le onde, godendomi in sole, la brezza marina, la bellezza dell'imprevisto. Cerco di godere della ricchezza di ogni attimo, dilatandolo quasi in maniera innaturale, cercando di fissarlo bene in mente. Non mi pongo grandi domande e non mi va di angosciarmi. Della riuscita di questo esame, dell'immensità del programma, delle scadenze da rispettare. Piuttosto voglio vivermi l'euforia di scoprire che l'ematologia mi piace un casino e che preparare strisci di sangue sarebbe proprio entusiasmante. E scusate per le mie battute a raffica e l'incapacità di affrontare grandi discorsi. Non c'é un reale motivo per essere allegri, non partirò per cieli lontani e la mia vita non ha subito grandi stravolgimenti. Ma ho un giardino che presto sarà pieno di fiori, delle amiche che sono il mio sole e un viaggio in Europa del nord alle porte. E poi un giorno alla settimana su un'ambulanza,ad emozionarmi se imparo a preparare i farmaci o le flebo, a chiacchierare di vita e politica con giovani e vecchi. E una città che comincio a sentire mia negli angoli, negli odori, nei binari di una tramvia che ancora non ho capito da dove passerà. E so che non é tanto. Non é tanto per me che vorrei sempre il meglio. Che vorrei riuscire meglio negli studi, impegnare il mio tempo libero in maniera più intelligente, essere più brillante e dinamica. Ma, per ora, basta. E questo clima di tranquilla, pacata euforia mi culla e mi protegge. E forse, come spesso, non mi accade, per ora non ho proprio nulla da chiedere.
O forse dedicato a come mi sento in questo periodo. Come se surfassi libera tra le onde, godendomi in sole, la brezza marina, la bellezza dell'imprevisto. Cerco di godere della ricchezza di ogni attimo, dilatandolo quasi in maniera innaturale, cercando di fissarlo bene in mente. Non mi pongo grandi domande e non mi va di angosciarmi. Della riuscita di questo esame, dell'immensità del programma, delle scadenze da rispettare. Piuttosto voglio vivermi l'euforia di scoprire che l'ematologia mi piace un casino e che preparare strisci di sangue sarebbe proprio entusiasmante. E scusate per le mie battute a raffica e l'incapacità di affrontare grandi discorsi. Non c'é un reale motivo per essere allegri, non partirò per cieli lontani e la mia vita non ha subito grandi stravolgimenti. Ma ho un giardino che presto sarà pieno di fiori, delle amiche che sono il mio sole e un viaggio in Europa del nord alle porte. E poi un giorno alla settimana su un'ambulanza,ad emozionarmi se imparo a preparare i farmaci o le flebo, a chiacchierare di vita e politica con giovani e vecchi. E una città che comincio a sentire mia negli angoli, negli odori, nei binari di una tramvia che ancora non ho capito da dove passerà. E so che non é tanto. Non é tanto per me che vorrei sempre il meglio. Che vorrei riuscire meglio negli studi, impegnare il mio tempo libero in maniera più intelligente, essere più brillante e dinamica. Ma, per ora, basta. E questo clima di tranquilla, pacata euforia mi culla e mi protegge. E forse, come spesso, non mi accade, per ora non ho proprio nulla da chiedere.
martedì, aprile 22, 2008
Uh signur!!!
Scrivo questo post dopo una lunga full immersion con quelle squilibrate delinquenti di Lucia e Maria.
Stamattina il trio Maria lapugliesecheparlatoscano, Lucia latoscanacheparlaromano, Fendi la lucanacheparlamilanese, si é ritrovato di buona ora per passare un'allegra mattinata insieme.
Obiettivo:studiare lo studiabile in biblio, evitando di dire cavolate. Il risultato é intuibile...studio nullo, battute a raffica e risate così forti da procurarci un'embolia polmonare gassosa.E il pomeriggio é continuato con la Lucilla fra studio (giusto un pò!), merende grasse, thè verde e battute alla Cetti che é la nostra vittima preferita.
Solo che questa giornata piovosa, apparentemente anonima, merita di essere ricordata. Per la spontaneità, la gioia, l'allegria che c'é stata e che, credo, continuerà ad esserci a lungo. E, anche se oggi le battute idiote si sprecano, non posso nascondere quello che ormai percepisco da tempo. Che non potevo desiderare amiche migliori, più vere, più autentiche nei momenti di delirio euforico e in quelli difficili. Che sono ormai pilastri della mia vita, senza le quali tutto sarebbe stato più grigio, più triste, più difficile.Ci sono state quando ho passato dei momenti neri, nei miei esaurimenti pre-esame, nei momenti di tristezza. A spronarmi, a farmi tirare fuori la forza, a soffiare sulle mie ali, affinchè potessi spiccare il volo da sola. E ci sono negli aperitivi in cui si urla a Fede "roba nuova!" e facciamo le figuracce da affamate, nelle gare in macchina in cui Lucia vince, nelle Firenze by night e nelle ipotetiche (!!!) grigliate che si faranno.E tutto é bello, spontaneo, immediato, senza filtri. E, forse, come non mi era quasi mai successo, non ho paura che tutto ciò finisca. Ho visto tante cose sfiorire, logorarsi, diventare pura consuetudine. Ho conosciuto l'amarezza delle delusioni, lo sgomento di non conoscere più chi mi era accanto, il terrore di nuovi buchi nell'acqua. Ma questa volta in ballo ci sono dei legami ben saldi. Perché quando si condividono paure, sogni, speranze, senza il timore di essere giudicati o il proposito di costruire delle barriere...beh, allora forse ogni incertezza svanisce e i legami continuano a cementarsi.
E ora sono qui, mentre la pioggia fuori non smette di scendere e a capire che non potevo desiderare nulla di meglio. Le mie amiche. Le mie stelle polari.
Stamattina il trio Maria lapugliesecheparlatoscano, Lucia latoscanacheparlaromano, Fendi la lucanacheparlamilanese, si é ritrovato di buona ora per passare un'allegra mattinata insieme.
Obiettivo:studiare lo studiabile in biblio, evitando di dire cavolate. Il risultato é intuibile...studio nullo, battute a raffica e risate così forti da procurarci un'embolia polmonare gassosa.E il pomeriggio é continuato con la Lucilla fra studio (giusto un pò!), merende grasse, thè verde e battute alla Cetti che é la nostra vittima preferita.
Solo che questa giornata piovosa, apparentemente anonima, merita di essere ricordata. Per la spontaneità, la gioia, l'allegria che c'é stata e che, credo, continuerà ad esserci a lungo. E, anche se oggi le battute idiote si sprecano, non posso nascondere quello che ormai percepisco da tempo. Che non potevo desiderare amiche migliori, più vere, più autentiche nei momenti di delirio euforico e in quelli difficili. Che sono ormai pilastri della mia vita, senza le quali tutto sarebbe stato più grigio, più triste, più difficile.Ci sono state quando ho passato dei momenti neri, nei miei esaurimenti pre-esame, nei momenti di tristezza. A spronarmi, a farmi tirare fuori la forza, a soffiare sulle mie ali, affinchè potessi spiccare il volo da sola. E ci sono negli aperitivi in cui si urla a Fede "roba nuova!" e facciamo le figuracce da affamate, nelle gare in macchina in cui Lucia vince, nelle Firenze by night e nelle ipotetiche (!!!) grigliate che si faranno.E tutto é bello, spontaneo, immediato, senza filtri. E, forse, come non mi era quasi mai successo, non ho paura che tutto ciò finisca. Ho visto tante cose sfiorire, logorarsi, diventare pura consuetudine. Ho conosciuto l'amarezza delle delusioni, lo sgomento di non conoscere più chi mi era accanto, il terrore di nuovi buchi nell'acqua. Ma questa volta in ballo ci sono dei legami ben saldi. Perché quando si condividono paure, sogni, speranze, senza il timore di essere giudicati o il proposito di costruire delle barriere...beh, allora forse ogni incertezza svanisce e i legami continuano a cementarsi.
E ora sono qui, mentre la pioggia fuori non smette di scendere e a capire che non potevo desiderare nulla di meglio. Le mie amiche. Le mie stelle polari.
sabato, aprile 19, 2008
Qualcuno era comunista
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera...
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo. G.Gaber
Monologo attualissim. Ora che la sinistra dovrebbe fare chiarezza alla luce di questa disfatta. Ora che ha più senso domandarsi perché il voto operaio, storicamente della sinistra radicale, sia andato tutto al senatùr. Perché il più alto tasso di astensionismo si registri fra i giovani che, alle precedenti elezioni, avevano votato a sinistra. Perché non si riesca più ad essere vicini alle folle, ai bisogni del popolo, alle esigenze del nuovo proletariato. Ecco. Forse avrebbe molta più importanza domandarsi questo che pensare ad un nuovo leader.
Perché non si risorge dalle proprie ceneri, recuperando la vecchia falce e martello.A meno che non si desiderino lunghi decenni di nani e promesse di secessioni.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera...
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo. G.Gaber
Monologo attualissim. Ora che la sinistra dovrebbe fare chiarezza alla luce di questa disfatta. Ora che ha più senso domandarsi perché il voto operaio, storicamente della sinistra radicale, sia andato tutto al senatùr. Perché il più alto tasso di astensionismo si registri fra i giovani che, alle precedenti elezioni, avevano votato a sinistra. Perché non si riesca più ad essere vicini alle folle, ai bisogni del popolo, alle esigenze del nuovo proletariato. Ecco. Forse avrebbe molta più importanza domandarsi questo che pensare ad un nuovo leader.
Perché non si risorge dalle proprie ceneri, recuperando la vecchia falce e martello.A meno che non si desiderino lunghi decenni di nani e promesse di secessioni.
martedì, aprile 15, 2008
Reazioni a caldo
Oggi preferisco non scrivere nulla. Sarei un pò troppo impulsiva, forse rischierei di farmi fraintendere. Forse non vedrei le cose chiaramente, non sarei lucida, razionale. Forse non vedrei tutti i vantaggi di una sana opposizione o capirei a fondo una delle poche idee che ancora condivido con papà. Che da una sconfitta si impara più che da mille vittorie.
Forse sono troppo idealista, sognatrice, appassionata per la politica attuale. Forse intorno a me ci sono tante persone idealiste, sognatrici e appassionate. Che ancora condividono la poca diffusa idea, che un bene comune vada salvaguardato. Perciò, affiderò a questo blog, tutto ciò che sento nei prossimi giorni. E, nell'attesa che questo groviglio di emozioni, rabbia, disillusione, che si é fermato alla bocca dello stomaco, come un "ovosodo", si dissolva...vi lascio con un'amara consolazione: almeno la Garbatella (il quartiere dei Cesaroni!), é ancora un fiero quartiere di sinistra. E chi mi conosce, sa quanto per me questo sia importante!!!
Forse sono troppo idealista, sognatrice, appassionata per la politica attuale. Forse intorno a me ci sono tante persone idealiste, sognatrici e appassionate. Che ancora condividono la poca diffusa idea, che un bene comune vada salvaguardato. Perciò, affiderò a questo blog, tutto ciò che sento nei prossimi giorni. E, nell'attesa che questo groviglio di emozioni, rabbia, disillusione, che si é fermato alla bocca dello stomaco, come un "ovosodo", si dissolva...vi lascio con un'amara consolazione: almeno la Garbatella (il quartiere dei Cesaroni!), é ancora un fiero quartiere di sinistra. E chi mi conosce, sa quanto per me questo sia importante!!!
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