E' stato una settimana strana. Mi sono trovata catapultata in un vortice di impegni, orari da incastrare, pranzi saltati e progetti da rimandare. E, così, come al solito ho perso di vista me stessa.
Così ieri, dopo aver passato l'intera mattinata a tracciare protidogrammi sui miei fogli confusi e a ficcarmi nella mia testa, altrettanto confusa, valori, parametri e analiti, ho detto basta.
Basta alle corse, allo stress, al continuo progettare, progettare, progettare. Perché in queste corse convulse, affannose rimando continuamente la vita. E mi perdo tutte le meraviglie del percorso. Tutti i sorrisi delle persone che mi stanno vicine, tutte le crescite delle persone che conosco. E divento sempre più lontana da me stessa. Non mi fermo più a sognare ad occhi aperti, a immaginarmi tra dieci anni e ad immaginare il mondo.Antepongo l'azione al pensiero. La velocità alla riflessione.
Così, in uno dei rari momenti, in cui la spersonalizzazione mi permette di guardarmi dall'alto, mi sono osservata. E ho visto una me tesa, stressata, stanca. E io non sono mai stata questo.
Perciò, presa dalle pulizie primaverili che sto attuando alla mia persona, mi sono presa un sabato di relax, una mattinata domenicale d'ozio. Sola io e De André.Niente scadenze, esami, obblighi e imperativi categorici. E questa volta intendo portare fino in fondo i lavori in corso...
Prima giornata di lavori in corso.
Tengo a precisare che sto considerando i miei neuroni come manodopera a basso costo.Niente relax e poche ricompense.
-non dò l'esame ora ma al prossimo appello
-forse inizio volontariato da Emergency
Una giovane idealista con tante illusioni ed una segreta, utopistica speranza...cercare, in piccolo e,per quanto possibile, di rendere questo posto il migliore dei mondi possibili!
domenica, marzo 11, 2007
giovedì, marzo 08, 2007
Donne in rinascita...
Non voglio cedere alle convenzioni, alla spettacolarizzazione che questa società ci porta a creare in date precostituite, al business dei sentimenti, alle mimose, ai Baci perugina,alle uscite con le amiche in un giovedì assolutamente anonimo, ai caffé gratis per le donne e alle altre pacchianate che, come ogni anno, accompagnano questo giorno.
Trovo assolutamente di cattivo gusto esaltare il ruolo della donna sui giornali, ai tg e ai quattro venti e farlo, ossessivamente, per 24 ore...e per un giorno, con un sorriso finto e stupido sulle labbra, dare gli auguri alla vecchina sul tram e provare ad essere gentile anche con le donne che, nel traffico, creano i soliti fastidiosi ingorghi.O ammirare la vecchina di 105 anni che il TG oggi ti presenterà e portare le mimose alle colleghe in ufficio con tanto di poesiola...oggi, però ho letto una cosa davvero bella.Che mi ha fatto scordare le pacchianate di questo giorno e fatto venire la voglia di pubblicarla. Anche se cadrò in contraddizione, parlando delle donne proprio nel giorno in cui lo fanno tutti e mi sembra stupido farlo. Ma quando chiama Jack Folla...
…Jack Folla...
"Donne in rinascita"
Più dei tramonti, più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina
anti-uomo che ti da la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo
non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza
in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame,
peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo
capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi
condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci,
con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria,
che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno
s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che
ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre:
"Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo che ami alla follia.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima;
ed è passato tanto tempo, ce ne hai buttata talmente tanta di
anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio
perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento
che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro,
nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una
strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore,
perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un
senso al tuo dolore. "Perché faccio così?
Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a
quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto.
Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,
scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto
che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per
la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te
stessa. Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è
come un diesel. Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle
tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo
meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una
gonna a fiori o con un fresco ricciolo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è
aperto. Stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più
grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti.
Trovo assolutamente di cattivo gusto esaltare il ruolo della donna sui giornali, ai tg e ai quattro venti e farlo, ossessivamente, per 24 ore...e per un giorno, con un sorriso finto e stupido sulle labbra, dare gli auguri alla vecchina sul tram e provare ad essere gentile anche con le donne che, nel traffico, creano i soliti fastidiosi ingorghi.O ammirare la vecchina di 105 anni che il TG oggi ti presenterà e portare le mimose alle colleghe in ufficio con tanto di poesiola...oggi, però ho letto una cosa davvero bella.Che mi ha fatto scordare le pacchianate di questo giorno e fatto venire la voglia di pubblicarla. Anche se cadrò in contraddizione, parlando delle donne proprio nel giorno in cui lo fanno tutti e mi sembra stupido farlo. Ma quando chiama Jack Folla...
…Jack Folla...
"Donne in rinascita"
Più dei tramonti, più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina
anti-uomo che ti da la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo
non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza
in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame,
peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo
capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi
condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci,
con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria,
che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno
s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che
ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre:
"Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo che ami alla follia.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima;
ed è passato tanto tempo, ce ne hai buttata talmente tanta di
anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio
perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento
che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro,
nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una
strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore,
perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un
senso al tuo dolore. "Perché faccio così?
Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a
quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto.
Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,
scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto
che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per
la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te
stessa. Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è
come un diesel. Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle
tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo
meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una
gonna a fiori o con un fresco ricciolo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è
aperto. Stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più
grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti.
lunedì, marzo 05, 2007
Primo giorno in ospedale...
Dopo una giornata estenuante, avevo comunque voglia di scrivere.
Ansia di non sapere che cosa ti aspettava, spossatezza dopo due mesi interi di studio, paura di non essere all'altezza, di sbagliare, di non riuscire in quello per cui stai vivendo.
Ma, nonostante tutto ciò, c'era in tutti noi, piccoli ventenni "travestiti da medici", voglia di imparare, di sapere come da una richiesta d'aiuto far nascere una speranza, ansia di capire come riuscire a trasformare la sofferenza in sollievo.E poi i dubbi, le incertezze. Quelle che fanno di te un adulto. Una persona autentica. Un medico che non si sentirà arrivato neanche dopo una superspecializzazione. Perché sono le nostre paure, i timori che non lasciano tregua che ci manderanno lontano. Non i complimentoni, gli sguardi d'approvazione, i bei voti. Quelli semmai sono solo un buon pretesto per andare a bere con gli amici al pub.
E mi ha fatto tenerezza vedere tante persone con così tanta voglia di imparare. E mi ha fatto sperare. Perché se ci sono così tante teste disposte, e di buon grado, a rinunciare ad una splendida giornata di sole, e rinchiudersi in un ospedale, con i suoi bei 40 gradi, allora il mondo non fa tanto schifo.
Certo, é una strada tutta in salita.E gli ostacoli, quelli grossi, che ti fanno inciampare, cadere, che ti tolgono il fiato, la forza e la tenacia non finiscono davvero mai.Ma, dietro l'angolo, inaspettatamente, sbuca sempre un raggio di luce, che ti riporta alla tua missione. Oggi credo di averlo visto questo raggio di sole. E spero di tenerlo sempre con me.
Ansia di non sapere che cosa ti aspettava, spossatezza dopo due mesi interi di studio, paura di non essere all'altezza, di sbagliare, di non riuscire in quello per cui stai vivendo.
Ma, nonostante tutto ciò, c'era in tutti noi, piccoli ventenni "travestiti da medici", voglia di imparare, di sapere come da una richiesta d'aiuto far nascere una speranza, ansia di capire come riuscire a trasformare la sofferenza in sollievo.E poi i dubbi, le incertezze. Quelle che fanno di te un adulto. Una persona autentica. Un medico che non si sentirà arrivato neanche dopo una superspecializzazione. Perché sono le nostre paure, i timori che non lasciano tregua che ci manderanno lontano. Non i complimentoni, gli sguardi d'approvazione, i bei voti. Quelli semmai sono solo un buon pretesto per andare a bere con gli amici al pub.
E mi ha fatto tenerezza vedere tante persone con così tanta voglia di imparare. E mi ha fatto sperare. Perché se ci sono così tante teste disposte, e di buon grado, a rinunciare ad una splendida giornata di sole, e rinchiudersi in un ospedale, con i suoi bei 40 gradi, allora il mondo non fa tanto schifo.
Certo, é una strada tutta in salita.E gli ostacoli, quelli grossi, che ti fanno inciampare, cadere, che ti tolgono il fiato, la forza e la tenacia non finiscono davvero mai.Ma, dietro l'angolo, inaspettatamente, sbuca sempre un raggio di luce, che ti riporta alla tua missione. Oggi credo di averlo visto questo raggio di sole. E spero di tenerlo sempre con me.
giovedì, febbraio 22, 2007
The day after
Eccoci il giorno dopo la crisi di governo.Incertezza, delusione, amarezza. Soprattutto verso quei due senatori che credevano di fare gli eroi e, invece, hanno dimostrato di non aver arguzia, intelligenza e di non sapere che ogni scelta può comportare conseguenze anche amare.Di non aver compreso il discorso di D'alema e di essersi schierati dalla parte del "popolo della pace".Io, pacifista convinta, non mi sento rappresentata da chi fa cadere il governo e potrebbe permettere il ritorno di Berlusclown.
Amarezza per aver dato la possibilità alla destra di schiamazzare nell'aula del Senato, con cori da stadio e i soliti chichés carnevaleschi che li accompagnano. E alla sinistra di lamentarsi ancora una volta della sinistra radicale.
Staremo a vedere. Ancora una volta. Chiedendoci se a salvarci sarà un Prodi-Bis, un tentato minestrone con i seguaci del Vaticano (leggi Udc) o se siamo condannati al ritorno della destra.
Il che vuol dire fine delle promesse della sinistra.Via libera al precariato. Taglio netto ai fondi per la sanità, la ricerca, l'università. Economia in pasto ai pescecani e altro grande picco nel debito pubblico. Oltre che, ovviamente, notevole regressione sul piano dei diritti sociali, delle libertà.
Chissà se a questo c'hanno pensato quei due grandi imbecilli...
"A giocare col nero perdi sempre"...
A propos...
Comunicato della Segreteria Nazionale del Prc
COMUNICATO
Il PRC ritiene che il governo Prodi debba continuare la sua azione.La gravità del voto che si è espresso oggi al Senato sulla politica internazionale non deve interrompere una esperienza di governo, proprio nel momento in cui più significativamente si è delineata una linea di discontinuità con il precedente governo, di autonomia e di ricerca di un ruolo del nostro Paese nella direzione della pace.Riteniamo che questa richiesta sia in sintonia con il sentimento diffuso tra il nostro popolo e nelle associazioni e i movimenti democratici, anche in coloro che hanno dato vita in questi mesi alle grandi mobilitazioni che hanno attraversato il Paese.E’ in questo senso paradossale la distanza che il palazzo ha dimostrato oggi dal popolo reale.Proprio per questi motivi, il governo Prodi può contare sulla fiducia e il sostegno del Partito della Rifondazione Comunista.Per quanto riguarda, infine, la non partecipazione al voto del senatore Franco Turigliatto, la segreteria ritiene il suo comportamento non solo sbagliato ma incompatibile con le scelte e la modalità di relazione dentro la comunità politica del partito. E’ infatti l’atto più antidemocratico e violento utilizzare una postazione di privilegio per cambiare le decisioni e la collocazione politica che il partito e i gruppi parlamentari democraticamente assumono.La segreteria nazionale del PRC valuterà l’ulteriore sviluppo della situazione politica a partire dall’incontro che si terrà fra poco al Quirinale.
La Segreteria Nazionale del PRC
Roma, 21 febbraio 2007Ore 18.20
Amarezza per aver dato la possibilità alla destra di schiamazzare nell'aula del Senato, con cori da stadio e i soliti chichés carnevaleschi che li accompagnano. E alla sinistra di lamentarsi ancora una volta della sinistra radicale.
Staremo a vedere. Ancora una volta. Chiedendoci se a salvarci sarà un Prodi-Bis, un tentato minestrone con i seguaci del Vaticano (leggi Udc) o se siamo condannati al ritorno della destra.
Il che vuol dire fine delle promesse della sinistra.Via libera al precariato. Taglio netto ai fondi per la sanità, la ricerca, l'università. Economia in pasto ai pescecani e altro grande picco nel debito pubblico. Oltre che, ovviamente, notevole regressione sul piano dei diritti sociali, delle libertà.
Chissà se a questo c'hanno pensato quei due grandi imbecilli...
"A giocare col nero perdi sempre"...
A propos...
Comunicato della Segreteria Nazionale del Prc
COMUNICATO
Il PRC ritiene che il governo Prodi debba continuare la sua azione.La gravità del voto che si è espresso oggi al Senato sulla politica internazionale non deve interrompere una esperienza di governo, proprio nel momento in cui più significativamente si è delineata una linea di discontinuità con il precedente governo, di autonomia e di ricerca di un ruolo del nostro Paese nella direzione della pace.Riteniamo che questa richiesta sia in sintonia con il sentimento diffuso tra il nostro popolo e nelle associazioni e i movimenti democratici, anche in coloro che hanno dato vita in questi mesi alle grandi mobilitazioni che hanno attraversato il Paese.E’ in questo senso paradossale la distanza che il palazzo ha dimostrato oggi dal popolo reale.Proprio per questi motivi, il governo Prodi può contare sulla fiducia e il sostegno del Partito della Rifondazione Comunista.Per quanto riguarda, infine, la non partecipazione al voto del senatore Franco Turigliatto, la segreteria ritiene il suo comportamento non solo sbagliato ma incompatibile con le scelte e la modalità di relazione dentro la comunità politica del partito. E’ infatti l’atto più antidemocratico e violento utilizzare una postazione di privilegio per cambiare le decisioni e la collocazione politica che il partito e i gruppi parlamentari democraticamente assumono.La segreteria nazionale del PRC valuterà l’ulteriore sviluppo della situazione politica a partire dall’incontro che si terrà fra poco al Quirinale.
La Segreteria Nazionale del PRC
Roma, 21 febbraio 2007Ore 18.20
martedì, febbraio 20, 2007
Caos NON calmo
E' mezzanotte. Ed io sono davanti al Pc. Non che non abbia sonno. Anzi. E' tutto il giorno che mi arrovello sui batteri, che metto a posto casa, faccio lunghe conversazioni al telefono e navigo in Internet.Ma questo pc era talmente solo che non ho potuto resistere. E poi, scrivere di notte mi ha sempre ispirato...fa tanto, Carrie (sex and the city) o intellettuale impegnato sotto il cielo di Manhattan. Peccato che, dalla mia finestra, vedo solo il cielo di Careggi.
Il libro che sto leggendo mi aspetta sul comodino. Caos calmo. E' alquanto straziante. Questa situazione di immobilità emotiva, di disordine dal quale non ci si riesce a liberare (e che, perciò, non é un disordine creativo), mi ha sempre impaurito enormemente.
Quello che mi ha prodotto sempre tanta angoscia é la stasi, l'apatia, l'essere circondati da muti opprimenti. Troppo grandi per essere scavalcati.
E i miei periodi peggiori sono stati proprio quelli. Quelli in cui non trovavo la forza di combattere, di reagire, di cambiare e cambiarmi. Ma, per fortuna, mi sono resa conto che ormai quelle giornate sono ombre lontane. E' certo questo un periodo di caos...se penso alle cose che devo fare e a quelle che vorrei mettere in cantiere si fondono i neuroni, ma l'immobilità, quella bestiaccia, é davvero lontana.E la cosa che più mi fa stare bene é che, attorno a me, é tutto un caos non calmo...le persone sono in continua evoluzione. C'é chi ha preso delle scelte importanti, chi sta lottando per dimostrare al mondo quanto vale, chi ha scelto di mettere al primo posto i propri obiettivi, le proprie passioni, le ambizioni mai sopite. E, in tutto ciò, io vedo CORAGGIO, GRINTA, TENACIA.
I fisiologi direbbero che, attorno a me, c'é un feedback positivo di energia, di buone intenzioni, nobili propositi. Di una forza che si autorigenera e ci rigenera.
E questo lo dica soprattutto per un'amica con cui oggi ho avuto una delle nostre chiacchierate liberatorie...Lu, ti ammiro tanto.Perché, nella tua scelta c'é coraggio e responsabilità.Verso la persona che sei e il medico che sarai. E, soprattutto, questo é il primo passo per comprendere che prima di tutto veniamo NOI. Il mondo fantastico ma anche, duro, faticoso, estenuante che ci circonda, é impercettibilmente un passo indietro. Ora la strada non può che essere in discesa.
Il libro che sto leggendo mi aspetta sul comodino. Caos calmo. E' alquanto straziante. Questa situazione di immobilità emotiva, di disordine dal quale non ci si riesce a liberare (e che, perciò, non é un disordine creativo), mi ha sempre impaurito enormemente.
Quello che mi ha prodotto sempre tanta angoscia é la stasi, l'apatia, l'essere circondati da muti opprimenti. Troppo grandi per essere scavalcati.
E i miei periodi peggiori sono stati proprio quelli. Quelli in cui non trovavo la forza di combattere, di reagire, di cambiare e cambiarmi. Ma, per fortuna, mi sono resa conto che ormai quelle giornate sono ombre lontane. E' certo questo un periodo di caos...se penso alle cose che devo fare e a quelle che vorrei mettere in cantiere si fondono i neuroni, ma l'immobilità, quella bestiaccia, é davvero lontana.E la cosa che più mi fa stare bene é che, attorno a me, é tutto un caos non calmo...le persone sono in continua evoluzione. C'é chi ha preso delle scelte importanti, chi sta lottando per dimostrare al mondo quanto vale, chi ha scelto di mettere al primo posto i propri obiettivi, le proprie passioni, le ambizioni mai sopite. E, in tutto ciò, io vedo CORAGGIO, GRINTA, TENACIA.
I fisiologi direbbero che, attorno a me, c'é un feedback positivo di energia, di buone intenzioni, nobili propositi. Di una forza che si autorigenera e ci rigenera.
E questo lo dica soprattutto per un'amica con cui oggi ho avuto una delle nostre chiacchierate liberatorie...Lu, ti ammiro tanto.Perché, nella tua scelta c'é coraggio e responsabilità.Verso la persona che sei e il medico che sarai. E, soprattutto, questo é il primo passo per comprendere che prima di tutto veniamo NOI. Il mondo fantastico ma anche, duro, faticoso, estenuante che ci circonda, é impercettibilmente un passo indietro. Ora la strada non può che essere in discesa.
giovedì, febbraio 15, 2007
Girando su internet ho trovato per caso questa lettera.Credo esprima bene quello che pensano molte persone...
Lettera alle Brigate Rosse 20 marzo 1978
So che la presente mia lettera, a ogni giudizio obiettivo e attuale non può apparire se non un vaniloquio ridicolo, idiota e scandaloso; (oltre che agli effetti pratici, un campione senza valore). E tale, anzitutto, apparirà ai miei presunti destinatari. Ma in certe ore estreme quando l’intelligenza non serve più, non resta che seguire i movimenti della propria coscienza disperata, anche se non vengono esclusivamente dalla ragione e se, purtroppo, si è consapevoli della loro inutilità. Rivolgendomi a voi brigat. (rimosso l’orrore che per mia natura di fronte a ogni violenza mi farebbe ammutolire) io mi sforzo di non dubitare, almeno, che voi crediate in piena fede ai motivi da voi dichiarati per le vostre azioni; ossia che voi siate davvero, ai vostri propri occhi, dei rivoluzionari. Confesso che dato l’uso che ne è stato fatto nella storia fino a tutt’oggi, mi ripugna ormai di ripetere la parola rivoluzione (e fin di pronunciarla). Però questa parola, per quanto stuprata e tradita, in se stessa mantiene il suo significato primo e autentico: di grande azione popolare al fine di instaurare una società più degna. Ora, su questa chiara definizione, sono state sventolate troppe bandiere equivoche. E il primo equivoco è stato di scrivere, su queste bandiere ,il motto nazionale: il fine giustifica i mezzi.Questo principio (non per niente sventolato da Benito Mussolini e dai suoi simili per le loro “rivoluzioni”) è sicura insegna di falsità. Anzi la verità sta nel suo rovescio: I mezzi denunciano il fine. Ora, i mezzi di cui voi vi servite attualmente corrispondono a un modello riconoscibile e preciso: quello stesso che distrusse le più oscure “rivoluzioni” del nostro secolo, e che si fonda su un carattere basilare: il totale disprezzo per la persona umana.
Una società instaurata nel totale disprezzo della persona umana, qualsiasi nome voglia darsi, non può essere che oscenamente fascista: e può disporre oggi, inoltre, di tali mezzi, da raffinare ancora, se possibile, i propri metodi tradizionali. Da una simile società ormai non possono nascere che generazioni di castrati e di servi. Non crediate dunque di rendervi credibili auspicando il peggio, in nome di chissà quali catarsi successive. Voi per la vostra giovane età, non avete sperimentato sulla vostra carne, la storia di questo secolo. Forse non l’avete abbastanza studiata (nemmeno quella più recente) e contate sull’ignoranza e l’inesperienza di altri giovani per farne i vostri seguaci. Voglio credere che non vi rendiate conto della corruzione che potreste esercitare così, sulle loro coscienze, né delle conseguenze innominabili che ne ricadrebbero su di loro. A chi per caso avesse letto i miei ultimi libri, sarebbe nota quale stima io faccia delle società istituite. Ma per quanto inette e corrotte possano venir giudicate certe società presenti, io mi auguro di non vivere abbastanza per assistere a nuovi totalitarismi.
Elsa Morante
...e questo era più di vent'anni fa. E, quasi come quei fantasmi che a volte ritornano, pochi giorni fa é stata scoperta un altro grosso tumore nella società. Nulla di anacronistico, infondato o non pericoloso. Un gruppo di persone infltrate negli ambiti più insospettabili della società. Ma quello che più fa paura é che c'é ancora chi crede che con i kalashnikov e le bombe si possa cambiare qualcosa.Come se la storia e le tante vittime di stragi impunite non avessero insegnato niente.
Ma nn c'é da stupirsi...é l'inevitabile conseguenza di una cultura che spinge sempre più verso la violenza.Per cui diventa tutto lecito...dal lanciare massi allo stadio a organizzare attività terroristiche. Dove si arriverà?
Lettera alle Brigate Rosse 20 marzo 1978
So che la presente mia lettera, a ogni giudizio obiettivo e attuale non può apparire se non un vaniloquio ridicolo, idiota e scandaloso; (oltre che agli effetti pratici, un campione senza valore). E tale, anzitutto, apparirà ai miei presunti destinatari. Ma in certe ore estreme quando l’intelligenza non serve più, non resta che seguire i movimenti della propria coscienza disperata, anche se non vengono esclusivamente dalla ragione e se, purtroppo, si è consapevoli della loro inutilità. Rivolgendomi a voi brigat. (rimosso l’orrore che per mia natura di fronte a ogni violenza mi farebbe ammutolire) io mi sforzo di non dubitare, almeno, che voi crediate in piena fede ai motivi da voi dichiarati per le vostre azioni; ossia che voi siate davvero, ai vostri propri occhi, dei rivoluzionari. Confesso che dato l’uso che ne è stato fatto nella storia fino a tutt’oggi, mi ripugna ormai di ripetere la parola rivoluzione (e fin di pronunciarla). Però questa parola, per quanto stuprata e tradita, in se stessa mantiene il suo significato primo e autentico: di grande azione popolare al fine di instaurare una società più degna. Ora, su questa chiara definizione, sono state sventolate troppe bandiere equivoche. E il primo equivoco è stato di scrivere, su queste bandiere ,il motto nazionale: il fine giustifica i mezzi.Questo principio (non per niente sventolato da Benito Mussolini e dai suoi simili per le loro “rivoluzioni”) è sicura insegna di falsità. Anzi la verità sta nel suo rovescio: I mezzi denunciano il fine. Ora, i mezzi di cui voi vi servite attualmente corrispondono a un modello riconoscibile e preciso: quello stesso che distrusse le più oscure “rivoluzioni” del nostro secolo, e che si fonda su un carattere basilare: il totale disprezzo per la persona umana.
Una società instaurata nel totale disprezzo della persona umana, qualsiasi nome voglia darsi, non può essere che oscenamente fascista: e può disporre oggi, inoltre, di tali mezzi, da raffinare ancora, se possibile, i propri metodi tradizionali. Da una simile società ormai non possono nascere che generazioni di castrati e di servi. Non crediate dunque di rendervi credibili auspicando il peggio, in nome di chissà quali catarsi successive. Voi per la vostra giovane età, non avete sperimentato sulla vostra carne, la storia di questo secolo. Forse non l’avete abbastanza studiata (nemmeno quella più recente) e contate sull’ignoranza e l’inesperienza di altri giovani per farne i vostri seguaci. Voglio credere che non vi rendiate conto della corruzione che potreste esercitare così, sulle loro coscienze, né delle conseguenze innominabili che ne ricadrebbero su di loro. A chi per caso avesse letto i miei ultimi libri, sarebbe nota quale stima io faccia delle società istituite. Ma per quanto inette e corrotte possano venir giudicate certe società presenti, io mi auguro di non vivere abbastanza per assistere a nuovi totalitarismi.
Elsa Morante
...e questo era più di vent'anni fa. E, quasi come quei fantasmi che a volte ritornano, pochi giorni fa é stata scoperta un altro grosso tumore nella società. Nulla di anacronistico, infondato o non pericoloso. Un gruppo di persone infltrate negli ambiti più insospettabili della società. Ma quello che più fa paura é che c'é ancora chi crede che con i kalashnikov e le bombe si possa cambiare qualcosa.Come se la storia e le tante vittime di stragi impunite non avessero insegnato niente.
Ma nn c'é da stupirsi...é l'inevitabile conseguenza di una cultura che spinge sempre più verso la violenza.Per cui diventa tutto lecito...dal lanciare massi allo stadio a organizzare attività terroristiche. Dove si arriverà?
lunedì, febbraio 05, 2007
Primo post dalla nuova rete domestica!
Eccomi qui.Un pò in bilinco, con il pc sulle ginocchia e tanti pensieri in testa da riordinare.
L'input a scrivere mi é venuto da una chiacchierata con un mio amico del liceo.E' stato tristissimo capire che non sa più nulla della mia vita.O forse non ha mai saputo nulla.
Però poi mi é venuto da pensare a me. E ho preso coscienza del fatto che io sono me stessa. E lo sono sempre stata. Con i miei casini, le mille idee da riordinare, e la voglia di imparare, di scoprire, di combattere. E mi rincuora sapere che ci sono persone che mi hanno conosciuta subito. E in maniera immediata, istintiva, rapida hanno capito verso che direzioni volgono i miei sogni, da quali ideali e obiettivi sono mossi i miei passi.
Perciò questo post voglio dedicarlo a loro...
queridas amigas del club rowenta, riuscite ad essere con me anche nei lunghi mesi di studio che ci tengono lontane.E anche se non condividiamo più insieme pasti frugali a mensa, anche se non passiamo più di mezz'ora a parlare delle nostre sventure sentimentali, vi sento vicine...
la vostra gioia, i vostri successi mi rendono troppo felice, fiera, orgogliosa e, allo stesso tempo, sapere che ci siete e ci sarete sempre mi fa sentire meno sola.
Ma km dimenticare le mie amiche di sempre?Quelle intramontabili, sempreverdi che, anche se lontane km, sono un punto di riferimento, senza il quale davvero tutto sarebbe troppo insopportabile.
E poi ci sono le mie due strane coinquiline-sorelle. Quella glamour, sempre impeccabile, con la battuta tagliente e il consiglio saggio quando sei in crisi. E quella vagabonda, con i piercing, l'aria ribelle, ma che t'inspira senza protezione.
E poi c'é il vicino di casa che ti mette di buon umore ogni mattina, una mail da un professore che ti conosceva davvero bene, un msg di tuo padre, un sorriso da un anziano a cui hai ceduto il post nel bus, una dedica su un libro, un tvb scontato, banale ma che é pur sempre un tvb, un bel film da guardare raggomitolati sull'unica poltrona che hai in casa. E poi i tuoi libri, le tue canzoni, i ricordi ke ti fanno commuovere e quelli che ti fanno incazzare pensando a tutte le persone che ti abbandonata per strada. Sì, perché questo post é dedicato anche a loro. A quella che era la mia migliore amica, al migliore amico e ad un'amicizia che mi aveva accompagnato costantemente in questi due anni a Firenze. Nel loro ricordo c'é tanta rabbia, tanto rancore mista ad una nostalgia che, nonostante le eiventi ragioni di amarezza, non accenna a passare.
Ma é grazie a tutto ciò, alle persone meravigliose che ho intorno e a quelle meno cristalline che ho incrociato, che oggi sono quella che sono. con i miei casini, le mille idee per la testa e la voglia, irrefrenabile, di vivere, di imparare, di migliorare, per quanto possibile, il mio microcosmo.
Ed é grazie a tutto ciò che il mio equilibrio instabile é assolutamente meraviglioso. Assolutamente perfetto. E se vivere é davvero questo lanciarsi su un' altalena fra l'euforia, la spensieratezza ed i momenti più cubi, grigi, incerti...allora io non voglio davvero più scen
L'input a scrivere mi é venuto da una chiacchierata con un mio amico del liceo.E' stato tristissimo capire che non sa più nulla della mia vita.O forse non ha mai saputo nulla.
Però poi mi é venuto da pensare a me. E ho preso coscienza del fatto che io sono me stessa. E lo sono sempre stata. Con i miei casini, le mille idee da riordinare, e la voglia di imparare, di scoprire, di combattere. E mi rincuora sapere che ci sono persone che mi hanno conosciuta subito. E in maniera immediata, istintiva, rapida hanno capito verso che direzioni volgono i miei sogni, da quali ideali e obiettivi sono mossi i miei passi.
Perciò questo post voglio dedicarlo a loro...
queridas amigas del club rowenta, riuscite ad essere con me anche nei lunghi mesi di studio che ci tengono lontane.E anche se non condividiamo più insieme pasti frugali a mensa, anche se non passiamo più di mezz'ora a parlare delle nostre sventure sentimentali, vi sento vicine...
la vostra gioia, i vostri successi mi rendono troppo felice, fiera, orgogliosa e, allo stesso tempo, sapere che ci siete e ci sarete sempre mi fa sentire meno sola.
Ma km dimenticare le mie amiche di sempre?Quelle intramontabili, sempreverdi che, anche se lontane km, sono un punto di riferimento, senza il quale davvero tutto sarebbe troppo insopportabile.
E poi ci sono le mie due strane coinquiline-sorelle. Quella glamour, sempre impeccabile, con la battuta tagliente e il consiglio saggio quando sei in crisi. E quella vagabonda, con i piercing, l'aria ribelle, ma che t'inspira senza protezione.
E poi c'é il vicino di casa che ti mette di buon umore ogni mattina, una mail da un professore che ti conosceva davvero bene, un msg di tuo padre, un sorriso da un anziano a cui hai ceduto il post nel bus, una dedica su un libro, un tvb scontato, banale ma che é pur sempre un tvb, un bel film da guardare raggomitolati sull'unica poltrona che hai in casa. E poi i tuoi libri, le tue canzoni, i ricordi ke ti fanno commuovere e quelli che ti fanno incazzare pensando a tutte le persone che ti abbandonata per strada. Sì, perché questo post é dedicato anche a loro. A quella che era la mia migliore amica, al migliore amico e ad un'amicizia che mi aveva accompagnato costantemente in questi due anni a Firenze. Nel loro ricordo c'é tanta rabbia, tanto rancore mista ad una nostalgia che, nonostante le eiventi ragioni di amarezza, non accenna a passare.
Ma é grazie a tutto ciò, alle persone meravigliose che ho intorno e a quelle meno cristalline che ho incrociato, che oggi sono quella che sono. con i miei casini, le mille idee per la testa e la voglia, irrefrenabile, di vivere, di imparare, di migliorare, per quanto possibile, il mio microcosmo.
Ed é grazie a tutto ciò che il mio equilibrio instabile é assolutamente meraviglioso. Assolutamente perfetto. E se vivere é davvero questo lanciarsi su un' altalena fra l'euforia, la spensieratezza ed i momenti più cubi, grigi, incerti...allora io non voglio davvero più scen
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