Più di un mese fa scrissi di un buco nero.
Quello che, quando ti travolge, sa cancellarti dalla memoria com'era vivere al suo interno.
Più di un mese fa. E tante cose sono cambiate. Ho delle viti e dei bulloni nella schiena e dei fili di ferro nel piede. E, come nella più antica lezione della storia dell'umanità, ho scoperto che, quando la tua integrità fisica é messa a repentaglio, tutto quello che avevi prima ti sembrava il paradiso.Anche quel buco nero, anche quello che credevi vuoto. Ed invece era un mondo. Il tuo mondo.
Ma, come nelle migliori favole a lieto fine, il mio mondo non mi ha abbandonato un istante. Era lì quando, nelle prime, convulse ore in pronto soccorso, muovevo ostinatamente le gambe per assicurarmi che il midollo fosse salvo.
Era lì appena uscita dalla sala operatoria.
Era lì il giorno seguente e quelli dopo ancora.
Ed é un mondo fatto di sorrisi rassicuranti della mia famiglia, dell'amore di Riccardo, degli abbracci e delle battute delle mie straordinarie amiche, dell'affetto di chiunque sia stato lì con me.Anche solo per un attimo.
Ed ho avuto tanto, troppo tempo per pensare. Osservare la vita dall'esterno e avvertire la voglia, quasi spasmodica, di tuffarmici dentro. Di superare i limiti della vita finora conosciuta, di gettarmi a capofitto in nuove imprese, di fare del bene, con i miei limiti e le mie imperfezioni. E di non rimandare più un abbraccio, un momento speciale, una serata rilassante in nome di un senso disperato e malsano del dovere.
E' che ho una voglia nuova, rinnovata di viverla questa vita. Questa vita da adulti. Fatta di problemi, di frustazioni, di dubbi, di scelte difficili, di momenti di sconforto, di responsabilità. Ma anche di corse in motorino sotto la pioggia, di risate fino alle lacrime, di attimi in cui la felicità ti travolge e puoi solo restare inerme, di serenità inattese, di successi meritati.
E vivere é stato disperatamente bello anche da un letto in corsia. Quando il tuo organismo ti veniva incontro concedendoti un progresso in più, quando una carezza mi accompagnava nel sonno, quando osservavo gli uccelli volare e pensavo a quanto bello sarà quando spiccherò il mio di volo.
Quando tiravo su il lenzuolo, perché commuovermi era bello ma anche intimo.Ed era un momento solo mio.
Ed ora sono qui. Con le ossa rotte (e non é un eufemismo!) ma serena.
Pronta a vivere la mia primavera.
Una giovane idealista con tante illusioni ed una segreta, utopistica speranza...cercare, in piccolo e,per quanto possibile, di rendere questo posto il migliore dei mondi possibili!
sabato, aprile 25, 2009
martedì, marzo 17, 2009
Quando entri in un buco nero
Cari lettori,
non sarete di certo abituati a toni pessimistici. Io sono la ragazza che si emoziona con il primo raggio di sole in faccia, a cui batte il cuore forte per un paio di occhi scuri, che adora studiare, imparare, conoscere. E che, finora, non ha mai conosciuto buchi neri.
Quelli in cui,quando entri, ti dimentichi di tutto. Ti dimentichi di come era mangiare, dormire, studiare, correre, uscire al di fuori di quel buco nero. Ti dimentichi la sensazione di assurda felicità improvvisa, di testa sgombra da qualsiasi pensiero. Ti dimentichi di come era addormentarsi con l'ansia di vivere un giorno nuovo.
Ora di nero intorno a me ne vedo parecchio. E quando il buio ti attanaglia é difficile scorgere tutti i bagliori di luce che ti circondano, tutte le mani tese verso di te. Che sono tantissime.
E ti chiedi ossessivamente se riuscirai un giorno a riemergere dal tuo buco nero.
Non é un post di resa, di sconfitta. E' l'ammissione che sono umana. E fragile. E che ho voglia di piangere ma anche di provare a reinventare la mia vita.
non sarete di certo abituati a toni pessimistici. Io sono la ragazza che si emoziona con il primo raggio di sole in faccia, a cui batte il cuore forte per un paio di occhi scuri, che adora studiare, imparare, conoscere. E che, finora, non ha mai conosciuto buchi neri.
Quelli in cui,quando entri, ti dimentichi di tutto. Ti dimentichi di come era mangiare, dormire, studiare, correre, uscire al di fuori di quel buco nero. Ti dimentichi la sensazione di assurda felicità improvvisa, di testa sgombra da qualsiasi pensiero. Ti dimentichi di come era addormentarsi con l'ansia di vivere un giorno nuovo.
Ora di nero intorno a me ne vedo parecchio. E quando il buio ti attanaglia é difficile scorgere tutti i bagliori di luce che ti circondano, tutte le mani tese verso di te. Che sono tantissime.
E ti chiedi ossessivamente se riuscirai un giorno a riemergere dal tuo buco nero.
Non é un post di resa, di sconfitta. E' l'ammissione che sono umana. E fragile. E che ho voglia di piangere ma anche di provare a reinventare la mia vita.
venerdì, marzo 06, 2009
Il ritorno
Era così tanto che non scrivevo che ho avuto seri problemi ad entrare nel blog. Accidenti a fb, occupa tutte le mie pause, mi consente di farmi i fatti altrui ma ha sancito la morte della mia verve creativa. Ora basta però. Le prossime settimane saranno decisive. Se non altro saprò se il prossimo anno lo passerò al'ombra dell'inceneritore di Careggi o sotto il sole caldo andaluso, o dove altro questo strambo programma Susani Rosselli-gestito, vorrà portarmi.
O forse, come dice la Valanzano, i prossimi mesi sono quelli che ti mettono il "marchio di fabbrica" da dottore. Il mestiere più bello del mondo. Ed é ovvio che ne sono ancora più convinta ora che entro nel vero mondo medico. Ora che comincio ad entrare nel sapere specialistico, anche se si tratta di dermatologia che mi annoia come poche altre cose.Ora che molte più paure di quando sono entrata, ora che gestire la vita umana mi sembra un'impresa immane, ora che ho molti più punti interrogativi che certezze. E comincio a pensare al domani e metto in conto anche specializzazioni che non avevo mai considerato. E penso quanto sarebbe bello fare l'oncologa, far nascere bambini, provare l'emozione di usare un bisturi. Ora che mi sento una foglia su un albero d'autunno, ora che pensieri assurdi affollano la mia mente, ora che sono stanca, ma di una stanchezza che sembra durare da anni, ora mi sento viva. E ho la sensazione di essere davanti ad una svolta.
O forse, come dice la Valanzano, i prossimi mesi sono quelli che ti mettono il "marchio di fabbrica" da dottore. Il mestiere più bello del mondo. Ed é ovvio che ne sono ancora più convinta ora che entro nel vero mondo medico. Ora che comincio ad entrare nel sapere specialistico, anche se si tratta di dermatologia che mi annoia come poche altre cose.Ora che molte più paure di quando sono entrata, ora che gestire la vita umana mi sembra un'impresa immane, ora che ho molti più punti interrogativi che certezze. E comincio a pensare al domani e metto in conto anche specializzazioni che non avevo mai considerato. E penso quanto sarebbe bello fare l'oncologa, far nascere bambini, provare l'emozione di usare un bisturi. Ora che mi sento una foglia su un albero d'autunno, ora che pensieri assurdi affollano la mia mente, ora che sono stanca, ma di una stanchezza che sembra durare da anni, ora mi sento viva. E ho la sensazione di essere davanti ad una svolta.
martedì, dicembre 02, 2008
La mia é una casa strana
La mia é una casa strana.
Guardi il mondo dall'alto, dato che é più bassa del livello della strada. E le persone ti sembrano tutti dei gran vatussi e dei grandi rompiscatole.Quando passando fingendosi distratti e spiano cosa accade nella mia stanza. Quando le vecchiette si fermano a chiacchierare tutte davanti la mia finestra e magari io sto studiando e non provo grande interesse per le epopee dei loro nipoti. Quando i bambini si aggrappano alle inferriate delle finestre e urlano: "Babbo!!!Ma quella lì parla da sola!!!". E il babbo finge di sgridare il curioso bimbo e, in realtà, si mette a spiare pure lui.
La mia ti sembra proprio una casa strana quando sei in giardino e senti la tua vicina che chiama il marito ultrasettantenne "piccolino", esortandolo a bere il "lattuccio" e mangiare qualche biscottino.
La mia é una casa strana perché in giardino trovi tulipani e calle ma un pò di basilico, manco a pagarlo.
Ed é proprio tanto strana quando tua sorella minore, per rimproverarti del baccano , entra in camera brandendo il suo defunto rasta. Che ha conservato per i momenti in cui esige ordine e disciplina, usandolo, appunto, come frusta.
Per non parlare di quanto strana mi appare quando osservo Linda, la stranezza fatta persona. Che non accetta di invecchiare e per rivendicare il suo diritto alla giovinezza, giustamente, si comporta da vera gggiovane. Che si rompre le coste pogando (ma in casa, magari l'avesse fatto ad un concerto!!!), che esce per un aperitivo e torna a notte fonda ridendo in maniera ebete, che inventa canzoni e coreografie un giorno sì e l'altro pure.
La mia é una casa strana quando si trattiene la fame serale fino alle 20:30, perché il primo boccone deve coincidere necessariamente con le parole "un altro giorno é qui..." e si riordina tutto in fretta, perché dopo cena é d'obbligo la partitella a Word Challenge. E, se si vince, ci si sente un pò superdotati, un pò come se avessimo avuto un riconoscimento internazionale.
La mia é una casa strana quando si aspetta con ansia l'arrivo dei miei da dietro le tende. E quando arrivano, con la macchina in pure stile terrone, stipata fino all'inverosimile di ogni pensabile genere alimentare, si prova una strana, infantile felicità.
Ed é una strana casa quando arrivano quelle strane ragazze che adorano bere la camomilla qui e, ora, quello strano ragazzo che dà fuoco alla moka. Ma in questa stranezza mi sento a casa. E, appunto, non chiedetevi perché poi io sia così.
Guardi il mondo dall'alto, dato che é più bassa del livello della strada. E le persone ti sembrano tutti dei gran vatussi e dei grandi rompiscatole.Quando passando fingendosi distratti e spiano cosa accade nella mia stanza. Quando le vecchiette si fermano a chiacchierare tutte davanti la mia finestra e magari io sto studiando e non provo grande interesse per le epopee dei loro nipoti. Quando i bambini si aggrappano alle inferriate delle finestre e urlano: "Babbo!!!Ma quella lì parla da sola!!!". E il babbo finge di sgridare il curioso bimbo e, in realtà, si mette a spiare pure lui.
La mia ti sembra proprio una casa strana quando sei in giardino e senti la tua vicina che chiama il marito ultrasettantenne "piccolino", esortandolo a bere il "lattuccio" e mangiare qualche biscottino.
La mia é una casa strana perché in giardino trovi tulipani e calle ma un pò di basilico, manco a pagarlo.
Ed é proprio tanto strana quando tua sorella minore, per rimproverarti del baccano , entra in camera brandendo il suo defunto rasta. Che ha conservato per i momenti in cui esige ordine e disciplina, usandolo, appunto, come frusta.
Per non parlare di quanto strana mi appare quando osservo Linda, la stranezza fatta persona. Che non accetta di invecchiare e per rivendicare il suo diritto alla giovinezza, giustamente, si comporta da vera gggiovane. Che si rompre le coste pogando (ma in casa, magari l'avesse fatto ad un concerto!!!), che esce per un aperitivo e torna a notte fonda ridendo in maniera ebete, che inventa canzoni e coreografie un giorno sì e l'altro pure.
La mia é una casa strana quando si trattiene la fame serale fino alle 20:30, perché il primo boccone deve coincidere necessariamente con le parole "un altro giorno é qui..." e si riordina tutto in fretta, perché dopo cena é d'obbligo la partitella a Word Challenge. E, se si vince, ci si sente un pò superdotati, un pò come se avessimo avuto un riconoscimento internazionale.
La mia é una casa strana quando si aspetta con ansia l'arrivo dei miei da dietro le tende. E quando arrivano, con la macchina in pure stile terrone, stipata fino all'inverosimile di ogni pensabile genere alimentare, si prova una strana, infantile felicità.
Ed é una strana casa quando arrivano quelle strane ragazze che adorano bere la camomilla qui e, ora, quello strano ragazzo che dà fuoco alla moka. Ma in questa stranezza mi sento a casa. E, appunto, non chiedetevi perché poi io sia così.
lunedì, novembre 10, 2008
Resoconto...oops, parecchio lungo!
Questo é un post che sta cercando di venire fuori da tanto.Sono settimane che prova a venir fuori, con passi timidi e incerti. Ma poi, il poco tempo a disposizione, le pagine da studiare, la mancanza di quell'ispirazione luminosa che deve guidare il mio scrivere, fanno morire le intenzioni sul nascere. Oggi, però, leggendo il profetico blog di Laura -che guardandosi dentro, alla sua maniera appassionata e inconfondibile,ti esorta, implicitamente, a fare lo stesso- é come se avessi preso per i capelli il groviglio di pensieri ed emozioni che mi si agitano dentro da un mese a questa parte. Ed é arrivato il momento che vedano la luce. Se non altro, perché , se qualcosa di buono questo blog ha avuto, é che mi ha permesso sempre di fare un resoconto. Di tentare l'utopistica impresa di mettere ordine in quella che Lucilla ha definito "tutto e il contrario di tutto".
Sono mesi in cui mi sento in cammino. E, come ogni cammino che si rispetti, faccio grandi balzi in avanti, un attimo dopo mi fermo esausta, per poi riprendere a saltellare. Nulla di nuovo in tutto ciò. Chi mi conosce sa quanto sono capace di essere energica ed entusiasta ed, un attimo dopo, sfiduciata e ombrosa. Ma, all'alba dei miei 23 anni, posso dire di essere giunta ad una svolta.
E, tranquilli, non arriverà una sviolinata o una dichiarazione in stile "bacio perugina". Ma non posso nascondere -e il mio sorriso spesso ebete non riuscirebbe a farlo- quanta luce sia entrata nella mia vita.
Così, in maniera così inaspettata e assolutamente non calcolata, che ancora oggi fatico a ripercorrerne le orme.
E mi ha fatto vacillare, riflettere ossessivamente sull'eventualità di questo viaggio, perdermi nei meandri della ragione, per poi provare, una volta, una sola volta, a seguire solo quello che voleva il mio cuore.
Ma, impossibile é per chi ha fatto della lucida razionalità la sua guida, affidarsi totalmente all'istinto.Ho provato, però, a lasciarmi trasportare da quello che voleva la vera me stessa, quella nascosta, sotto le macerie di libri, libretti e appelli. Quella che è abituata a dire no ad un aperitivo con le amiche, se una settimana dopo c'é un esame. Quella che ormai non si chiede neanche più perché debba dormire 4 ore a notte i giorni prima. Quella che, purtroppo, arrivare a fare queste cose in automatico, dimenticandosi che tutto fuori brulica di vita.Ecco. Non ho potuto resistere, difendermi, costruire nuove barriere perché tutto in questo nuovo rapporto mi porta alla vita. Ad una vita luminosa, accecante, ogni giorno entusiasmante se ho avuto il raro privilegio di incontrare una persona che vive appassionatamente.E riesce a farsi brillare gli occhi se un bambino gli sorride, se ascolta paroloni incomprensibili all'odioso Tgeconomia e capisce di cosa si sta parlando, se é attento e curioso anche quando gli parlo di pus e di steatorrea. E mi sono ritrovata ad essere esploratrice di me stessa, di quelle stanze tenute troppo a lungo al buio,di quei lati di me che, non so per quale assurda convinzione, ritenevo non dovessero necessariamente venire fuori.
E mi guardo dall'esterno, con un sorriso sereno:quando penso che in fondo le prese in giro sull'iperglicemia dei miei discorsi, da parte di Maria e Lucia me le merito tutte, se penso a quando mi perdo in pensieri lontani e vicinissimi,a quanto belli, forti, luminosi siamo quando ,insieme, con un misto si esaltazione ed ambizione, immaginiamo di poter raggiungere ogni obiettivo prefisso.
E questo senso di completezza non mi appiattisce. Anzi, mi porta ad essere ogni giorno più diligente di quello prima, a svegliarmi con il sorriso per tutto quello che avrò da scoprire, imparare, conoscere. Una sorta di entusiasmo persistente che sta, serenamente e spontaneamente, pervadendo i miei studi-che tra l'altro amo ogni giorno più senza limiti-, il rapporto con i miei genitori, con le mie amiche. Ogni giorno più speciale, più forte, più nostro. E dalle quali ormai non posso proprio più staccarmi.
Forse é un retaggio dei film estivi deprimenti. Quelli in cui, quando il protagonista si sente smisuratamente felice, ecco che una disgrazia era già alle porte. O dello stile di vita moderno. Così veloce, così stressante, così adrenalinico da abbattere ogni picco di serotonina.
O, soprattutto, dell'incapacità di saper riconoscere la felicità.
E, così, mi sono trovata sempre ad interrogarmi sulla semeiotica di questa strana "malattia". Ora la vedo, la percepisco, la sento in ogni fibra di me. E, mai come ora, ho la sensazione che questo miscuglio di pace, inquietudine, entusiasmo, impegno, curiosità sia qualcosa di molto molto simile. E molto persistente. Molto lontano da quell'euforia effimera e passeggera che mi faceva, in passato, saltellare sporadicamente e, ahimé, mi é costata un incisivo.
Sono mesi in cui mi sento in cammino. E, come ogni cammino che si rispetti, faccio grandi balzi in avanti, un attimo dopo mi fermo esausta, per poi riprendere a saltellare. Nulla di nuovo in tutto ciò. Chi mi conosce sa quanto sono capace di essere energica ed entusiasta ed, un attimo dopo, sfiduciata e ombrosa. Ma, all'alba dei miei 23 anni, posso dire di essere giunta ad una svolta.
E, tranquilli, non arriverà una sviolinata o una dichiarazione in stile "bacio perugina". Ma non posso nascondere -e il mio sorriso spesso ebete non riuscirebbe a farlo- quanta luce sia entrata nella mia vita.
Così, in maniera così inaspettata e assolutamente non calcolata, che ancora oggi fatico a ripercorrerne le orme.
E mi ha fatto vacillare, riflettere ossessivamente sull'eventualità di questo viaggio, perdermi nei meandri della ragione, per poi provare, una volta, una sola volta, a seguire solo quello che voleva il mio cuore.
Ma, impossibile é per chi ha fatto della lucida razionalità la sua guida, affidarsi totalmente all'istinto.Ho provato, però, a lasciarmi trasportare da quello che voleva la vera me stessa, quella nascosta, sotto le macerie di libri, libretti e appelli. Quella che è abituata a dire no ad un aperitivo con le amiche, se una settimana dopo c'é un esame. Quella che ormai non si chiede neanche più perché debba dormire 4 ore a notte i giorni prima. Quella che, purtroppo, arrivare a fare queste cose in automatico, dimenticandosi che tutto fuori brulica di vita.Ecco. Non ho potuto resistere, difendermi, costruire nuove barriere perché tutto in questo nuovo rapporto mi porta alla vita. Ad una vita luminosa, accecante, ogni giorno entusiasmante se ho avuto il raro privilegio di incontrare una persona che vive appassionatamente.E riesce a farsi brillare gli occhi se un bambino gli sorride, se ascolta paroloni incomprensibili all'odioso Tgeconomia e capisce di cosa si sta parlando, se é attento e curioso anche quando gli parlo di pus e di steatorrea. E mi sono ritrovata ad essere esploratrice di me stessa, di quelle stanze tenute troppo a lungo al buio,di quei lati di me che, non so per quale assurda convinzione, ritenevo non dovessero necessariamente venire fuori.
E mi guardo dall'esterno, con un sorriso sereno:quando penso che in fondo le prese in giro sull'iperglicemia dei miei discorsi, da parte di Maria e Lucia me le merito tutte, se penso a quando mi perdo in pensieri lontani e vicinissimi,a quanto belli, forti, luminosi siamo quando ,insieme, con un misto si esaltazione ed ambizione, immaginiamo di poter raggiungere ogni obiettivo prefisso.
E questo senso di completezza non mi appiattisce. Anzi, mi porta ad essere ogni giorno più diligente di quello prima, a svegliarmi con il sorriso per tutto quello che avrò da scoprire, imparare, conoscere. Una sorta di entusiasmo persistente che sta, serenamente e spontaneamente, pervadendo i miei studi-che tra l'altro amo ogni giorno più senza limiti-, il rapporto con i miei genitori, con le mie amiche. Ogni giorno più speciale, più forte, più nostro. E dalle quali ormai non posso proprio più staccarmi.
Forse é un retaggio dei film estivi deprimenti. Quelli in cui, quando il protagonista si sente smisuratamente felice, ecco che una disgrazia era già alle porte. O dello stile di vita moderno. Così veloce, così stressante, così adrenalinico da abbattere ogni picco di serotonina.
O, soprattutto, dell'incapacità di saper riconoscere la felicità.
E, così, mi sono trovata sempre ad interrogarmi sulla semeiotica di questa strana "malattia". Ora la vedo, la percepisco, la sento in ogni fibra di me. E, mai come ora, ho la sensazione che questo miscuglio di pace, inquietudine, entusiasmo, impegno, curiosità sia qualcosa di molto molto simile. E molto persistente. Molto lontano da quell'euforia effimera e passeggera che mi faceva, in passato, saltellare sporadicamente e, ahimé, mi é costata un incisivo.
mercoledì, novembre 05, 2008
Il potere dei sogni 2
Ripenso con tenerezza agli occhi commossi di mia mamma a pranzo.
E non é perché mia mamma si commuove sempre. No, non é per quello.
E' per quel guizzo luminoso che le si accende negli occhi quando parla di storia e per le sue parole emozionate -finalmente la latente guerra civile americana si sta concludendo-
E, mentre continuava, ricordando le dolorose tappe dell'integrazione delle minoranze degli States, ormai non la seguivo già più.
Perché la mia mente era già altrove.
Era già ad un lontano domani-quando ripenserò a questa giornata con i brividi, ricordando quanto percepibile era la sensazione che un pezzo di storia si stava scrivendo-.
Ed era già immersa nella luce accecante del potere dei sogni.
Quel potere che, in giorni come questi, lo percepisci, lo senti reale, arrivi quasi a toccarlo. E, per una volta, per un attimo, non ti senti ancora maledettamente infantile a credere nella capacità di volare, in un mondo che inneggia alla furbizia e al pragmatismo.
Ed é per questo che Obama ha riscosso infinito successo nei giovani, un pò in ogni dove. Chi non ha visto in lui l'ascesa di un politico onesto, animato da ideali e progetti ammirevoli? Chi non ha visto nella sua vittoria la materializzazione del sogno americano? Chi avrebbe giurato che un senatore così giovane e così slegato dalle colonne portanti del potere americano potesse arrivare così in alto e in così breve tempo?
Sembrava una follia. Proprio come folle sembra sognare. Proprio come sembra folle vedere alla Casa Bianca un presidente dei bianchi, dei neri, delle minoranze, della middle class. Un presidente che sia del popolo e che sia l'espressione di un'esigenza di cambiamento. Di un cambiamento di rotta drastico, deciso, motivato da scelte che non hanno messo in crisi solo l'economia ma, forse, soprattutto convizioni puramente conservatrici. E folle sembra soprattutto a molti italiani. Quelli ai quali i sogni appaiono capricci da femminucce. Quelli che credono che, dopo questa vittoria, Al Quaeda sarà ben più contenta e a quelli che stanno martoriando questo nostro sventurato paese.
Ma non é di questo che voglio parlare. Oggi non c'é spazio per la tristezza. Oggi che "l'audacia della speranza" ha vinto, oggi mi sento vincitrice. E continuerò a combattere,nelle mie piccole, microscopiche battaglie quotidiane. Perché si. Yes we can.
E non é perché mia mamma si commuove sempre. No, non é per quello.
E' per quel guizzo luminoso che le si accende negli occhi quando parla di storia e per le sue parole emozionate -finalmente la latente guerra civile americana si sta concludendo-
E, mentre continuava, ricordando le dolorose tappe dell'integrazione delle minoranze degli States, ormai non la seguivo già più.
Perché la mia mente era già altrove.
Era già ad un lontano domani-quando ripenserò a questa giornata con i brividi, ricordando quanto percepibile era la sensazione che un pezzo di storia si stava scrivendo-.
Ed era già immersa nella luce accecante del potere dei sogni.
Quel potere che, in giorni come questi, lo percepisci, lo senti reale, arrivi quasi a toccarlo. E, per una volta, per un attimo, non ti senti ancora maledettamente infantile a credere nella capacità di volare, in un mondo che inneggia alla furbizia e al pragmatismo.
Ed é per questo che Obama ha riscosso infinito successo nei giovani, un pò in ogni dove. Chi non ha visto in lui l'ascesa di un politico onesto, animato da ideali e progetti ammirevoli? Chi non ha visto nella sua vittoria la materializzazione del sogno americano? Chi avrebbe giurato che un senatore così giovane e così slegato dalle colonne portanti del potere americano potesse arrivare così in alto e in così breve tempo?
Sembrava una follia. Proprio come folle sembra sognare. Proprio come sembra folle vedere alla Casa Bianca un presidente dei bianchi, dei neri, delle minoranze, della middle class. Un presidente che sia del popolo e che sia l'espressione di un'esigenza di cambiamento. Di un cambiamento di rotta drastico, deciso, motivato da scelte che non hanno messo in crisi solo l'economia ma, forse, soprattutto convizioni puramente conservatrici. E folle sembra soprattutto a molti italiani. Quelli ai quali i sogni appaiono capricci da femminucce. Quelli che credono che, dopo questa vittoria, Al Quaeda sarà ben più contenta e a quelli che stanno martoriando questo nostro sventurato paese.
Ma non é di questo che voglio parlare. Oggi non c'é spazio per la tristezza. Oggi che "l'audacia della speranza" ha vinto, oggi mi sento vincitrice. E continuerò a combattere,nelle mie piccole, microscopiche battaglie quotidiane. Perché si. Yes we can.
venerdì, ottobre 10, 2008
Pensieri non rilevanti
So che é tanto che non posto e che potrei parlare di cose mooolto più importanti, ma ora mi sono venute in mente giusto tre riflessioni cretine delle mie...
-Licia deve avere o più enzimi epatici dei miei o, di sicuro, più efficienti...perché se io e lei beviamo la stessa quantità di vino, a me gira la stanza e lei é perfettamente in sé e tiene lunghe dissertazioni per msn, sulle sorti dell'università italiana nonché sul senso della vita?
-sto guardando Sex and City mentre lei ascolta musica balcanica...cosicché, con questo sottofondo, tra un pò mi aspetto di vedermi apparire Carrie con un dente d'oro camminare a braccetto con il capo rom
-la pizza surgelata "scugnizza" é una "sola" (cioé una vera fregatura)...doppio strato di mozzarella che, a me, pare essercene manco mezzo. Cmq è il cibo surgelato che é in realtà una sola, ma purtroppo l'era della stalla, del vivaio, del fornaio e della vigna dietro casa é finito. Bisognerà farsene una ragione.
-Licia deve avere o più enzimi epatici dei miei o, di sicuro, più efficienti...perché se io e lei beviamo la stessa quantità di vino, a me gira la stanza e lei é perfettamente in sé e tiene lunghe dissertazioni per msn, sulle sorti dell'università italiana nonché sul senso della vita?
-sto guardando Sex and City mentre lei ascolta musica balcanica...cosicché, con questo sottofondo, tra un pò mi aspetto di vedermi apparire Carrie con un dente d'oro camminare a braccetto con il capo rom
-la pizza surgelata "scugnizza" é una "sola" (cioé una vera fregatura)...doppio strato di mozzarella che, a me, pare essercene manco mezzo. Cmq è il cibo surgelato che é in realtà una sola, ma purtroppo l'era della stalla, del vivaio, del fornaio e della vigna dietro casa é finito. Bisognerà farsene una ragione.
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