Gli occhi si chiudono e questo post non spiccherà certo per i periodi brillanti, dato il sonno che ho! Ma non potevo andare a recuperare le ore di sonno perdute, senza prima scrivere di ieri sera.
Che dire?Ogni volta che tutta la truppa si trova, c'é qualcosa da scrivere. E forse sarò ripetitiva, forse scriverò sempre le stesse cose, ma a volte mi viene da pensare a quanto sono stata fortunata.
Prima dell'inizio dell'avventura universitaria ,credevo di trovare davvero completamente un altro contesto. Con un pò di tendenza alla generalizzazione, credevo che gli studenti di medicina fossero tutti fra lo snob e i deliri di onnipotenza. Immaginavo che sarebbe stata una corsa ad ostacoli in cui, oltre a pensare a quanto arduo é il percorso, devi impiegare una massiccia dose di energia a sgomitare.
E poi venivo da un periodo di grandi delusioni di amicizia. Credevo quasi che lo scetticismo e un cinismo, tutto nuovo per me, avessero la meglio.
E, invece, quando ho conosciuto, a poco a poco, tutti gli elementi della truppa, ho cominciato ad abbassare le difese. E a capire che forse il meglio doveva ancora arrivare. Sono nate grandi, grandissime amicizie, altre che forse rimarranno più in superficie, come sempre accade nella vita.E ogni volta ritrovarsi, puntualmente tutti brilli, a ridere e a fare casino, é sempre come trovarsi per la prima volta. E mi accorgo quanto ancora c'é da scoprire in ognuno di loro, quanto ogni persona abbia dentro un mondo affascinante, quanto bello sia affrontare tutto questo con loro.
Chi non c'é dentro non lo può capire. Cosa significa studiare con il senso di responsabilità. Perché tutto quello che salti danneggerà il futuro medico che in te e, soprattutto, i futuri pazienti.
Cosa voglia dire, vivere con l'angoscia dei blocchi, dei regolamenti che cambiano ogni anno, dei punti della tesi che vengono ridotti, del dilemma sulle specializzazioni. Del chiedersi, ostinatamente ogni singolo istante, se sarai all'altezza di questo compito.
A medicina diventi adulto appena ci metti piede. E, a poco a poco, ti rubano tutto: il tempo, i passatempi, le giornate passate al sole, la serenità. Ma, come non mi stancherò mai di dire, forse ti dà ancora molto di più. E la dimostrazione palese é vedere, VEDERCI, con gli occhi pieni di sole, man mano che ci avviciniamo al traguardo e alla consapevolezza di che vita emozionante sia questa qua.
E pazienza se, come dice la Bea, nessuno ci aveva detto che non é come a Grey's Anatomy.Che non ci sono i chirughi belli, gli intrighi amorosi e le sbronze ogni sera. Noi beviamo una sera e il giorno dopo é un casino.
E pazienza se, a volte mi maledico per non aver scelto una città in cui tutto sarebbe stato più facile. Non avrei conosciuto tutti questi raggi di sole.E questo basta, basta davvero, a riscaldere una vita certe volte troppo in salita.
Una giovane idealista con tante illusioni ed una segreta, utopistica speranza...cercare, in piccolo e,per quanto possibile, di rendere questo posto il migliore dei mondi possibili!
venerdì, aprile 04, 2008
mercoledì, aprile 02, 2008
Un altro anno qui...
Sembra un incipit abbastanza pessimistico!E invece, ora come ora, sembra non ci sia nulla di cui lamentarsi. Ma, in questi giorni, di frenesia pre-domanda erasmus, queste riflessioni erano dovute.
Non partirò l'anno prossimo. L'anno che sarà pieno zeppo di esami, che mi vedrà finalmente faccia a faccia con la medicina vera, lo passerò qui.L'anno che sto attendendo da tanto, non lo vivrò all'ombra della Tour ma in questa città, che ormai sento come mia.
No, non é stata una scelta avventata, una classica rinuncia dell'ultimo minuto. Ci ho pensato anche quando mi ero imposta di non pensarci, anche durante le giornate in cui lo scoglio di fisiologia doveva essere il mio unico pensiero,anche nelle settimane in cui il relax doveva essere la mia unica attività. E, come spesso, mi succede da un pò di tempo a questa parte, non avverto più il pentimento, i rimorsi, i rimpianti. Sto plasmando la mia vita su scelte ponderate. E all'avventatezza prende il sopravvento la riflessione.
Ormai vedo il futuro quinto anno, il tirocinio, gli esamoni grossi che tutti cercano di non dare in Italia, come la scelta più giusta per partire, per rimandare di un anno quella che sarà la mia più grande possibilità di studio.
Ma non é stata una scelta facile quella di restare. Soprattutto quando, da un pò di tempo a questa parte, ti vedevi l'anno prossimo in una terra lontana, sola ma felice e con una vita tutta da inventare. Non é facile quando, da ormai tanti mesi, il tuo libro di grammatica francese ti fa compagnia, ricordandoti che quella lingua fantastica pulsa ancora dentro te.Non é facile quando vedrai le tue amiche partire, ad una ad una. E dover metabolizzare il fatto che, per un anno, non saranno sempre presenti in biomedica, nelle lunghe chiacchierate telefoniche, nelle Firenze by night.
Non é facile soprattutto in quei momenti in cui questa vita, bella e serena, mi va troppo stretta.E allora avrei voglia di prendere la valigia e vedere se riesco a ricominciare da qualche parte. Nuova lingua, nuovi volti, nuovi posti in cui andare a scrivere e nuove battaglie.
Ma, ormai, é da un pò che mi sono abituata ai cambiamenti. E l'anno prossimo io sarò qui. Forse un pò più sola o forse un pò più felice. A capire cosa vorrò davvero fare dopo la laurea, a cercare di crearmi nuovi interessi che mi facciano sentire costantemente viva. E attenderò, attenderò con pazienza il giorno in cui avrò in mano il mio biglietto verso cieli lontani. Sognando magari di innamorarmi di quel paese e non tornare davvero più...
Non partirò l'anno prossimo. L'anno che sarà pieno zeppo di esami, che mi vedrà finalmente faccia a faccia con la medicina vera, lo passerò qui.L'anno che sto attendendo da tanto, non lo vivrò all'ombra della Tour ma in questa città, che ormai sento come mia.
No, non é stata una scelta avventata, una classica rinuncia dell'ultimo minuto. Ci ho pensato anche quando mi ero imposta di non pensarci, anche durante le giornate in cui lo scoglio di fisiologia doveva essere il mio unico pensiero,anche nelle settimane in cui il relax doveva essere la mia unica attività. E, come spesso, mi succede da un pò di tempo a questa parte, non avverto più il pentimento, i rimorsi, i rimpianti. Sto plasmando la mia vita su scelte ponderate. E all'avventatezza prende il sopravvento la riflessione.
Ormai vedo il futuro quinto anno, il tirocinio, gli esamoni grossi che tutti cercano di non dare in Italia, come la scelta più giusta per partire, per rimandare di un anno quella che sarà la mia più grande possibilità di studio.
Ma non é stata una scelta facile quella di restare. Soprattutto quando, da un pò di tempo a questa parte, ti vedevi l'anno prossimo in una terra lontana, sola ma felice e con una vita tutta da inventare. Non é facile quando, da ormai tanti mesi, il tuo libro di grammatica francese ti fa compagnia, ricordandoti che quella lingua fantastica pulsa ancora dentro te.Non é facile quando vedrai le tue amiche partire, ad una ad una. E dover metabolizzare il fatto che, per un anno, non saranno sempre presenti in biomedica, nelle lunghe chiacchierate telefoniche, nelle Firenze by night.
Non é facile soprattutto in quei momenti in cui questa vita, bella e serena, mi va troppo stretta.E allora avrei voglia di prendere la valigia e vedere se riesco a ricominciare da qualche parte. Nuova lingua, nuovi volti, nuovi posti in cui andare a scrivere e nuove battaglie.
Ma, ormai, é da un pò che mi sono abituata ai cambiamenti. E l'anno prossimo io sarò qui. Forse un pò più sola o forse un pò più felice. A capire cosa vorrò davvero fare dopo la laurea, a cercare di crearmi nuovi interessi che mi facciano sentire costantemente viva. E attenderò, attenderò con pazienza il giorno in cui avrò in mano il mio biglietto verso cieli lontani. Sognando magari di innamorarmi di quel paese e non tornare davvero più...
martedì, marzo 18, 2008
Io e i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme
Non sono ancora così disperata da essere una fan di Baglioni. Però, in questi giorni mi sento così, troppo in vena di riflessioni e di bilanci. Che, in fondo, faccio in continuazione, però, di certo é stato d'aiuto trascorrere un pò di giorni di ritmo lento. In cui ho potuto seguire il consiglio di Licia:uscire da me stessa, guardarmi dall'esterno e provare a dare un giudizio. E ho visto me con tante questioni ancora irrisolte e tanti nodi sciolti. I sogni uguali a quelli di un anno fa, ma con alcuni buchi neri che ora mi sembrano un pò più chiari. E poi ho visto quanto, nell'apparente normalità di una vita senza grossi scossoni, si celino tanti mutamenti, tanti progressi. Mi sento indurita, più forte ed equilibrata, ma poi mi ritrovo a piangere davanti ad un film o a commuovermi davanti ai sorrisi dei bambini. E, a volte, ho voglia di scappare, di mettermi alla prova e cominciare una nuova vita altrove, sola io e i miei obiettivi. Ma, poi, mi succede di attendere con ansia l'arrivo delle sorelle se per qualche ora la casa é troppo silenziosa.
E mi vedo crescere. Con la stessa mania di fare i pro e i contro di ogni progetto, di continuare a fare buoni propositi ogni domenica sera e lo stesso viziaccio di chiedere sempre troppo a me stessa.
Ed essere il Demiurgo della mia esistenza mi piace un sacco...perché i miei 22 anni non hanno sancito la fine degli infantili sogni di gloria. Continuo ancora ad avere grandi sogni per me, a immaginare la mia casa ogni volta che vado all'Ikea e a chiedermi se io troverò mai la mia caprese.E ogni volta che lo faccio sento la vita scorrermi nelle vene. Un'esplosione di entusiasmo, di grinta e di vitalità che vorrei durasse in eterno. E' che sembrerò retorica e l'ho detto già miliardi di volte,ma a me vivere piace troppo. Adoro tutto ciò che finora ho avuto, la famiglia meravigliosa in cui sono nata, tutte le persone che ho incontrato, i successi che mi sono presa e anche le piccole sofferenze che ho fronteggiato.Adoro crescere. Essere diventata grande ma lottare per mantenere in vita sempre la parte più fanciullesca di me.
E mi vedo crescere. Con la stessa mania di fare i pro e i contro di ogni progetto, di continuare a fare buoni propositi ogni domenica sera e lo stesso viziaccio di chiedere sempre troppo a me stessa.
Ed essere il Demiurgo della mia esistenza mi piace un sacco...perché i miei 22 anni non hanno sancito la fine degli infantili sogni di gloria. Continuo ancora ad avere grandi sogni per me, a immaginare la mia casa ogni volta che vado all'Ikea e a chiedermi se io troverò mai la mia caprese.E ogni volta che lo faccio sento la vita scorrermi nelle vene. Un'esplosione di entusiasmo, di grinta e di vitalità che vorrei durasse in eterno. E' che sembrerò retorica e l'ho detto già miliardi di volte,ma a me vivere piace troppo. Adoro tutto ciò che finora ho avuto, la famiglia meravigliosa in cui sono nata, tutte le persone che ho incontrato, i successi che mi sono presa e anche le piccole sofferenze che ho fronteggiato.Adoro crescere. Essere diventata grande ma lottare per mantenere in vita sempre la parte più fanciullesca di me.
mercoledì, marzo 05, 2008
Aspettando una nuova primavera
Strano scrivere un post del genere in una giornata come questa. Di solito la voglia di primavera arriva con i primi accenni di un sole timido, un cielo terso e gli alberi già in fiore. Oggi, invece, é stata una giornata che più inverno non si poteva. Un freddo atroce si é alternato ad un vento gelido. Eppure ho sentito la classica sensazione dell'arrivo della primavera. Un misto di entusiasmo e di aspettative che cominciavo a sentire, proprio in questi periodi, già quand'ero bambina. Quasi come se dovesse cominciare la parte più bella dell'anno.Quella in cui mi sento vitale, al pieno delle energie da dividere fra gli esamoni pre-vacanze e quelle da utilizzare durante le stancantissime vacanze estive.
E poi oggi la mia mano pasticciona ha già iniziato a sottolineare i primi due capitoli dell'esamone che mi accompagnerà per i prossimi mesi. Ed alla frase "il pus non é una sostanza ripugnante ma una sostanza nobile", ho compreso che io e questo libro andremo proprio d'accordo, data l'alta considerazione che ho del pus, che non proprio tutti condividono.
Scherzi a parte,la primavera comincio a sentirla soprattutto in me. Nella voglia che ho di vivere fino in fondo questi mesi, di conoscere nuove persone e dare ancora più alle persone speciali che già ci sono nella mia vita, di migliorare senza avere il timore di poter ancora sbagliare. E la primavera la sento anche nei dubbi che non ho ancora dissolto, nei difetti che ancora non riesco a cancellare, nei limiti che vorrei tanto superare. Ma poco importa. Come un coraggioso leucocita sono disposta davvero a combattere. E a vivere una nuova primavera.
E poi oggi la mia mano pasticciona ha già iniziato a sottolineare i primi due capitoli dell'esamone che mi accompagnerà per i prossimi mesi. Ed alla frase "il pus non é una sostanza ripugnante ma una sostanza nobile", ho compreso che io e questo libro andremo proprio d'accordo, data l'alta considerazione che ho del pus, che non proprio tutti condividono.
Scherzi a parte,la primavera comincio a sentirla soprattutto in me. Nella voglia che ho di vivere fino in fondo questi mesi, di conoscere nuove persone e dare ancora più alle persone speciali che già ci sono nella mia vita, di migliorare senza avere il timore di poter ancora sbagliare. E la primavera la sento anche nei dubbi che non ho ancora dissolto, nei difetti che ancora non riesco a cancellare, nei limiti che vorrei tanto superare. Ma poco importa. Come un coraggioso leucocita sono disposta davvero a combattere. E a vivere una nuova primavera.
giovedì, febbraio 14, 2008
Il post più atteso

Era da tanto che aspettavo di scrivere questo post.Non uno dei miei classici post dopo un esame,quello scritto nell'attimo in cui ci si sente liberi, sereni, felici. Orgogliosi del proprio operato e delle tante ore di sonno che finalmente verranno recuperate. Non il post che descrive la scarica di adrenalina dell'essere un passo più vicini alla laurea, che esprima la soddisfazione di uscire da un'aula con un altro tassello sul tuo libricino blu.
Questo é un ritorno a casa. E, proprio come ogni ritorno che si rispetti, ha il sapore della pienezza, della tranquillità, della quiete dopo la tempesta.
Appare esagerato, ne sono consapevole. Dopo anatomia mi ero ripromessa di non vivere più un esame come unico obiettivo di vita, di non annullare luci, colori, visi in nome di pagine e pagine da macinare. Eppure non ci sono riuscita. E l'estate scorsa io che avrei sempre giurato di combattere e non arrendermi mai, neanche davanti alle prove più dure, ho cominciato a subire il fascino della resa. E della scelta delle vie più facili. Ecco la genesi del mio scontro brutale con quest'esame. Ogni volta mi sembrava troppo. Troppo per la mia stanchezza, per la mancanza di investire energie in questo progetto, troppo per quel fisico che ha iniziato a non sorreggermi come avrei voluto. Credevo di essere serena, di avere in tasca il segreto per rialzarmi un bel giorno e lanciare tutto il grigiore dalla finestra. E, invece, il grigiore si prenderva spazi e colori. E fagocitava risate, ironia e tutta tutta l'autostima, la fiducia, i miei sogni. Ecco che poco a poco quell'esame, magari più piccolo di altri che ho fatto e che farò, é diventato l'emblema del mio blocco psicologico. Ed é diventato più grande di me.E se una montagna, anche piccola, non ti prepari a scavalcarla con grinta,entusiasmo e infinita fiducia in te, ecco che si trasforma in un invalicabile macigno. E io ho lasciato che ciò accadesse. Io che non ostento ma che ho sempre difeso un pò di sana presunzione. Io che dubbi sul mio operato non ne ho mai avuti, ho cominiciato a fare spazio a troppi punti interrogativi.
Ho aspettato tanto per scrivere questo post. E ora che tutto é finito, mi sembra di scrivere una storia accaduta cent'anni fa. Chi mi conosce sa che un esame riuscito al meglio non cambia me e la mia vita. Ma, chi mi é davvero stato vicino, sa quanto quest'esame era diventato il fulcro dei problemi venuti giù tutti insieme. E non é un semplice essere fuori dall'aula. E' aver riacquistato fiducia e speranza. E voglia di imparare, di non lasciare che mai, mai più, un esame ,così come un periodo nero siano più forti di me.
Ormai é troppo, troppo vivo in me il ricordo di queste sabbie mobili, per lasciare che possa ritornarci ancora...ho troppa voglia di vivere, di cadere ancora e vedere, con soddisfazione crescente, quanto facile sarà poi rialzarsi. Di mettermi in discussione, di sbagliare piuttosto che avere il terrore di deludere, di prendere cantonate e darmi della cretina, di fare errori di valutazione e fermarmi a riflettere, di essere puramente imperfetta ma serena di tutti i miei limiti. E di fare tutte quelle cose ebeti che mi piacciono tanto, di ritornare a fare le mie battute idiote, di saltellare allegra per casa anche se non ce n'é motivo, di fare alba ed essere felice di vedere un nuovo giorno nascere, di avere la curiosità di entrare in ogni persona e nel suo mondo. E di esserci, esserci sempre. In me, nelle persone che mi amano, in ogni singolo istante che verrà. Ecco quello che voglio.
Questo é un ritorno a casa. E, proprio come ogni ritorno che si rispetti, ha il sapore della pienezza, della tranquillità, della quiete dopo la tempesta.
Appare esagerato, ne sono consapevole. Dopo anatomia mi ero ripromessa di non vivere più un esame come unico obiettivo di vita, di non annullare luci, colori, visi in nome di pagine e pagine da macinare. Eppure non ci sono riuscita. E l'estate scorsa io che avrei sempre giurato di combattere e non arrendermi mai, neanche davanti alle prove più dure, ho cominciato a subire il fascino della resa. E della scelta delle vie più facili. Ecco la genesi del mio scontro brutale con quest'esame. Ogni volta mi sembrava troppo. Troppo per la mia stanchezza, per la mancanza di investire energie in questo progetto, troppo per quel fisico che ha iniziato a non sorreggermi come avrei voluto. Credevo di essere serena, di avere in tasca il segreto per rialzarmi un bel giorno e lanciare tutto il grigiore dalla finestra. E, invece, il grigiore si prenderva spazi e colori. E fagocitava risate, ironia e tutta tutta l'autostima, la fiducia, i miei sogni. Ecco che poco a poco quell'esame, magari più piccolo di altri che ho fatto e che farò, é diventato l'emblema del mio blocco psicologico. Ed é diventato più grande di me.E se una montagna, anche piccola, non ti prepari a scavalcarla con grinta,entusiasmo e infinita fiducia in te, ecco che si trasforma in un invalicabile macigno. E io ho lasciato che ciò accadesse. Io che non ostento ma che ho sempre difeso un pò di sana presunzione. Io che dubbi sul mio operato non ne ho mai avuti, ho cominiciato a fare spazio a troppi punti interrogativi.
Ho aspettato tanto per scrivere questo post. E ora che tutto é finito, mi sembra di scrivere una storia accaduta cent'anni fa. Chi mi conosce sa che un esame riuscito al meglio non cambia me e la mia vita. Ma, chi mi é davvero stato vicino, sa quanto quest'esame era diventato il fulcro dei problemi venuti giù tutti insieme. E non é un semplice essere fuori dall'aula. E' aver riacquistato fiducia e speranza. E voglia di imparare, di non lasciare che mai, mai più, un esame ,così come un periodo nero siano più forti di me.
Ormai é troppo, troppo vivo in me il ricordo di queste sabbie mobili, per lasciare che possa ritornarci ancora...ho troppa voglia di vivere, di cadere ancora e vedere, con soddisfazione crescente, quanto facile sarà poi rialzarsi. Di mettermi in discussione, di sbagliare piuttosto che avere il terrore di deludere, di prendere cantonate e darmi della cretina, di fare errori di valutazione e fermarmi a riflettere, di essere puramente imperfetta ma serena di tutti i miei limiti. E di fare tutte quelle cose ebeti che mi piacciono tanto, di ritornare a fare le mie battute idiote, di saltellare allegra per casa anche se non ce n'é motivo, di fare alba ed essere felice di vedere un nuovo giorno nascere, di avere la curiosità di entrare in ogni persona e nel suo mondo. E di esserci, esserci sempre. In me, nelle persone che mi amano, in ogni singolo istante che verrà. Ecco quello che voglio.
sabato, gennaio 12, 2008
Pro e contro delle giornate di studio...
Le giornate scorrono veloci fra ore o ore di studio e altrettanti odi al sig. Baldissera, che se non fosse troppo vecchio (o probabilmente già morto) avrei chiesto di incontrare al "treno dei desideri".
Non posso farmi sfuggire tutti i vantaggi di stare rinchiusa in quelle che sono le mie nuove prigioni:
-il mio portafoglio é in delirio,rimanendo bello pieno per giorni e giorni, date le scarse occasioni di uscita.
-i miei capelli tirano un respiro di sollievo, non venendo stirati-stressati a causa delle preparazioni per occasioni mondane
-la mia generosità cresce in maniera esponenziale, dato che, pur di far prendere un pò di aria ai miei vestiti, sto prestando l'intero armadio a Linda
-ho tanto tempo per pensare e, dunque, nelle varie pause che costellano il mio studio penso a finali dall'epica tragicità...del tipo che proverò per 10 volte questo esame; ma, con altrettanta frequenza, in puri deliri di onnipotenza, mi immagino un futuro radioso con un fonendoscopio al collo e tutti i pazienti che mi rincorrono nel corridoio di un celebre ospedale.
-lo stress che accumulo é il più potente agente dimagrante che conosca...per cui anche se le dose caloriche giornaliere aumentano, il mio peso tende a regredire. Una sorta di proporzionalità inversa che fa sempre preoccupare le mie sorelle ma che é il mio unico, reale metro di giudizio su come ho studiato: se ho studiato bene dimagrisco, se invece me la sono presa un pò comoda, gli adipociti restano lì dove sono.
-uscire poche volte ti consente di fare scene plateali, con tanto di smisurate dichiarazioni di affetto verso le persone che non vedevate da settimane.
-e poi c'é il più grande, bellissimo vantaggio: quando l'odissea sarà terminata, tutto avrà un sapore diverso. La prima notte di sonno dopo l'esame diventa un dolcissimo annegare nella quiete, il cielo sembra avere un colore diverso e ti riscopri ad emozionarti per le piccole cose. Dopo mesi in cui ti emozionavi solo per un grafico troppo illuminante o una sintesi veramente efficace.
Ma, come sempre accade, c'é l'altro lato della medaglia.Quello che, all'inizio, fai finta di non vedere. Quello che rimandi indietro in nome di ambiziosi progetti ma, alla fine, ti sbatte contro. Ed é il suddetto la causa di scleri-deliri-nervosismi, particolarmente frequenti nel periodo di esami. Gli svantaggi di stare chiusi in casa sono numerosi ma, per dare un'aurea di beatitudine a questi mesi, é opportuno citarne solo alcuni:
-sono sottoposta continuamente ai dettami del fuhrer Licia che urla se non lavo le tazze della colazione, se non partecipo ai lavori domestici...e a nulla vale dire che sto studiando, perché lei é messa come me. E la legge é uguale per tutti. Nel mondo no, ma a casa mia questo principio é abbastanza ferreo.
-devo moderare continuamente le mie reazioni che, altrimenti, spesso sfocerebbero nell'isterico-acido e potrebbe scatenarsi un potente feedback positivo di liti e urla fra me e Linda. Il che sarebbe molto pericoloso, visto che é una reazione a catena che, una volta innescata, si protrae a lungo e non é facile da interrompere.
-non vedo persone, non rido a crepapelle, non provo l'ebbrezza di sentire il vento in faccia.
-sono continuamente pallida con occhiaie nere, tanto che, quando alla Misericordia si parla del colorito dei soggetti che stanno avendo una sincope, tutti si girano in automatico verso di me.
-é una dimensione alienante vivere tra il letto e la scrivania e io sono costretta a pensare continuamente al criceto Bobo (ovvero il criceto defunto di mio fratello)...di sicuro aveva più libertà di movimento di me...e poi, magari c'avessi una ruota...riuscirei a sfogare in un modo sano e costruttivo per i miei muscoli, lo stress e il nervosismo.
Come al solito ho divagato e anche esagerato un bel pò. Ma chi mi conosce sa che le mie origini greche sono evidenti soprattutto nell'amore per la tragedia!In fondo é un periodo così per tutti... e poi sempre meglio a noi che a quella di Venditti che vedeva similitudini fra il padre e Dante!!Ok, battuta che non fa ridere nessuno...altro svantaggio:la mia ironia perde colpi!!!!Torno a studiare...
Non posso farmi sfuggire tutti i vantaggi di stare rinchiusa in quelle che sono le mie nuove prigioni:
-il mio portafoglio é in delirio,rimanendo bello pieno per giorni e giorni, date le scarse occasioni di uscita.
-i miei capelli tirano un respiro di sollievo, non venendo stirati-stressati a causa delle preparazioni per occasioni mondane
-la mia generosità cresce in maniera esponenziale, dato che, pur di far prendere un pò di aria ai miei vestiti, sto prestando l'intero armadio a Linda
-ho tanto tempo per pensare e, dunque, nelle varie pause che costellano il mio studio penso a finali dall'epica tragicità...del tipo che proverò per 10 volte questo esame; ma, con altrettanta frequenza, in puri deliri di onnipotenza, mi immagino un futuro radioso con un fonendoscopio al collo e tutti i pazienti che mi rincorrono nel corridoio di un celebre ospedale.
-lo stress che accumulo é il più potente agente dimagrante che conosca...per cui anche se le dose caloriche giornaliere aumentano, il mio peso tende a regredire. Una sorta di proporzionalità inversa che fa sempre preoccupare le mie sorelle ma che é il mio unico, reale metro di giudizio su come ho studiato: se ho studiato bene dimagrisco, se invece me la sono presa un pò comoda, gli adipociti restano lì dove sono.
-uscire poche volte ti consente di fare scene plateali, con tanto di smisurate dichiarazioni di affetto verso le persone che non vedevate da settimane.
-e poi c'é il più grande, bellissimo vantaggio: quando l'odissea sarà terminata, tutto avrà un sapore diverso. La prima notte di sonno dopo l'esame diventa un dolcissimo annegare nella quiete, il cielo sembra avere un colore diverso e ti riscopri ad emozionarti per le piccole cose. Dopo mesi in cui ti emozionavi solo per un grafico troppo illuminante o una sintesi veramente efficace.
Ma, come sempre accade, c'é l'altro lato della medaglia.Quello che, all'inizio, fai finta di non vedere. Quello che rimandi indietro in nome di ambiziosi progetti ma, alla fine, ti sbatte contro. Ed é il suddetto la causa di scleri-deliri-nervosismi, particolarmente frequenti nel periodo di esami. Gli svantaggi di stare chiusi in casa sono numerosi ma, per dare un'aurea di beatitudine a questi mesi, é opportuno citarne solo alcuni:
-sono sottoposta continuamente ai dettami del fuhrer Licia che urla se non lavo le tazze della colazione, se non partecipo ai lavori domestici...e a nulla vale dire che sto studiando, perché lei é messa come me. E la legge é uguale per tutti. Nel mondo no, ma a casa mia questo principio é abbastanza ferreo.
-devo moderare continuamente le mie reazioni che, altrimenti, spesso sfocerebbero nell'isterico-acido e potrebbe scatenarsi un potente feedback positivo di liti e urla fra me e Linda. Il che sarebbe molto pericoloso, visto che é una reazione a catena che, una volta innescata, si protrae a lungo e non é facile da interrompere.
-non vedo persone, non rido a crepapelle, non provo l'ebbrezza di sentire il vento in faccia.
-sono continuamente pallida con occhiaie nere, tanto che, quando alla Misericordia si parla del colorito dei soggetti che stanno avendo una sincope, tutti si girano in automatico verso di me.
-é una dimensione alienante vivere tra il letto e la scrivania e io sono costretta a pensare continuamente al criceto Bobo (ovvero il criceto defunto di mio fratello)...di sicuro aveva più libertà di movimento di me...e poi, magari c'avessi una ruota...riuscirei a sfogare in un modo sano e costruttivo per i miei muscoli, lo stress e il nervosismo.
Come al solito ho divagato e anche esagerato un bel pò. Ma chi mi conosce sa che le mie origini greche sono evidenti soprattutto nell'amore per la tragedia!In fondo é un periodo così per tutti... e poi sempre meglio a noi che a quella di Venditti che vedeva similitudini fra il padre e Dante!!Ok, battuta che non fa ridere nessuno...altro svantaggio:la mia ironia perde colpi!!!!Torno a studiare...
martedì, gennaio 08, 2008
Caffeinemia alle stelle
Se in laboratorio si potessero dosare la caffeinemia e la teofillinemia, in questi giorni, i miei valori starebbero al di fuori dell'intervallo di riferimento. Il tempo stringe, le tazze di caffé che ingurgito mi sembrano sempre troppo poche e le nozioni che sto apprendendo fanno già a cazzotti nel cranio. Quasi come se non ci fosse già posto per altro. Però, quest'anno non poteva iniziare meglio.Intendiamoci...non so se ce la farò neanche a fare il minimo per l'esame, ho incubi disastrosi di notte (in cui sogno che in estate non avrò ancora passato l'esame) e ho già pelle, sguardo, faccia spenta. Ma, insomma, sono felice!Felice di studiare, felice di aver preso di petto questa materia, felice di stare tutta la giornata a casa a fantasticare sulla natriuresi-pressione indotta. E poi, devo ringraziare tre persone in particolare in questi giorni...in primo luogo Bridget Jones che continua ad essere una fonte d'ispirazione, sulla sua capacità di attutire i colpi duri e di ridere. Sempre e comunque. E poi quelle stesse due persone che ho ringraziato il giorno dell'esame di med di laboratorio. Una di queste per le continue chiacchierate di questi giorni, che mi infondono fiducia e coraggio, mi danno le giuste dritte. Grazie Lu, perché non mi fai sentire mai sbagliata e avverto sempre la tua stima.Anche nei periodi in cui potrei davvero dare di più. E poi il simpatico amico piemontese per varie ragioni...perché ascolta i miei fiumi in piena senza mai stancarsi, mi aiuta a combattere l'ansia e crede tanto in me. Molte volte più di quanto non ci creda io.
Consapevole del mio equilibrio instabile, so che tra qualche giorno piangerò od opterò per la valida alternativa di scagliare i libri al muro....ma, per ora, per questo infinitesimo ma lunghissimo attimo, voglio godermi un attimo di felicità...
Consapevole del mio equilibrio instabile, so che tra qualche giorno piangerò od opterò per la valida alternativa di scagliare i libri al muro....ma, per ora, per questo infinitesimo ma lunghissimo attimo, voglio godermi un attimo di felicità...
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