venerdì, aprile 11, 2008

Novità primaverili


Salve famiglia, questo è l' unico modo che ho per mostrarvi gli ultimi cambiamenti apportati alla mia già destabilizzata persona ;) Su, non è nulla ... il nero andrà via, prima o poi.

P.S.: Papà, non farti idee ancora più strane di me, mi raccomando!

P.P.S.: Da notare l' immancabile A-DI-ANARCHIA riportata sul bicchiere ...
P.P.P.S.: Non sono così strabica, è solo la foto eh!

Baci, Licia

martedì, aprile 08, 2008

Perché i ciliegi tornassero in fiore

"Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore."
Un medico, De André

Mi chiedo spesso come sarà essere un medico.Se quello che sogno, quello per cui sto lottando, quello che é la mia ragione di vita, sarà davvero come me lo aspetto. Se il mio idealismo verrà corrotto dalla vita, se quel misto di emozione, di trasporto, di empatia che avverto quando sono vicino ad una persona, lo sentirò anche fra vent'anni.
Se sarò all'altezza di questo immane compito, di guidare questa barca in cui ho voluto salirci con tutte le mie forze.
Poi mi fermo un attimo e mi guardo dall'esterno. Che grandissima fortuna, forse immeritata. Quella di sapere già da tempo cosa mi avrebbe reso felice, verso che obiettivo indirizzare tutti i miei sforzi. E la cosa che più mi lascia a bocca aperta é che più vado avanti, più capisco che non ci poteva essere vita più bella. Essere costantemente a contatto con le persone, diventare un punto di riferimento e,allo stesso tempo, imparare da ogni sguardo, ogni racconto di vita, ogni parola sussurrata. E poi l'innegabile vantaggio di non sentirsi mai arrivati.Con il perenne imperativo categorico di continuare ad imparare.

Non so che medico sarò. Se i miei pazienti mi rivolgeranno i loro migliori sorrisi, se riuscirò a stabilire un immediato contatto, ad essere razionale ma far sentire anche il mio calore.
Non so se le paure, il timore dell'indeguatezza ci saranno sempre. E non so neppure se arriverò davvero dove voglio. Ma quello che so é che questi lunghi anni che mi attendono, mi aiuteranno a tracciare un mio personale, personalissimo percorso.
Quante volte dovrò perdere, quante volte mi sentirò inerme davanti l'ineluttabile, quante volte sarò stanca di un sistema che non guarda al paziente come uomo, quante volte sarò afflitta o semplicemente mi chiederò perché non ho scelto una vita più facile. Ma, semplicemente, non si ha scelta quando già sai cosa farai del tuo futuro, ancor prima di chiedertelo.
Da piccola andavo dalla vicina con l'acqua ossigenata, pretendendo di curare le sue gambe beccate dalle galline. E, ora sono qui ad imparare come curare. E i dubbi, le giornate scure, anche gli ostacoli che non avevo previsto, sono parti del viaggio. Un viaggio che diventa ogni giorno più emozionante.

venerdì, aprile 04, 2008

Amici miei

Gli occhi si chiudono e questo post non spiccherà certo per i periodi brillanti, dato il sonno che ho! Ma non potevo andare a recuperare le ore di sonno perdute, senza prima scrivere di ieri sera.
Che dire?Ogni volta che tutta la truppa si trova, c'é qualcosa da scrivere. E forse sarò ripetitiva, forse scriverò sempre le stesse cose, ma a volte mi viene da pensare a quanto sono stata fortunata.
Prima dell'inizio dell'avventura universitaria ,credevo di trovare davvero completamente un altro contesto. Con un pò di tendenza alla generalizzazione, credevo che gli studenti di medicina fossero tutti fra lo snob e i deliri di onnipotenza. Immaginavo che sarebbe stata una corsa ad ostacoli in cui, oltre a pensare a quanto arduo é il percorso, devi impiegare una massiccia dose di energia a sgomitare.
E poi venivo da un periodo di grandi delusioni di amicizia. Credevo quasi che lo scetticismo e un cinismo, tutto nuovo per me, avessero la meglio.
E, invece, quando ho conosciuto, a poco a poco, tutti gli elementi della truppa, ho cominciato ad abbassare le difese. E a capire che forse il meglio doveva ancora arrivare. Sono nate grandi, grandissime amicizie, altre che forse rimarranno più in superficie, come sempre accade nella vita.E ogni volta ritrovarsi, puntualmente tutti brilli, a ridere e a fare casino, é sempre come trovarsi per la prima volta. E mi accorgo quanto ancora c'é da scoprire in ognuno di loro, quanto ogni persona abbia dentro un mondo affascinante, quanto bello sia affrontare tutto questo con loro.
Chi non c'é dentro non lo può capire. Cosa significa studiare con il senso di responsabilità. Perché tutto quello che salti danneggerà il futuro medico che in te e, soprattutto, i futuri pazienti.
Cosa voglia dire, vivere con l'angoscia dei blocchi, dei regolamenti che cambiano ogni anno, dei punti della tesi che vengono ridotti, del dilemma sulle specializzazioni. Del chiedersi, ostinatamente ogni singolo istante, se sarai all'altezza di questo compito.
A medicina diventi adulto appena ci metti piede. E, a poco a poco, ti rubano tutto: il tempo, i passatempi, le giornate passate al sole, la serenità. Ma, come non mi stancherò mai di dire, forse ti dà ancora molto di più. E la dimostrazione palese é vedere, VEDERCI, con gli occhi pieni di sole, man mano che ci avviciniamo al traguardo e alla consapevolezza di che vita emozionante sia questa qua.
E pazienza se, come dice la Bea, nessuno ci aveva detto che non é come a Grey's Anatomy.Che non ci sono i chirughi belli, gli intrighi amorosi e le sbronze ogni sera. Noi beviamo una sera e il giorno dopo é un casino.
E pazienza se, a volte mi maledico per non aver scelto una città in cui tutto sarebbe stato più facile. Non avrei conosciuto tutti questi raggi di sole.E questo basta, basta davvero, a riscaldere una vita certe volte troppo in salita.

mercoledì, aprile 02, 2008

Un altro anno qui...

Sembra un incipit abbastanza pessimistico!E invece, ora come ora, sembra non ci sia nulla di cui lamentarsi. Ma, in questi giorni, di frenesia pre-domanda erasmus, queste riflessioni erano dovute.

Non partirò l'anno prossimo. L'anno che sarà pieno zeppo di esami, che mi vedrà finalmente faccia a faccia con la medicina vera, lo passerò qui.L'anno che sto attendendo da tanto, non lo vivrò all'ombra della Tour ma in questa città, che ormai sento come mia.
No, non é stata una scelta avventata, una classica rinuncia dell'ultimo minuto. Ci ho pensato anche quando mi ero imposta di non pensarci, anche durante le giornate in cui lo scoglio di fisiologia doveva essere il mio unico pensiero,anche nelle settimane in cui il relax doveva essere la mia unica attività. E, come spesso, mi succede da un pò di tempo a questa parte, non avverto più il pentimento, i rimorsi, i rimpianti. Sto plasmando la mia vita su scelte ponderate. E all'avventatezza prende il sopravvento la riflessione.
Ormai vedo il futuro quinto anno, il tirocinio, gli esamoni grossi che tutti cercano di non dare in Italia, come la scelta più giusta per partire, per rimandare di un anno quella che sarà la mia più grande possibilità di studio.

Ma non é stata una scelta facile quella di restare. Soprattutto quando, da un pò di tempo a questa parte, ti vedevi l'anno prossimo in una terra lontana, sola ma felice e con una vita tutta da inventare. Non é facile quando, da ormai tanti mesi, il tuo libro di grammatica francese ti fa compagnia, ricordandoti che quella lingua fantastica pulsa ancora dentro te.Non é facile quando vedrai le tue amiche partire, ad una ad una. E dover metabolizzare il fatto che, per un anno, non saranno sempre presenti in biomedica, nelle lunghe chiacchierate telefoniche, nelle Firenze by night.
Non é facile soprattutto in quei momenti in cui questa vita, bella e serena, mi va troppo stretta.E allora avrei voglia di prendere la valigia e vedere se riesco a ricominciare da qualche parte. Nuova lingua, nuovi volti, nuovi posti in cui andare a scrivere e nuove battaglie.

Ma, ormai, é da un pò che mi sono abituata ai cambiamenti. E l'anno prossimo io sarò qui. Forse un pò più sola o forse un pò più felice. A capire cosa vorrò davvero fare dopo la laurea, a cercare di crearmi nuovi interessi che mi facciano sentire costantemente viva. E attenderò, attenderò con pazienza il giorno in cui avrò in mano il mio biglietto verso cieli lontani. Sognando magari di innamorarmi di quel paese e non tornare davvero più...

martedì, marzo 18, 2008

Io e i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme

Non sono ancora così disperata da essere una fan di Baglioni. Però, in questi giorni mi sento così, troppo in vena di riflessioni e di bilanci. Che, in fondo, faccio in continuazione, però, di certo é stato d'aiuto trascorrere un pò di giorni di ritmo lento. In cui ho potuto seguire il consiglio di Licia:uscire da me stessa, guardarmi dall'esterno e provare a dare un giudizio. E ho visto me con tante questioni ancora irrisolte e tanti nodi sciolti. I sogni uguali a quelli di un anno fa, ma con alcuni buchi neri che ora mi sembrano un pò più chiari. E poi ho visto quanto, nell'apparente normalità di una vita senza grossi scossoni, si celino tanti mutamenti, tanti progressi. Mi sento indurita, più forte ed equilibrata, ma poi mi ritrovo a piangere davanti ad un film o a commuovermi davanti ai sorrisi dei bambini. E, a volte, ho voglia di scappare, di mettermi alla prova e cominciare una nuova vita altrove, sola io e i miei obiettivi. Ma, poi, mi succede di attendere con ansia l'arrivo delle sorelle se per qualche ora la casa é troppo silenziosa.
E mi vedo crescere. Con la stessa mania di fare i pro e i contro di ogni progetto, di continuare a fare buoni propositi ogni domenica sera e lo stesso viziaccio di chiedere sempre troppo a me stessa.
Ed essere il Demiurgo della mia esistenza mi piace un sacco...perché i miei 22 anni non hanno sancito la fine degli infantili sogni di gloria. Continuo ancora ad avere grandi sogni per me, a immaginare la mia casa ogni volta che vado all'Ikea e a chiedermi se io troverò mai la mia caprese.E ogni volta che lo faccio sento la vita scorrermi nelle vene. Un'esplosione di entusiasmo, di grinta e di vitalità che vorrei durasse in eterno. E' che sembrerò retorica e l'ho detto già miliardi di volte,ma a me vivere piace troppo. Adoro tutto ciò che finora ho avuto, la famiglia meravigliosa in cui sono nata, tutte le persone che ho incontrato, i successi che mi sono presa e anche le piccole sofferenze che ho fronteggiato.Adoro crescere. Essere diventata grande ma lottare per mantenere in vita sempre la parte più fanciullesca di me.

mercoledì, marzo 05, 2008

Aspettando una nuova primavera

Strano scrivere un post del genere in una giornata come questa. Di solito la voglia di primavera arriva con i primi accenni di un sole timido, un cielo terso e gli alberi già in fiore. Oggi, invece, é stata una giornata che più inverno non si poteva. Un freddo atroce si é alternato ad un vento gelido. Eppure ho sentito la classica sensazione dell'arrivo della primavera. Un misto di entusiasmo e di aspettative che cominciavo a sentire, proprio in questi periodi, già quand'ero bambina. Quasi come se dovesse cominciare la parte più bella dell'anno.Quella in cui mi sento vitale, al pieno delle energie da dividere fra gli esamoni pre-vacanze e quelle da utilizzare durante le stancantissime vacanze estive.
E poi oggi la mia mano pasticciona ha già iniziato a sottolineare i primi due capitoli dell'esamone che mi accompagnerà per i prossimi mesi. Ed alla frase "il pus non é una sostanza ripugnante ma una sostanza nobile", ho compreso che io e questo libro andremo proprio d'accordo, data l'alta considerazione che ho del pus, che non proprio tutti condividono.
Scherzi a parte,la primavera comincio a sentirla soprattutto in me. Nella voglia che ho di vivere fino in fondo questi mesi, di conoscere nuove persone e dare ancora più alle persone speciali che già ci sono nella mia vita, di migliorare senza avere il timore di poter ancora sbagliare. E la primavera la sento anche nei dubbi che non ho ancora dissolto, nei difetti che ancora non riesco a cancellare, nei limiti che vorrei tanto superare. Ma poco importa. Come un coraggioso leucocita sono disposta davvero a combattere. E a vivere una nuova primavera.

giovedì, febbraio 14, 2008

Il post più atteso


Era da tanto che aspettavo di scrivere questo post.Non uno dei miei classici post dopo un esame,quello scritto nell'attimo in cui ci si sente liberi, sereni, felici. Orgogliosi del proprio operato e delle tante ore di sonno che finalmente verranno recuperate. Non il post che descrive la scarica di adrenalina dell'essere un passo più vicini alla laurea, che esprima la soddisfazione di uscire da un'aula con un altro tassello sul tuo libricino blu.

Questo é un ritorno a casa. E, proprio come ogni ritorno che si rispetti, ha il sapore della pienezza, della tranquillità, della quiete dopo la tempesta.

Appare esagerato, ne sono consapevole. Dopo anatomia mi ero ripromessa di non vivere più un esame come unico obiettivo di vita, di non annullare luci, colori, visi in nome di pagine e pagine da macinare. Eppure non ci sono riuscita. E l'estate scorsa io che avrei sempre giurato di combattere e non arrendermi mai, neanche davanti alle prove più dure, ho cominciato a subire il fascino della resa. E della scelta delle vie più facili. Ecco la genesi del mio scontro brutale con quest'esame. Ogni volta mi sembrava troppo. Troppo per la mia stanchezza, per la mancanza di investire energie in questo progetto, troppo per quel fisico che ha iniziato a non sorreggermi come avrei voluto. Credevo di essere serena, di avere in tasca il segreto per rialzarmi un bel giorno e lanciare tutto il grigiore dalla finestra. E, invece, il grigiore si prenderva spazi e colori. E fagocitava risate, ironia e tutta tutta l'autostima, la fiducia, i miei sogni. Ecco che poco a poco quell'esame, magari più piccolo di altri che ho fatto e che farò, é diventato l'emblema del mio blocco psicologico. Ed é diventato più grande di me.E se una montagna, anche piccola, non ti prepari a scavalcarla con grinta,entusiasmo e infinita fiducia in te, ecco che si trasforma in un invalicabile macigno. E io ho lasciato che ciò accadesse. Io che non ostento ma che ho sempre difeso un pò di sana presunzione. Io che dubbi sul mio operato non ne ho mai avuti, ho cominiciato a fare spazio a troppi punti interrogativi.

Ho aspettato tanto per scrivere questo post. E ora che tutto é finito, mi sembra di scrivere una storia accaduta cent'anni fa. Chi mi conosce sa che un esame riuscito al meglio non cambia me e la mia vita. Ma, chi mi é davvero stato vicino, sa quanto quest'esame era diventato il fulcro dei problemi venuti giù tutti insieme. E non é un semplice essere fuori dall'aula. E' aver riacquistato fiducia e speranza. E voglia di imparare, di non lasciare che mai, mai più, un esame ,così come un periodo nero siano più forti di me.


Ormai é troppo, troppo vivo in me il ricordo di queste sabbie mobili, per lasciare che possa ritornarci ancora...ho troppa voglia di vivere, di cadere ancora e vedere, con soddisfazione crescente, quanto facile sarà poi rialzarsi. Di mettermi in discussione, di sbagliare piuttosto che avere il terrore di deludere, di prendere cantonate e darmi della cretina, di fare errori di valutazione e fermarmi a riflettere, di essere puramente imperfetta ma serena di tutti i miei limiti. E di fare tutte quelle cose ebeti che mi piacciono tanto, di ritornare a fare le mie battute idiote, di saltellare allegra per casa anche se non ce n'é motivo, di fare alba ed essere felice di vedere un nuovo giorno nascere, di avere la curiosità di entrare in ogni persona e nel suo mondo. E di esserci, esserci sempre. In me, nelle persone che mi amano, in ogni singolo istante che verrà. Ecco quello che voglio.