Paris,25 Marzo 2012
Questo é un post che doveva venire fuori da tanto, almeno da un annetto.
Questo é un post che é venuto fuori oggi con prepotenza, mentre un insolito sole di marzo mi illumina il viso ed i pensieri, al Jardin du Luxembourg.
Oggi é l'ultimo di tre giorni bellissimi, luminosi, difficili.
Ho lasciato Parigi solo 9 mesi fa e tutto questo tempo mi é sembrata una parentesi infinita, un'attesa continua di ogni singolo frammento di questo angolo di paradiso.
E forse non avevo in mente quanto speciale fosse il mio legame con questa città fino a questo momento.
Questo weekend- che é giunto come un dono fra la frenesia dell'ultimo anno di medicina- voleva ricordarmi quanto ogni sensazione vivesse ancora sotto la mia pelle, ogni odore ce l'avessi ancora addosso, quanto questa città sia ancora un nodo di emozioni che si ferma a metà, fra la gola e lo stomaco.
E questo nodo oggi ha cominciato a sciogliersi in lacrime mentre attraversavo il Marais, ripercorrendo le strade che ogni giorno mi portavano a casa, ritrovando gli angoli familiari di rue de Bretagne, il calore del marché des Enfants Rouges, la pittoresca magia di Montmartre al tramonto, le mille anime pullulanti di Belleville.E poi le viuzze bohemiennes di Saint-Germain des Près, i mille acquisti fatti fra rue de Rivoli e Chatelet,le serate di vino ed allegria da Chez Georges, i picnic su pont des arts e l'imbarazzo della scelta fra i mille parchi, in cui stravaccarsi al sole. E poi ancora il profumo delle boulangeries al mattino, i padiglioni accoglienti della Salpetrière, quella finestra del reparto di neurologia che ti regalava la vista del Sacre-Coeur, in mezzo a tanto dolore. La metro che alla fine diventa un pò la tua casa, quelle corse folli e ridicole per prenderla, quando ce ne era una ogni due minuti.
Ogni cosa é rimasta intatta, quasi il tempo non l'avesse sfiorata, quasi tutto avesse atteso il mio ritorno perché ci si può sentire a casa in qualsiasi posto.
E le lacrime restano, con questa sorda malinconia mentre passeggio lungo i bordi della Senna, quasi come se il fiume volesse cullare il mio magone.
Perché é così Parigi. Bella e sfrontata negli attimi di pura felicità, gelida e triste quando la solitudine prende il sopravvento, chiassosa e colorata, con le sue contraddizioni :la città delle mille possibilità e le tristi realtà-di emarginazione e povertà- che ti sbatte in faccia.
Sembra adattarsi al tuo stato d'animo, senza mai essere inopportuna.
E' stato lo sfondo dei miei primi passi ospedalieri, quando soddisfatta e serena tornavo a casa e mi sembrava che tutto urlasse di gioia, che i musicisti nella metro fossero lì solo per me.
E' stata severa quando i fantasmi del passato volevano ripresentarsi.
E' stata accogliente, calda nei 4 mesi che ho trascorso lì, lasciandosi assaporare come un dessert da godersi poco a poco.
La verità é che Parigi é stato il primum movens del mio cambiamento, di quel processo di crescita che sento scalpitare dentro e che, a parole, non so spiegare.
Era lì quando ritrovavo la fiducia persa in questi anni, quando, stupita, mi scrutavo affrontare le prove senza avere voglia di scappare.
E' stata una mamma, un'amica, una confidente in tutti i pomeriggi in cui, camminando per ore, riimparavo a conoscermi.
E potrei continuare per ore ma mi fermerò qui. Perché questo post ha il tono triste di una commemorazione.
Invece mi infilerò le scarpe e punterò dritta verso Saint-Germain, alla ricerca di un'impressione.
Poco dopo, proprio all'incrocio fra bd Saint-Michel e Saint-Germain, un uomo siede a terra.
Chiede, con un pennarello scuro su un pezzo di cartone, "una moneta, una sigaretta, una parola o un ricordo". E, in fondo, in un'ultima piccola frase, sta l'impressione che cercavo.
"Deviens ce que tu es" (divieni ciò che sei).
Ed é questo il regalo più grande di Parigi.
Mi ha permesso di essere ciò che davvero sono. Sarà per sempre il mio posto nel mondo.
P.S:Giusto il tempo di scrollarmi di dosso un pò di malinconia, mi si avvicina un tipo ben vestito, con l'aria di chi vuole chiedere un'informazione. Accenno un leggero sorriso e il tipo mi chiede:"mademoiselle, ça vous direz d'aller au theatre cet aprés-midi?" (signorina, le andrebbe di venire a teatro questo pomeriggio?).Così, d'emblée. Mah. Anche questa é Parigi.
Una giovane idealista con tante illusioni ed una segreta, utopistica speranza...cercare, in piccolo e,per quanto possibile, di rendere questo posto il migliore dei mondi possibili!
mercoledì, marzo 28, 2012
venerdì, ottobre 14, 2011
Il limbo
Questo post é una promessa (non ricordo neanche più per cosa!!!!) che avevo fatto a Riccardo.
Tornare a scrivere o tingermi i capelli di rosso.
Molto meno faticoso e rischioso mettersi davanti la tastiera. Anche se le parole non sgorgano più a fiumi come d'abitudine, anche se non so più neanche se c'é qualcuno che legge ancora quello che scrivo.
Forse la verità é che sono sempre meno abituata all'introspezione. Corro, riempio le mie giornate, faccio programmi a lunga scadenza. Ma troppo raramente mi fermo a pensare cosa voglio davvero, chi sto diventando.
Il punto é che sono davanti ad un anno cruciale.Quello delle grandi scelte, dei mille esami da superare, dello studio con responsabilità. Perché fra poco si diventerà medici e non ci si potrà più nascondere dietro la domanda sfigata all'esame, dietro le mille lacune che ci portiamo dietro.
Ce l'hanno fatta tutti, mi ripeto. Ce la farò anche io, non ho alcun dubbio al riguardo.
Ma quello che mi domando é come voglio farcela. Se a braccetto con la mia migliore amica "ansia" o sfruttando le possibilità di conoscenza e di crescita che questo ultimo anno può darmi.
In fondo questo agognato, terribile sesto anno non é che uno dei tanti limbi ai quali ci costringe la condizione umana. Quasi non più studente, ma neanche dottore.
Non più ragazzo spensierato ma non ancora professionista.
E come tutti i limbi che si rispettino é ben arredato di sgomento, dubbi, angosce e perplessità. Nonché, d'altra parte, dell'ebbrezza di essere ad un passettino dal sogno. Avercela quasi fatta. Cominciare ad assaporare il gusto, per ora un pò lontano, di una vittoria che avrà il sapore dell'autentica pienezza.
Bisogna solo aver coraggio. Per immergersi nel limbo ed arrivarne ad ottobre prossimo vittoriosi. Forse un pò stanchi, certo, ma ormai oltre il confine.
Tornare a scrivere o tingermi i capelli di rosso.
Molto meno faticoso e rischioso mettersi davanti la tastiera. Anche se le parole non sgorgano più a fiumi come d'abitudine, anche se non so più neanche se c'é qualcuno che legge ancora quello che scrivo.
Forse la verità é che sono sempre meno abituata all'introspezione. Corro, riempio le mie giornate, faccio programmi a lunga scadenza. Ma troppo raramente mi fermo a pensare cosa voglio davvero, chi sto diventando.
Il punto é che sono davanti ad un anno cruciale.Quello delle grandi scelte, dei mille esami da superare, dello studio con responsabilità. Perché fra poco si diventerà medici e non ci si potrà più nascondere dietro la domanda sfigata all'esame, dietro le mille lacune che ci portiamo dietro.
Ce l'hanno fatta tutti, mi ripeto. Ce la farò anche io, non ho alcun dubbio al riguardo.
Ma quello che mi domando é come voglio farcela. Se a braccetto con la mia migliore amica "ansia" o sfruttando le possibilità di conoscenza e di crescita che questo ultimo anno può darmi.
In fondo questo agognato, terribile sesto anno non é che uno dei tanti limbi ai quali ci costringe la condizione umana. Quasi non più studente, ma neanche dottore.
Non più ragazzo spensierato ma non ancora professionista.
E come tutti i limbi che si rispettino é ben arredato di sgomento, dubbi, angosce e perplessità. Nonché, d'altra parte, dell'ebbrezza di essere ad un passettino dal sogno. Avercela quasi fatta. Cominciare ad assaporare il gusto, per ora un pò lontano, di una vittoria che avrà il sapore dell'autentica pienezza.
Bisogna solo aver coraggio. Per immergersi nel limbo ed arrivarne ad ottobre prossimo vittoriosi. Forse un pò stanchi, certo, ma ormai oltre il confine.
martedì, novembre 23, 2010
C'é troppa vita dentro.
In questi giorni ho pensato tanto a questo blog.
Se cancellare tutto e ricominciarne uno nuovo. Perché, a volte, mi sento proprio anni luce distante da quello che scrivevo qui, dalla persona che ha iniziato questo viaggio nel blog, quando ancora distrazioni come fb o groupon non esistevano.
Poi sono rinsavita. C'é troppa vita dentro. C'é quella ragazza che viveva in una biomedica e aspettava con ansia un pc libero per dare vita a tutto quello che sentiva ,c'é quella ragazza che cominciava a costruirsi un mondo qui, fatto di speranze, abitudini, persone. Alcune rimaste speciali ed insostituibili. Ci sono le crisi quando un esame non dava l'esito sperato. E allora tutte le sicurezze erano minate.
Ci sono sorrisi, delusioni, soddisfazioni, paure, momenti di ilarità. E c'é anche il mio buco nero.
Quello che, con un tocco di superficialità, si vorrebbe poter cancellare. E invece resta lì. Deve restare lì. A ricordare quanto difficile é la scalata verso la luce.Quanto, ahimé, semplice potrebbe essere la discesa.
Ed io sono la risultante di tutto questo. Degli eccessi di passionalità e di quelli di scoramento.
Non potrei bloccare questo divenire, perché da qui vengo.
E mi affaccio così alla vita.Con una nuova consapevolezza ed una maturità che, giorno dopo giorno, mi sento sulla pelle. Con la paura di sbagliare e la voglia di non dargliela troppo vinta a questo stupido tirarsi indietro.
E presto arriverà Parigi.
Ricordo ancora quando, a 14 anni, dissi a mamma che un giorno avrei voluto vivere lì, rapita da quell'atmosfera così spudoratamente sognante.
Me la sentivo addosso, non so come spiegarlo. Ci sono ritornata e quella sensazione era ancora lì.
Più forte dell'antipatia dei parigini, della pioggia costante, della lingua spesso incomprensibile, della loro burocrazia meticolosa.
E ho deciso di fare il passo. Un passo, chissà, più grande di me. Ma non della mia capacità di gettarmi anche in questa esperienza. Temo la lingua, le difficoltà in ospedale, la solitudine, il dover affrontare tutto questo da sola, senza avere dei definiti punti di riferimento.
Ma, d'altra parte, c'é la voglia di scoprire, di mettersi alla prova, di conoscere culture diverse e, a poco a poco, arrivare a sentirmi a casa.Anche sotto il cielo di quella lontana città.
Se cancellare tutto e ricominciarne uno nuovo. Perché, a volte, mi sento proprio anni luce distante da quello che scrivevo qui, dalla persona che ha iniziato questo viaggio nel blog, quando ancora distrazioni come fb o groupon non esistevano.
Poi sono rinsavita. C'é troppa vita dentro. C'é quella ragazza che viveva in una biomedica e aspettava con ansia un pc libero per dare vita a tutto quello che sentiva ,c'é quella ragazza che cominciava a costruirsi un mondo qui, fatto di speranze, abitudini, persone. Alcune rimaste speciali ed insostituibili. Ci sono le crisi quando un esame non dava l'esito sperato. E allora tutte le sicurezze erano minate.
Ci sono sorrisi, delusioni, soddisfazioni, paure, momenti di ilarità. E c'é anche il mio buco nero.
Quello che, con un tocco di superficialità, si vorrebbe poter cancellare. E invece resta lì. Deve restare lì. A ricordare quanto difficile é la scalata verso la luce.Quanto, ahimé, semplice potrebbe essere la discesa.
Ed io sono la risultante di tutto questo. Degli eccessi di passionalità e di quelli di scoramento.
Non potrei bloccare questo divenire, perché da qui vengo.
E mi affaccio così alla vita.Con una nuova consapevolezza ed una maturità che, giorno dopo giorno, mi sento sulla pelle. Con la paura di sbagliare e la voglia di non dargliela troppo vinta a questo stupido tirarsi indietro.
E presto arriverà Parigi.
Ricordo ancora quando, a 14 anni, dissi a mamma che un giorno avrei voluto vivere lì, rapita da quell'atmosfera così spudoratamente sognante.
Me la sentivo addosso, non so come spiegarlo. Ci sono ritornata e quella sensazione era ancora lì.
Più forte dell'antipatia dei parigini, della pioggia costante, della lingua spesso incomprensibile, della loro burocrazia meticolosa.
E ho deciso di fare il passo. Un passo, chissà, più grande di me. Ma non della mia capacità di gettarmi anche in questa esperienza. Temo la lingua, le difficoltà in ospedale, la solitudine, il dover affrontare tutto questo da sola, senza avere dei definiti punti di riferimento.
Ma, d'altra parte, c'é la voglia di scoprire, di mettersi alla prova, di conoscere culture diverse e, a poco a poco, arrivare a sentirmi a casa.Anche sotto il cielo di quella lontana città.
giovedì, agosto 26, 2010
il ritorno!
Sarà di sicuro colpa del fb distrattore, ma era proprio tanto che non mi siedevo davanti a questa pagina immacolata.
Sarà che scrivere é guardarsi dentro. E guardarsi dentro, talvolta, fa paura.
Più facile farsi trasportare dal turbine degli eventi, delle scadenze, degli impegni.
Ma non avrei potuto affrontare queste due settimane di un nuovo tour de force senza guardare, senza guardarmi dentro. Senza spulciare in questo enorme bagaglio di emozioni che l'estate mi ha regalato. Un mese di relax, dopo un periodo piuttosto stancante.
Quest'anno ho lottato parecchio. E me ne accorgo solo ora.
Io che trovo più facile pensare a quello che avrei potuto fare in più, piuttosto che meditare sulle azioni compiute. Ho ricercato la felicità ed ho cominciato a pensare a me stessa, cosa che finora mi era sempre apparsa un'eresia. Ho cominciato a non rifuggire la paura, l'ho lasciata arrivare in superficie, vedere sino a che punto poteva fare male. Ed ho ammesso a me stessa che ho una paura bestiale di essere un medico, di fallire, di non sapere evitare la morte. Ma questa paura rende il mio sogno molto più reale, molto più concreto. Mi mette faccia a faccia con la mia imperfezione, il mio essere umana e, in quanto tale, non infallibile.
Ho ammesso a me stessa che la vita fa paura. Fa paura tutto quello che ancora mi dovrà capitare e quello che non conosco. Ed ho ammesso di essere spesso fragile, impaurita, di avere bisogno di amore.
Non é stato un percorso facile e non sono ancora arrivata al traguardo. E forse non ci arriverò mai. Chissà che forse non sia proprio questo il senso della vita!
E se rileggo i miei post di anni fa non posso che sorridere. Di tenerezza. Per quella ragazzina ingenua per la quale tutto era una lotta, il mondo era meraviglioso e tutto assolutamente risolvibile. Ma é comunque un conforto sapere che quella ragazzina c'è ancora.
Certo deve fare i conti con il mio lato più maturo, ma é sempre dietro l'angolo pronta a divertirsi, ad avere un'occasione in più per sorridere e prendere la vita con un pizzico di leggerezza.
Proprio come é accaduto quest'estate. In cui ho riassaporato la libertà...nel tardo pomeriggio in spiaggia a chiacchierare, nelle giornate trascorse fra risate,letture piacevoli e lunghe nuotate.
Ora però arriva la vera sfida. Mantenere tutto questo sole nelle grigie giornate autunnali, nelle dure sessioni di esame, nei momenti critici. Nella vita vera. Quella che non fa sconti e che talvolta sa essere beffarda...ma mai abbastanza se la si fronteggia a muso duro!!
Sarà che scrivere é guardarsi dentro. E guardarsi dentro, talvolta, fa paura.
Più facile farsi trasportare dal turbine degli eventi, delle scadenze, degli impegni.
Ma non avrei potuto affrontare queste due settimane di un nuovo tour de force senza guardare, senza guardarmi dentro. Senza spulciare in questo enorme bagaglio di emozioni che l'estate mi ha regalato. Un mese di relax, dopo un periodo piuttosto stancante.
Quest'anno ho lottato parecchio. E me ne accorgo solo ora.
Io che trovo più facile pensare a quello che avrei potuto fare in più, piuttosto che meditare sulle azioni compiute. Ho ricercato la felicità ed ho cominciato a pensare a me stessa, cosa che finora mi era sempre apparsa un'eresia. Ho cominciato a non rifuggire la paura, l'ho lasciata arrivare in superficie, vedere sino a che punto poteva fare male. Ed ho ammesso a me stessa che ho una paura bestiale di essere un medico, di fallire, di non sapere evitare la morte. Ma questa paura rende il mio sogno molto più reale, molto più concreto. Mi mette faccia a faccia con la mia imperfezione, il mio essere umana e, in quanto tale, non infallibile.
Ho ammesso a me stessa che la vita fa paura. Fa paura tutto quello che ancora mi dovrà capitare e quello che non conosco. Ed ho ammesso di essere spesso fragile, impaurita, di avere bisogno di amore.
Non é stato un percorso facile e non sono ancora arrivata al traguardo. E forse non ci arriverò mai. Chissà che forse non sia proprio questo il senso della vita!
E se rileggo i miei post di anni fa non posso che sorridere. Di tenerezza. Per quella ragazzina ingenua per la quale tutto era una lotta, il mondo era meraviglioso e tutto assolutamente risolvibile. Ma é comunque un conforto sapere che quella ragazzina c'è ancora.
Certo deve fare i conti con il mio lato più maturo, ma é sempre dietro l'angolo pronta a divertirsi, ad avere un'occasione in più per sorridere e prendere la vita con un pizzico di leggerezza.
Proprio come é accaduto quest'estate. In cui ho riassaporato la libertà...nel tardo pomeriggio in spiaggia a chiacchierare, nelle giornate trascorse fra risate,letture piacevoli e lunghe nuotate.
Ora però arriva la vera sfida. Mantenere tutto questo sole nelle grigie giornate autunnali, nelle dure sessioni di esame, nei momenti critici. Nella vita vera. Quella che non fa sconti e che talvolta sa essere beffarda...ma mai abbastanza se la si fronteggia a muso duro!!
domenica, febbraio 07, 2010
Sto bene
Sto bene. Me ne accorgo quando sento il vento che mi sfiora la pelle e vorrei non smettesse mai.
Sto bene quando mi addormento. E penso che vorrei che la notte durasse quanto un battito di ciglia, in modo che sia già domani. Già, il domani. Pieno di punti interrogativi e del sapore amaro del dubbio. Ma anche di sogni da realizzare, di progetti, di angoli del mondo da scoprire, di nuovi abbracci in cui potersi cullare.
Sto bene anche se finirò l'università con un altro anno di ritardo e non potrò iniziare presto il tirocinio.E l'orgoglio, la frustrazione, no. Non c'entrano più niente. Perché questo percorso é solo mio. Pieno di buche che mi hanno fatto vacillare, ma anche di momenti luminosi e di autentiche soddisfazioni.E sto bene perché mi sto riconciliando con me stessa, dopo anni spesi a cercarmi.
Perché mi ascolto. E so dove voglio arrivare.
Sto bene perché, nelle giornate di pioggia, se posso permettermelo, mi fiondo sotto il piumone a leggere un buon libro o comincio a fare nuovi esperimenti culinari. Sto bene perché ho scoperto lati di me che possono interessarsi anche a qualcosa che non contenga la parola medicina e non posso proprio più ignorarli.
Sto bene e, quando i mari erano in tempesta, mi sembrava proprio una condizione irrecuperabile.
Sto bene quando mi addormento. E penso che vorrei che la notte durasse quanto un battito di ciglia, in modo che sia già domani. Già, il domani. Pieno di punti interrogativi e del sapore amaro del dubbio. Ma anche di sogni da realizzare, di progetti, di angoli del mondo da scoprire, di nuovi abbracci in cui potersi cullare.
Sto bene anche se finirò l'università con un altro anno di ritardo e non potrò iniziare presto il tirocinio.E l'orgoglio, la frustrazione, no. Non c'entrano più niente. Perché questo percorso é solo mio. Pieno di buche che mi hanno fatto vacillare, ma anche di momenti luminosi e di autentiche soddisfazioni.E sto bene perché mi sto riconciliando con me stessa, dopo anni spesi a cercarmi.
Perché mi ascolto. E so dove voglio arrivare.
Sto bene perché, nelle giornate di pioggia, se posso permettermelo, mi fiondo sotto il piumone a leggere un buon libro o comincio a fare nuovi esperimenti culinari. Sto bene perché ho scoperto lati di me che possono interessarsi anche a qualcosa che non contenga la parola medicina e non posso proprio più ignorarli.
Sto bene e, quando i mari erano in tempesta, mi sembrava proprio una condizione irrecuperabile.
martedì, novembre 24, 2009
C'é un posto dove meditare e lasciarsi cullare dal silenzio.
C'è un posto dove meditare e lasciarsi cullare dal silenzio.
I suoi viali alberati, di giorni così colmi di persone, medici, sirene di ambulanze. Di sera solo mio.
Il silenzio discreto delle ore notturne ha fatto da sottofondo a tante mie meditazioni, ai miei pensieri più intimi,ai momenti in cui cerco di parlare alle mie paure e lascio urlare le ambizioni.
Non c'é posto che mi faccia sentire più a casa, più al sicuro, più in pace.
Perché mentre passeggio fra i padiglioni illuminati e i cantieri messi al riposo dalla frenesia quotidiana, penso che lì,fra quelle colline morbide, c'é racchiuso tutto il senso dell'esistenza.
Ed ecco che, nello stesso millesimo di secondo, nello stesso impercettibile attimo, mi sembra di udire il pianto di gioia di un bimbo che si affaccia alla vita e l'ultimo respiro di una vita che si allontana. Ci sono mani che, frenetiche, cercano di fregare la morte e altre pronte a rassegnarsi, quando un'ulteriore lotta sarebbe solo irrispettosa.
E' tutto lì. Le lacrime di un uomo che diventa papà, il gasping, le speranze che non si rassegnano all'evidenza, le preghiere e la rassegnazione, la sofferenza e la paura.
E poi ci sono io. Io e i miei limiti che, ancora e stoltamente, fatico ad accettare. Io che non vorrei essere in nessun altro posto, perché lì c'é tutto quello per cui vivo.
Spesso mi chiedo se sarò qui, fra qualche anno, nelle mie prime guardie, ad osservare Careggi di notte. E ricordarmi di questi anni brutali e bellissimi. a pensare che questo posto mi ha insegnato a vivere, a lottare, a soffrire terribilmente e anche ad amare la persona che mi ha seguito nelle peregrinazioni notturne per i padiglioni.
Certo é che, ovunque, mi porterà la vita avrò sempre di me Careggi di notte. Un posto dove meditare e lasciarsi cullare dal silenzio.
I suoi viali alberati, di giorni così colmi di persone, medici, sirene di ambulanze. Di sera solo mio.
Il silenzio discreto delle ore notturne ha fatto da sottofondo a tante mie meditazioni, ai miei pensieri più intimi,ai momenti in cui cerco di parlare alle mie paure e lascio urlare le ambizioni.
Non c'é posto che mi faccia sentire più a casa, più al sicuro, più in pace.
Perché mentre passeggio fra i padiglioni illuminati e i cantieri messi al riposo dalla frenesia quotidiana, penso che lì,fra quelle colline morbide, c'é racchiuso tutto il senso dell'esistenza.
Ed ecco che, nello stesso millesimo di secondo, nello stesso impercettibile attimo, mi sembra di udire il pianto di gioia di un bimbo che si affaccia alla vita e l'ultimo respiro di una vita che si allontana. Ci sono mani che, frenetiche, cercano di fregare la morte e altre pronte a rassegnarsi, quando un'ulteriore lotta sarebbe solo irrispettosa.
E' tutto lì. Le lacrime di un uomo che diventa papà, il gasping, le speranze che non si rassegnano all'evidenza, le preghiere e la rassegnazione, la sofferenza e la paura.
E poi ci sono io. Io e i miei limiti che, ancora e stoltamente, fatico ad accettare. Io che non vorrei essere in nessun altro posto, perché lì c'é tutto quello per cui vivo.
Spesso mi chiedo se sarò qui, fra qualche anno, nelle mie prime guardie, ad osservare Careggi di notte. E ricordarmi di questi anni brutali e bellissimi. a pensare che questo posto mi ha insegnato a vivere, a lottare, a soffrire terribilmente e anche ad amare la persona che mi ha seguito nelle peregrinazioni notturne per i padiglioni.
Certo é che, ovunque, mi porterà la vita avrò sempre di me Careggi di notte. Un posto dove meditare e lasciarsi cullare dal silenzio.
mercoledì, ottobre 21, 2009
Perdersi per ritrovarsi
Ritornare in questo posto ha sempre un effetto strano. Passano i giorni, i mesi scorrono veloci eppure arriva, ineluttabile, il momento in cui ti trovi difronte ad uno schermo immacolato, con l'immancabile thè bollente. E allora sai che non puoi mentirti. Che le frottole, gli autoconvincimenti che ti sei imposta finora non hanno più consistenza, se portati alla vita grazie alla tastiera di un pc.
Un anno fa ero una ragazza, o almeno credevo di esserlo, molto più serena. Immaginavo me tra qualche anno con un bel rudere trasformato in una casa in campagna, una miriade di bambini, una vita da favola. Bastava qualche sforzo e les jeux sont faits.E poi c'era il mio grande sogno. Essere un medico, l'essere infallibile che non sbaglia diagnosi, se s'impegna. Che ci mette l'anima e si beffa della morte.
Credevo che il segreto della bravura, della felicità, del successo stesse nella disciplina, nel metodo, nei programmi. E ho iniziato a quantificare il tempo, decidere a priori cosa ne sarebbe stato del fluire delle stagioni.
E poi la realtà mi ha investito, e forse, salvata. Quanta vita mi sono persa mentre ero impegnata a programmare!Ho sofferto, ho masticato terra e sangue, ho conosciuto il lato duro, spietato e meschino della sofferenza. Quella faccia della vita dal sorriso beffardo, quasi un ghigno malefico.
Ed ho compreso che, spesso le favole sono menzogne e che la realtà può ferirti e lasciarti a terra inerme.Che esiste l'insoddisfazione, la frustrazione, la paura.
Che ci sono lati bui dell'anima difficili da sondare e che, a poco contano i programmi quando sopraggiunge l'inatteso, l'errore, quello che neanche la statistica riesce a ponderare. Che il medico infallibile é un'idiozia degna di candy-candy e la verità è che spesso dev'essere un bravo decisionista: scegliere qual è la terapia che fa meno male, qual é la via che implica meno sofferenza, cosa consente di preservare la dignità del paziente. Che non si muore come sui libri di medicina. Che puoi studiare ogni singola nota, centinaia di casi clinici ma rimarrai ugualmente un fesso quando la natura farà il suo corso.
Sono certo più cinica, ma non con meno voglia di guardare al bello, di puntare al centro.Dritto al cuore dei miei sogni.Ricerco continuamente quell'armonia perfetta che mi fa sentire così meravigliosamente parte di un tutto. Sorrido ancora nelle giornate in cui la luce inonda la stanza e riflette sui libri che serbano l'essenza del futuro, ho ancora il mio modo speciale di far divertire le persone che amo.
Mi commuovo come mai è successo prima, ma soprattutto gioisco per ogni secondo, ogni attimo rubato ai cattivi pensieri. a volte mi sento così bambina, a tratti, invece, é palpabile la mia crescita.Mi perdo ancora ma, da sola e con forza, é sempre più facile ritrovarmi. E nel mentre vivo.Come non ho fatto mai così in fondo.
Un anno fa ero una ragazza, o almeno credevo di esserlo, molto più serena. Immaginavo me tra qualche anno con un bel rudere trasformato in una casa in campagna, una miriade di bambini, una vita da favola. Bastava qualche sforzo e les jeux sont faits.E poi c'era il mio grande sogno. Essere un medico, l'essere infallibile che non sbaglia diagnosi, se s'impegna. Che ci mette l'anima e si beffa della morte.
Credevo che il segreto della bravura, della felicità, del successo stesse nella disciplina, nel metodo, nei programmi. E ho iniziato a quantificare il tempo, decidere a priori cosa ne sarebbe stato del fluire delle stagioni.
E poi la realtà mi ha investito, e forse, salvata. Quanta vita mi sono persa mentre ero impegnata a programmare!Ho sofferto, ho masticato terra e sangue, ho conosciuto il lato duro, spietato e meschino della sofferenza. Quella faccia della vita dal sorriso beffardo, quasi un ghigno malefico.
Ed ho compreso che, spesso le favole sono menzogne e che la realtà può ferirti e lasciarti a terra inerme.Che esiste l'insoddisfazione, la frustrazione, la paura.
Che ci sono lati bui dell'anima difficili da sondare e che, a poco contano i programmi quando sopraggiunge l'inatteso, l'errore, quello che neanche la statistica riesce a ponderare. Che il medico infallibile é un'idiozia degna di candy-candy e la verità è che spesso dev'essere un bravo decisionista: scegliere qual è la terapia che fa meno male, qual é la via che implica meno sofferenza, cosa consente di preservare la dignità del paziente. Che non si muore come sui libri di medicina. Che puoi studiare ogni singola nota, centinaia di casi clinici ma rimarrai ugualmente un fesso quando la natura farà il suo corso.
Sono certo più cinica, ma non con meno voglia di guardare al bello, di puntare al centro.Dritto al cuore dei miei sogni.Ricerco continuamente quell'armonia perfetta che mi fa sentire così meravigliosamente parte di un tutto. Sorrido ancora nelle giornate in cui la luce inonda la stanza e riflette sui libri che serbano l'essenza del futuro, ho ancora il mio modo speciale di far divertire le persone che amo.
Mi commuovo come mai è successo prima, ma soprattutto gioisco per ogni secondo, ogni attimo rubato ai cattivi pensieri. a volte mi sento così bambina, a tratti, invece, é palpabile la mia crescita.Mi perdo ancora ma, da sola e con forza, é sempre più facile ritrovarmi. E nel mentre vivo.Come non ho fatto mai così in fondo.
domenica, maggio 17, 2009
Un pò per caso, un pò per destino
Non ho mai creduto nel destino, negli incontri voluti dal fato. Né nell' esternazione di sentimenti profondi su un blog, su una finestra spalancata anche agli sconosciuti.
Ma arriva sempre un momento in cui ci si ricrede. E oggi non mi importa di lasciare in balia dei miei lettori quello che avverto dentro, né di apparire un'ingenua adolescente e credere che il destino non é poi un concetto tanto folle.
Mi sono sempre sentita troppo indipendente, libera, insofferente, forse anche un pò immatura per una storia lunga. almeno non allora. Non in un momento in cui nella mia mente e nel mio cuore aveva spazio solo la piena realizzazione di me stessa.
E guardavo gli sguardi innamorati e mi chiedevo se a me sarebbe mai successo.
In fondo, cavolo, sono una che si innamora di tutto. Della risata dei bambini, della vita nelle giornate senza pensieri, delle materie che studio, della cultura. Ma proprio non capivo cosa ti spingesse a credere che una persona fosse quella giusta per te. -E se poi al mondo, c'é qualcuno migliore per me?-Infantile, da egocentrici presuntuosi. Ne sono consapevole.
Credevo l'amore rispondesse agli stessi criteri di perfezione che pretendevo da me stessa. E, in entrambi i casi, era una ricerca persa in partenza.
E poi la rete, o l'assurdo destino mi ha portato a scoprire quei due occhi scuri che mi hanno cambiato la vita.
E, a poco a poco, mi sono lasciata affascinare dai suoi mille interessi, dalla passione con cui affronta la vita,dal suo coraggio, il suo atteggiamento stoico, il suo modo intenso di vivere le emozioni. a nulla é valso porre barriere o tenermi a distanza.
E ora sono già trascorsi 243 giorni da quel momento in cui ho deciso di essere più forte della mia paura di amare, di essere fragile, di uscirne ferita. E non c'é stato un singolo giorno in cui non ho imparato qualcosa o ricevuto un enorme dono. Da una persona che mi ama senza riserve, che ama anche i miei lati bui e si ostina a portarvi un pò di luce. Che mi ha coccolato nei momenti più difficili e adora la mia idiozia, che si emoziona per i miei progressi ed é pazzo, imprevedibile, sorprendente, ironico.
Che strano. E' passato solo un anno e i miei parametri sono un bel pò stravolti.
Prima sembrava che correre in due non mi appartenesse. Ora sognare insieme mi sembra davvero naturale ed immediato quanto respirare.
Ma arriva sempre un momento in cui ci si ricrede. E oggi non mi importa di lasciare in balia dei miei lettori quello che avverto dentro, né di apparire un'ingenua adolescente e credere che il destino non é poi un concetto tanto folle.
Mi sono sempre sentita troppo indipendente, libera, insofferente, forse anche un pò immatura per una storia lunga. almeno non allora. Non in un momento in cui nella mia mente e nel mio cuore aveva spazio solo la piena realizzazione di me stessa.
E guardavo gli sguardi innamorati e mi chiedevo se a me sarebbe mai successo.
In fondo, cavolo, sono una che si innamora di tutto. Della risata dei bambini, della vita nelle giornate senza pensieri, delle materie che studio, della cultura. Ma proprio non capivo cosa ti spingesse a credere che una persona fosse quella giusta per te. -E se poi al mondo, c'é qualcuno migliore per me?-Infantile, da egocentrici presuntuosi. Ne sono consapevole.
Credevo l'amore rispondesse agli stessi criteri di perfezione che pretendevo da me stessa. E, in entrambi i casi, era una ricerca persa in partenza.
E poi la rete, o l'assurdo destino mi ha portato a scoprire quei due occhi scuri che mi hanno cambiato la vita.
E, a poco a poco, mi sono lasciata affascinare dai suoi mille interessi, dalla passione con cui affronta la vita,dal suo coraggio, il suo atteggiamento stoico, il suo modo intenso di vivere le emozioni. a nulla é valso porre barriere o tenermi a distanza.
E ora sono già trascorsi 243 giorni da quel momento in cui ho deciso di essere più forte della mia paura di amare, di essere fragile, di uscirne ferita. E non c'é stato un singolo giorno in cui non ho imparato qualcosa o ricevuto un enorme dono. Da una persona che mi ama senza riserve, che ama anche i miei lati bui e si ostina a portarvi un pò di luce. Che mi ha coccolato nei momenti più difficili e adora la mia idiozia, che si emoziona per i miei progressi ed é pazzo, imprevedibile, sorprendente, ironico.
Che strano. E' passato solo un anno e i miei parametri sono un bel pò stravolti.
Prima sembrava che correre in due non mi appartenesse. Ora sognare insieme mi sembra davvero naturale ed immediato quanto respirare.
sabato, aprile 25, 2009
La mia primavera
Più di un mese fa scrissi di un buco nero.
Quello che, quando ti travolge, sa cancellarti dalla memoria com'era vivere al suo interno.
Più di un mese fa. E tante cose sono cambiate. Ho delle viti e dei bulloni nella schiena e dei fili di ferro nel piede. E, come nella più antica lezione della storia dell'umanità, ho scoperto che, quando la tua integrità fisica é messa a repentaglio, tutto quello che avevi prima ti sembrava il paradiso.Anche quel buco nero, anche quello che credevi vuoto. Ed invece era un mondo. Il tuo mondo.
Ma, come nelle migliori favole a lieto fine, il mio mondo non mi ha abbandonato un istante. Era lì quando, nelle prime, convulse ore in pronto soccorso, muovevo ostinatamente le gambe per assicurarmi che il midollo fosse salvo.
Era lì appena uscita dalla sala operatoria.
Era lì il giorno seguente e quelli dopo ancora.
Ed é un mondo fatto di sorrisi rassicuranti della mia famiglia, dell'amore di Riccardo, degli abbracci e delle battute delle mie straordinarie amiche, dell'affetto di chiunque sia stato lì con me.Anche solo per un attimo.
Ed ho avuto tanto, troppo tempo per pensare. Osservare la vita dall'esterno e avvertire la voglia, quasi spasmodica, di tuffarmici dentro. Di superare i limiti della vita finora conosciuta, di gettarmi a capofitto in nuove imprese, di fare del bene, con i miei limiti e le mie imperfezioni. E di non rimandare più un abbraccio, un momento speciale, una serata rilassante in nome di un senso disperato e malsano del dovere.
E' che ho una voglia nuova, rinnovata di viverla questa vita. Questa vita da adulti. Fatta di problemi, di frustazioni, di dubbi, di scelte difficili, di momenti di sconforto, di responsabilità. Ma anche di corse in motorino sotto la pioggia, di risate fino alle lacrime, di attimi in cui la felicità ti travolge e puoi solo restare inerme, di serenità inattese, di successi meritati.
E vivere é stato disperatamente bello anche da un letto in corsia. Quando il tuo organismo ti veniva incontro concedendoti un progresso in più, quando una carezza mi accompagnava nel sonno, quando osservavo gli uccelli volare e pensavo a quanto bello sarà quando spiccherò il mio di volo.
Quando tiravo su il lenzuolo, perché commuovermi era bello ma anche intimo.Ed era un momento solo mio.
Ed ora sono qui. Con le ossa rotte (e non é un eufemismo!) ma serena.
Pronta a vivere la mia primavera.
Quello che, quando ti travolge, sa cancellarti dalla memoria com'era vivere al suo interno.
Più di un mese fa. E tante cose sono cambiate. Ho delle viti e dei bulloni nella schiena e dei fili di ferro nel piede. E, come nella più antica lezione della storia dell'umanità, ho scoperto che, quando la tua integrità fisica é messa a repentaglio, tutto quello che avevi prima ti sembrava il paradiso.Anche quel buco nero, anche quello che credevi vuoto. Ed invece era un mondo. Il tuo mondo.
Ma, come nelle migliori favole a lieto fine, il mio mondo non mi ha abbandonato un istante. Era lì quando, nelle prime, convulse ore in pronto soccorso, muovevo ostinatamente le gambe per assicurarmi che il midollo fosse salvo.
Era lì appena uscita dalla sala operatoria.
Era lì il giorno seguente e quelli dopo ancora.
Ed é un mondo fatto di sorrisi rassicuranti della mia famiglia, dell'amore di Riccardo, degli abbracci e delle battute delle mie straordinarie amiche, dell'affetto di chiunque sia stato lì con me.Anche solo per un attimo.
Ed ho avuto tanto, troppo tempo per pensare. Osservare la vita dall'esterno e avvertire la voglia, quasi spasmodica, di tuffarmici dentro. Di superare i limiti della vita finora conosciuta, di gettarmi a capofitto in nuove imprese, di fare del bene, con i miei limiti e le mie imperfezioni. E di non rimandare più un abbraccio, un momento speciale, una serata rilassante in nome di un senso disperato e malsano del dovere.
E' che ho una voglia nuova, rinnovata di viverla questa vita. Questa vita da adulti. Fatta di problemi, di frustazioni, di dubbi, di scelte difficili, di momenti di sconforto, di responsabilità. Ma anche di corse in motorino sotto la pioggia, di risate fino alle lacrime, di attimi in cui la felicità ti travolge e puoi solo restare inerme, di serenità inattese, di successi meritati.
E vivere é stato disperatamente bello anche da un letto in corsia. Quando il tuo organismo ti veniva incontro concedendoti un progresso in più, quando una carezza mi accompagnava nel sonno, quando osservavo gli uccelli volare e pensavo a quanto bello sarà quando spiccherò il mio di volo.
Quando tiravo su il lenzuolo, perché commuovermi era bello ma anche intimo.Ed era un momento solo mio.
Ed ora sono qui. Con le ossa rotte (e non é un eufemismo!) ma serena.
Pronta a vivere la mia primavera.
martedì, marzo 17, 2009
Quando entri in un buco nero
Cari lettori,
non sarete di certo abituati a toni pessimistici. Io sono la ragazza che si emoziona con il primo raggio di sole in faccia, a cui batte il cuore forte per un paio di occhi scuri, che adora studiare, imparare, conoscere. E che, finora, non ha mai conosciuto buchi neri.
Quelli in cui,quando entri, ti dimentichi di tutto. Ti dimentichi di come era mangiare, dormire, studiare, correre, uscire al di fuori di quel buco nero. Ti dimentichi la sensazione di assurda felicità improvvisa, di testa sgombra da qualsiasi pensiero. Ti dimentichi di come era addormentarsi con l'ansia di vivere un giorno nuovo.
Ora di nero intorno a me ne vedo parecchio. E quando il buio ti attanaglia é difficile scorgere tutti i bagliori di luce che ti circondano, tutte le mani tese verso di te. Che sono tantissime.
E ti chiedi ossessivamente se riuscirai un giorno a riemergere dal tuo buco nero.
Non é un post di resa, di sconfitta. E' l'ammissione che sono umana. E fragile. E che ho voglia di piangere ma anche di provare a reinventare la mia vita.
non sarete di certo abituati a toni pessimistici. Io sono la ragazza che si emoziona con il primo raggio di sole in faccia, a cui batte il cuore forte per un paio di occhi scuri, che adora studiare, imparare, conoscere. E che, finora, non ha mai conosciuto buchi neri.
Quelli in cui,quando entri, ti dimentichi di tutto. Ti dimentichi di come era mangiare, dormire, studiare, correre, uscire al di fuori di quel buco nero. Ti dimentichi la sensazione di assurda felicità improvvisa, di testa sgombra da qualsiasi pensiero. Ti dimentichi di come era addormentarsi con l'ansia di vivere un giorno nuovo.
Ora di nero intorno a me ne vedo parecchio. E quando il buio ti attanaglia é difficile scorgere tutti i bagliori di luce che ti circondano, tutte le mani tese verso di te. Che sono tantissime.
E ti chiedi ossessivamente se riuscirai un giorno a riemergere dal tuo buco nero.
Non é un post di resa, di sconfitta. E' l'ammissione che sono umana. E fragile. E che ho voglia di piangere ma anche di provare a reinventare la mia vita.
venerdì, marzo 06, 2009
Il ritorno
Era così tanto che non scrivevo che ho avuto seri problemi ad entrare nel blog. Accidenti a fb, occupa tutte le mie pause, mi consente di farmi i fatti altrui ma ha sancito la morte della mia verve creativa. Ora basta però. Le prossime settimane saranno decisive. Se non altro saprò se il prossimo anno lo passerò al'ombra dell'inceneritore di Careggi o sotto il sole caldo andaluso, o dove altro questo strambo programma Susani Rosselli-gestito, vorrà portarmi.
O forse, come dice la Valanzano, i prossimi mesi sono quelli che ti mettono il "marchio di fabbrica" da dottore. Il mestiere più bello del mondo. Ed é ovvio che ne sono ancora più convinta ora che entro nel vero mondo medico. Ora che comincio ad entrare nel sapere specialistico, anche se si tratta di dermatologia che mi annoia come poche altre cose.Ora che molte più paure di quando sono entrata, ora che gestire la vita umana mi sembra un'impresa immane, ora che ho molti più punti interrogativi che certezze. E comincio a pensare al domani e metto in conto anche specializzazioni che non avevo mai considerato. E penso quanto sarebbe bello fare l'oncologa, far nascere bambini, provare l'emozione di usare un bisturi. Ora che mi sento una foglia su un albero d'autunno, ora che pensieri assurdi affollano la mia mente, ora che sono stanca, ma di una stanchezza che sembra durare da anni, ora mi sento viva. E ho la sensazione di essere davanti ad una svolta.
O forse, come dice la Valanzano, i prossimi mesi sono quelli che ti mettono il "marchio di fabbrica" da dottore. Il mestiere più bello del mondo. Ed é ovvio che ne sono ancora più convinta ora che entro nel vero mondo medico. Ora che comincio ad entrare nel sapere specialistico, anche se si tratta di dermatologia che mi annoia come poche altre cose.Ora che molte più paure di quando sono entrata, ora che gestire la vita umana mi sembra un'impresa immane, ora che ho molti più punti interrogativi che certezze. E comincio a pensare al domani e metto in conto anche specializzazioni che non avevo mai considerato. E penso quanto sarebbe bello fare l'oncologa, far nascere bambini, provare l'emozione di usare un bisturi. Ora che mi sento una foglia su un albero d'autunno, ora che pensieri assurdi affollano la mia mente, ora che sono stanca, ma di una stanchezza che sembra durare da anni, ora mi sento viva. E ho la sensazione di essere davanti ad una svolta.
martedì, dicembre 02, 2008
La mia é una casa strana
La mia é una casa strana.
Guardi il mondo dall'alto, dato che é più bassa del livello della strada. E le persone ti sembrano tutti dei gran vatussi e dei grandi rompiscatole.Quando passando fingendosi distratti e spiano cosa accade nella mia stanza. Quando le vecchiette si fermano a chiacchierare tutte davanti la mia finestra e magari io sto studiando e non provo grande interesse per le epopee dei loro nipoti. Quando i bambini si aggrappano alle inferriate delle finestre e urlano: "Babbo!!!Ma quella lì parla da sola!!!". E il babbo finge di sgridare il curioso bimbo e, in realtà, si mette a spiare pure lui.
La mia ti sembra proprio una casa strana quando sei in giardino e senti la tua vicina che chiama il marito ultrasettantenne "piccolino", esortandolo a bere il "lattuccio" e mangiare qualche biscottino.
La mia é una casa strana perché in giardino trovi tulipani e calle ma un pò di basilico, manco a pagarlo.
Ed é proprio tanto strana quando tua sorella minore, per rimproverarti del baccano , entra in camera brandendo il suo defunto rasta. Che ha conservato per i momenti in cui esige ordine e disciplina, usandolo, appunto, come frusta.
Per non parlare di quanto strana mi appare quando osservo Linda, la stranezza fatta persona. Che non accetta di invecchiare e per rivendicare il suo diritto alla giovinezza, giustamente, si comporta da vera gggiovane. Che si rompre le coste pogando (ma in casa, magari l'avesse fatto ad un concerto!!!), che esce per un aperitivo e torna a notte fonda ridendo in maniera ebete, che inventa canzoni e coreografie un giorno sì e l'altro pure.
La mia é una casa strana quando si trattiene la fame serale fino alle 20:30, perché il primo boccone deve coincidere necessariamente con le parole "un altro giorno é qui..." e si riordina tutto in fretta, perché dopo cena é d'obbligo la partitella a Word Challenge. E, se si vince, ci si sente un pò superdotati, un pò come se avessimo avuto un riconoscimento internazionale.
La mia é una casa strana quando si aspetta con ansia l'arrivo dei miei da dietro le tende. E quando arrivano, con la macchina in pure stile terrone, stipata fino all'inverosimile di ogni pensabile genere alimentare, si prova una strana, infantile felicità.
Ed é una strana casa quando arrivano quelle strane ragazze che adorano bere la camomilla qui e, ora, quello strano ragazzo che dà fuoco alla moka. Ma in questa stranezza mi sento a casa. E, appunto, non chiedetevi perché poi io sia così.
Guardi il mondo dall'alto, dato che é più bassa del livello della strada. E le persone ti sembrano tutti dei gran vatussi e dei grandi rompiscatole.Quando passando fingendosi distratti e spiano cosa accade nella mia stanza. Quando le vecchiette si fermano a chiacchierare tutte davanti la mia finestra e magari io sto studiando e non provo grande interesse per le epopee dei loro nipoti. Quando i bambini si aggrappano alle inferriate delle finestre e urlano: "Babbo!!!Ma quella lì parla da sola!!!". E il babbo finge di sgridare il curioso bimbo e, in realtà, si mette a spiare pure lui.
La mia ti sembra proprio una casa strana quando sei in giardino e senti la tua vicina che chiama il marito ultrasettantenne "piccolino", esortandolo a bere il "lattuccio" e mangiare qualche biscottino.
La mia é una casa strana perché in giardino trovi tulipani e calle ma un pò di basilico, manco a pagarlo.
Ed é proprio tanto strana quando tua sorella minore, per rimproverarti del baccano , entra in camera brandendo il suo defunto rasta. Che ha conservato per i momenti in cui esige ordine e disciplina, usandolo, appunto, come frusta.
Per non parlare di quanto strana mi appare quando osservo Linda, la stranezza fatta persona. Che non accetta di invecchiare e per rivendicare il suo diritto alla giovinezza, giustamente, si comporta da vera gggiovane. Che si rompre le coste pogando (ma in casa, magari l'avesse fatto ad un concerto!!!), che esce per un aperitivo e torna a notte fonda ridendo in maniera ebete, che inventa canzoni e coreografie un giorno sì e l'altro pure.
La mia é una casa strana quando si trattiene la fame serale fino alle 20:30, perché il primo boccone deve coincidere necessariamente con le parole "un altro giorno é qui..." e si riordina tutto in fretta, perché dopo cena é d'obbligo la partitella a Word Challenge. E, se si vince, ci si sente un pò superdotati, un pò come se avessimo avuto un riconoscimento internazionale.
La mia é una casa strana quando si aspetta con ansia l'arrivo dei miei da dietro le tende. E quando arrivano, con la macchina in pure stile terrone, stipata fino all'inverosimile di ogni pensabile genere alimentare, si prova una strana, infantile felicità.
Ed é una strana casa quando arrivano quelle strane ragazze che adorano bere la camomilla qui e, ora, quello strano ragazzo che dà fuoco alla moka. Ma in questa stranezza mi sento a casa. E, appunto, non chiedetevi perché poi io sia così.
lunedì, novembre 10, 2008
Resoconto...oops, parecchio lungo!
Questo é un post che sta cercando di venire fuori da tanto.Sono settimane che prova a venir fuori, con passi timidi e incerti. Ma poi, il poco tempo a disposizione, le pagine da studiare, la mancanza di quell'ispirazione luminosa che deve guidare il mio scrivere, fanno morire le intenzioni sul nascere. Oggi, però, leggendo il profetico blog di Laura -che guardandosi dentro, alla sua maniera appassionata e inconfondibile,ti esorta, implicitamente, a fare lo stesso- é come se avessi preso per i capelli il groviglio di pensieri ed emozioni che mi si agitano dentro da un mese a questa parte. Ed é arrivato il momento che vedano la luce. Se non altro, perché , se qualcosa di buono questo blog ha avuto, é che mi ha permesso sempre di fare un resoconto. Di tentare l'utopistica impresa di mettere ordine in quella che Lucilla ha definito "tutto e il contrario di tutto".
Sono mesi in cui mi sento in cammino. E, come ogni cammino che si rispetti, faccio grandi balzi in avanti, un attimo dopo mi fermo esausta, per poi riprendere a saltellare. Nulla di nuovo in tutto ciò. Chi mi conosce sa quanto sono capace di essere energica ed entusiasta ed, un attimo dopo, sfiduciata e ombrosa. Ma, all'alba dei miei 23 anni, posso dire di essere giunta ad una svolta.
E, tranquilli, non arriverà una sviolinata o una dichiarazione in stile "bacio perugina". Ma non posso nascondere -e il mio sorriso spesso ebete non riuscirebbe a farlo- quanta luce sia entrata nella mia vita.
Così, in maniera così inaspettata e assolutamente non calcolata, che ancora oggi fatico a ripercorrerne le orme.
E mi ha fatto vacillare, riflettere ossessivamente sull'eventualità di questo viaggio, perdermi nei meandri della ragione, per poi provare, una volta, una sola volta, a seguire solo quello che voleva il mio cuore.
Ma, impossibile é per chi ha fatto della lucida razionalità la sua guida, affidarsi totalmente all'istinto.Ho provato, però, a lasciarmi trasportare da quello che voleva la vera me stessa, quella nascosta, sotto le macerie di libri, libretti e appelli. Quella che è abituata a dire no ad un aperitivo con le amiche, se una settimana dopo c'é un esame. Quella che ormai non si chiede neanche più perché debba dormire 4 ore a notte i giorni prima. Quella che, purtroppo, arrivare a fare queste cose in automatico, dimenticandosi che tutto fuori brulica di vita.Ecco. Non ho potuto resistere, difendermi, costruire nuove barriere perché tutto in questo nuovo rapporto mi porta alla vita. Ad una vita luminosa, accecante, ogni giorno entusiasmante se ho avuto il raro privilegio di incontrare una persona che vive appassionatamente.E riesce a farsi brillare gli occhi se un bambino gli sorride, se ascolta paroloni incomprensibili all'odioso Tgeconomia e capisce di cosa si sta parlando, se é attento e curioso anche quando gli parlo di pus e di steatorrea. E mi sono ritrovata ad essere esploratrice di me stessa, di quelle stanze tenute troppo a lungo al buio,di quei lati di me che, non so per quale assurda convinzione, ritenevo non dovessero necessariamente venire fuori.
E mi guardo dall'esterno, con un sorriso sereno:quando penso che in fondo le prese in giro sull'iperglicemia dei miei discorsi, da parte di Maria e Lucia me le merito tutte, se penso a quando mi perdo in pensieri lontani e vicinissimi,a quanto belli, forti, luminosi siamo quando ,insieme, con un misto si esaltazione ed ambizione, immaginiamo di poter raggiungere ogni obiettivo prefisso.
E questo senso di completezza non mi appiattisce. Anzi, mi porta ad essere ogni giorno più diligente di quello prima, a svegliarmi con il sorriso per tutto quello che avrò da scoprire, imparare, conoscere. Una sorta di entusiasmo persistente che sta, serenamente e spontaneamente, pervadendo i miei studi-che tra l'altro amo ogni giorno più senza limiti-, il rapporto con i miei genitori, con le mie amiche. Ogni giorno più speciale, più forte, più nostro. E dalle quali ormai non posso proprio più staccarmi.
Forse é un retaggio dei film estivi deprimenti. Quelli in cui, quando il protagonista si sente smisuratamente felice, ecco che una disgrazia era già alle porte. O dello stile di vita moderno. Così veloce, così stressante, così adrenalinico da abbattere ogni picco di serotonina.
O, soprattutto, dell'incapacità di saper riconoscere la felicità.
E, così, mi sono trovata sempre ad interrogarmi sulla semeiotica di questa strana "malattia". Ora la vedo, la percepisco, la sento in ogni fibra di me. E, mai come ora, ho la sensazione che questo miscuglio di pace, inquietudine, entusiasmo, impegno, curiosità sia qualcosa di molto molto simile. E molto persistente. Molto lontano da quell'euforia effimera e passeggera che mi faceva, in passato, saltellare sporadicamente e, ahimé, mi é costata un incisivo.
Sono mesi in cui mi sento in cammino. E, come ogni cammino che si rispetti, faccio grandi balzi in avanti, un attimo dopo mi fermo esausta, per poi riprendere a saltellare. Nulla di nuovo in tutto ciò. Chi mi conosce sa quanto sono capace di essere energica ed entusiasta ed, un attimo dopo, sfiduciata e ombrosa. Ma, all'alba dei miei 23 anni, posso dire di essere giunta ad una svolta.
E, tranquilli, non arriverà una sviolinata o una dichiarazione in stile "bacio perugina". Ma non posso nascondere -e il mio sorriso spesso ebete non riuscirebbe a farlo- quanta luce sia entrata nella mia vita.
Così, in maniera così inaspettata e assolutamente non calcolata, che ancora oggi fatico a ripercorrerne le orme.
E mi ha fatto vacillare, riflettere ossessivamente sull'eventualità di questo viaggio, perdermi nei meandri della ragione, per poi provare, una volta, una sola volta, a seguire solo quello che voleva il mio cuore.
Ma, impossibile é per chi ha fatto della lucida razionalità la sua guida, affidarsi totalmente all'istinto.Ho provato, però, a lasciarmi trasportare da quello che voleva la vera me stessa, quella nascosta, sotto le macerie di libri, libretti e appelli. Quella che è abituata a dire no ad un aperitivo con le amiche, se una settimana dopo c'é un esame. Quella che ormai non si chiede neanche più perché debba dormire 4 ore a notte i giorni prima. Quella che, purtroppo, arrivare a fare queste cose in automatico, dimenticandosi che tutto fuori brulica di vita.Ecco. Non ho potuto resistere, difendermi, costruire nuove barriere perché tutto in questo nuovo rapporto mi porta alla vita. Ad una vita luminosa, accecante, ogni giorno entusiasmante se ho avuto il raro privilegio di incontrare una persona che vive appassionatamente.E riesce a farsi brillare gli occhi se un bambino gli sorride, se ascolta paroloni incomprensibili all'odioso Tgeconomia e capisce di cosa si sta parlando, se é attento e curioso anche quando gli parlo di pus e di steatorrea. E mi sono ritrovata ad essere esploratrice di me stessa, di quelle stanze tenute troppo a lungo al buio,di quei lati di me che, non so per quale assurda convinzione, ritenevo non dovessero necessariamente venire fuori.
E mi guardo dall'esterno, con un sorriso sereno:quando penso che in fondo le prese in giro sull'iperglicemia dei miei discorsi, da parte di Maria e Lucia me le merito tutte, se penso a quando mi perdo in pensieri lontani e vicinissimi,a quanto belli, forti, luminosi siamo quando ,insieme, con un misto si esaltazione ed ambizione, immaginiamo di poter raggiungere ogni obiettivo prefisso.
E questo senso di completezza non mi appiattisce. Anzi, mi porta ad essere ogni giorno più diligente di quello prima, a svegliarmi con il sorriso per tutto quello che avrò da scoprire, imparare, conoscere. Una sorta di entusiasmo persistente che sta, serenamente e spontaneamente, pervadendo i miei studi-che tra l'altro amo ogni giorno più senza limiti-, il rapporto con i miei genitori, con le mie amiche. Ogni giorno più speciale, più forte, più nostro. E dalle quali ormai non posso proprio più staccarmi.
Forse é un retaggio dei film estivi deprimenti. Quelli in cui, quando il protagonista si sente smisuratamente felice, ecco che una disgrazia era già alle porte. O dello stile di vita moderno. Così veloce, così stressante, così adrenalinico da abbattere ogni picco di serotonina.
O, soprattutto, dell'incapacità di saper riconoscere la felicità.
E, così, mi sono trovata sempre ad interrogarmi sulla semeiotica di questa strana "malattia". Ora la vedo, la percepisco, la sento in ogni fibra di me. E, mai come ora, ho la sensazione che questo miscuglio di pace, inquietudine, entusiasmo, impegno, curiosità sia qualcosa di molto molto simile. E molto persistente. Molto lontano da quell'euforia effimera e passeggera che mi faceva, in passato, saltellare sporadicamente e, ahimé, mi é costata un incisivo.
mercoledì, novembre 05, 2008
Il potere dei sogni 2
Ripenso con tenerezza agli occhi commossi di mia mamma a pranzo.
E non é perché mia mamma si commuove sempre. No, non é per quello.
E' per quel guizzo luminoso che le si accende negli occhi quando parla di storia e per le sue parole emozionate -finalmente la latente guerra civile americana si sta concludendo-
E, mentre continuava, ricordando le dolorose tappe dell'integrazione delle minoranze degli States, ormai non la seguivo già più.
Perché la mia mente era già altrove.
Era già ad un lontano domani-quando ripenserò a questa giornata con i brividi, ricordando quanto percepibile era la sensazione che un pezzo di storia si stava scrivendo-.
Ed era già immersa nella luce accecante del potere dei sogni.
Quel potere che, in giorni come questi, lo percepisci, lo senti reale, arrivi quasi a toccarlo. E, per una volta, per un attimo, non ti senti ancora maledettamente infantile a credere nella capacità di volare, in un mondo che inneggia alla furbizia e al pragmatismo.
Ed é per questo che Obama ha riscosso infinito successo nei giovani, un pò in ogni dove. Chi non ha visto in lui l'ascesa di un politico onesto, animato da ideali e progetti ammirevoli? Chi non ha visto nella sua vittoria la materializzazione del sogno americano? Chi avrebbe giurato che un senatore così giovane e così slegato dalle colonne portanti del potere americano potesse arrivare così in alto e in così breve tempo?
Sembrava una follia. Proprio come folle sembra sognare. Proprio come sembra folle vedere alla Casa Bianca un presidente dei bianchi, dei neri, delle minoranze, della middle class. Un presidente che sia del popolo e che sia l'espressione di un'esigenza di cambiamento. Di un cambiamento di rotta drastico, deciso, motivato da scelte che non hanno messo in crisi solo l'economia ma, forse, soprattutto convizioni puramente conservatrici. E folle sembra soprattutto a molti italiani. Quelli ai quali i sogni appaiono capricci da femminucce. Quelli che credono che, dopo questa vittoria, Al Quaeda sarà ben più contenta e a quelli che stanno martoriando questo nostro sventurato paese.
Ma non é di questo che voglio parlare. Oggi non c'é spazio per la tristezza. Oggi che "l'audacia della speranza" ha vinto, oggi mi sento vincitrice. E continuerò a combattere,nelle mie piccole, microscopiche battaglie quotidiane. Perché si. Yes we can.
E non é perché mia mamma si commuove sempre. No, non é per quello.
E' per quel guizzo luminoso che le si accende negli occhi quando parla di storia e per le sue parole emozionate -finalmente la latente guerra civile americana si sta concludendo-
E, mentre continuava, ricordando le dolorose tappe dell'integrazione delle minoranze degli States, ormai non la seguivo già più.
Perché la mia mente era già altrove.
Era già ad un lontano domani-quando ripenserò a questa giornata con i brividi, ricordando quanto percepibile era la sensazione che un pezzo di storia si stava scrivendo-.
Ed era già immersa nella luce accecante del potere dei sogni.
Quel potere che, in giorni come questi, lo percepisci, lo senti reale, arrivi quasi a toccarlo. E, per una volta, per un attimo, non ti senti ancora maledettamente infantile a credere nella capacità di volare, in un mondo che inneggia alla furbizia e al pragmatismo.
Ed é per questo che Obama ha riscosso infinito successo nei giovani, un pò in ogni dove. Chi non ha visto in lui l'ascesa di un politico onesto, animato da ideali e progetti ammirevoli? Chi non ha visto nella sua vittoria la materializzazione del sogno americano? Chi avrebbe giurato che un senatore così giovane e così slegato dalle colonne portanti del potere americano potesse arrivare così in alto e in così breve tempo?
Sembrava una follia. Proprio come folle sembra sognare. Proprio come sembra folle vedere alla Casa Bianca un presidente dei bianchi, dei neri, delle minoranze, della middle class. Un presidente che sia del popolo e che sia l'espressione di un'esigenza di cambiamento. Di un cambiamento di rotta drastico, deciso, motivato da scelte che non hanno messo in crisi solo l'economia ma, forse, soprattutto convizioni puramente conservatrici. E folle sembra soprattutto a molti italiani. Quelli ai quali i sogni appaiono capricci da femminucce. Quelli che credono che, dopo questa vittoria, Al Quaeda sarà ben più contenta e a quelli che stanno martoriando questo nostro sventurato paese.
Ma non é di questo che voglio parlare. Oggi non c'é spazio per la tristezza. Oggi che "l'audacia della speranza" ha vinto, oggi mi sento vincitrice. E continuerò a combattere,nelle mie piccole, microscopiche battaglie quotidiane. Perché si. Yes we can.
venerdì, ottobre 10, 2008
Pensieri non rilevanti
So che é tanto che non posto e che potrei parlare di cose mooolto più importanti, ma ora mi sono venute in mente giusto tre riflessioni cretine delle mie...
-Licia deve avere o più enzimi epatici dei miei o, di sicuro, più efficienti...perché se io e lei beviamo la stessa quantità di vino, a me gira la stanza e lei é perfettamente in sé e tiene lunghe dissertazioni per msn, sulle sorti dell'università italiana nonché sul senso della vita?
-sto guardando Sex and City mentre lei ascolta musica balcanica...cosicché, con questo sottofondo, tra un pò mi aspetto di vedermi apparire Carrie con un dente d'oro camminare a braccetto con il capo rom
-la pizza surgelata "scugnizza" é una "sola" (cioé una vera fregatura)...doppio strato di mozzarella che, a me, pare essercene manco mezzo. Cmq è il cibo surgelato che é in realtà una sola, ma purtroppo l'era della stalla, del vivaio, del fornaio e della vigna dietro casa é finito. Bisognerà farsene una ragione.
-Licia deve avere o più enzimi epatici dei miei o, di sicuro, più efficienti...perché se io e lei beviamo la stessa quantità di vino, a me gira la stanza e lei é perfettamente in sé e tiene lunghe dissertazioni per msn, sulle sorti dell'università italiana nonché sul senso della vita?
-sto guardando Sex and City mentre lei ascolta musica balcanica...cosicché, con questo sottofondo, tra un pò mi aspetto di vedermi apparire Carrie con un dente d'oro camminare a braccetto con il capo rom
-la pizza surgelata "scugnizza" é una "sola" (cioé una vera fregatura)...doppio strato di mozzarella che, a me, pare essercene manco mezzo. Cmq è il cibo surgelato che é in realtà una sola, ma purtroppo l'era della stalla, del vivaio, del fornaio e della vigna dietro casa é finito. Bisognerà farsene una ragione.
sabato, settembre 13, 2008
Abbrutimento
La verità che avere una settimana di relax quando i tuoi amici sono lontani/sono sotto esame, é una gran bella scocciatura.
Ho cercato di godere al massimo questi giorni piovuti dal cielo, con le seguenti attività:
-mare e tanto sole su spiagge ormai deserte. E' stato un piacere sdraiarsi al sole senza bambini urlanti che ti saltano sull'asciugamano, che ti schizzano uscendo dall'acqua o ti tirano i sassolini.
Ed é stato anche possibile dormire, data l'assenza di mamme psicotiche e ansiose che inseguono bambini obesi già a tre anni ,con un pezzo gigantesco di parmigiana fritta alle dieci del mattino.
-mangiare, mangiare, mangiare. In realtà é un'attività che non abbandono mai ma che, in questi giorni in particolare, occupa le mie giornate. Perciò sto passando, con mio enorme piacere, dalla gastronomia calabrese a quella lucana, a quella di mio padre che, aihmé, non trova una precisa collocazione. Se non nelle "liste di proscrizione" dei nutrizionisti italiani, dato l'elevato contenuto calorico e il serio rischio di malattie cardiovascolari se protratta per più di una settimana.
-fare la "finta" intellettuale che ha tempo. E dico finta perché, é vero che sto leggendo tanto e vedendo tanti film, ma questa parvenza di giovane bohémienne svanisce se considero che sto leggendo cretinate e vedendo film altrettanto cretini.
-fare la merenda da mia nonna, come ai bei tempi dell'infanzia. Ma solo perché in questi giorni ha una vaschetta di gelato fenomenale e perché posso condire il tutto con chiacchiere delle comari, vicine di casa di mia nonna. (opportunista!)
-atteggiarmi a figlia modello che aiuta la mamma a fare la spesa, va a comprare i quotidiani al papino. Nella speranza che la chiacchierata con il giornalaio o il salumiere, diano un brivido alla giornata!
Una volta esaurite tutte queste attività ho raggiunto lo stesso livello di abbrutimento dei teenager americani. Il fondo l'ho toccato ieri:io con capelli sporchi, tuta extralarge, patatine da sgranocchiare e tv spazzatura. Tranquilli, presto ritornerò alla vita. E rinascerò. Come un'allodola in autunno...non so, mi sembrava un'immagine efficace quanto il cervo a primavera!
Ho cercato di godere al massimo questi giorni piovuti dal cielo, con le seguenti attività:
-mare e tanto sole su spiagge ormai deserte. E' stato un piacere sdraiarsi al sole senza bambini urlanti che ti saltano sull'asciugamano, che ti schizzano uscendo dall'acqua o ti tirano i sassolini.
Ed é stato anche possibile dormire, data l'assenza di mamme psicotiche e ansiose che inseguono bambini obesi già a tre anni ,con un pezzo gigantesco di parmigiana fritta alle dieci del mattino.
-mangiare, mangiare, mangiare. In realtà é un'attività che non abbandono mai ma che, in questi giorni in particolare, occupa le mie giornate. Perciò sto passando, con mio enorme piacere, dalla gastronomia calabrese a quella lucana, a quella di mio padre che, aihmé, non trova una precisa collocazione. Se non nelle "liste di proscrizione" dei nutrizionisti italiani, dato l'elevato contenuto calorico e il serio rischio di malattie cardiovascolari se protratta per più di una settimana.
-fare la "finta" intellettuale che ha tempo. E dico finta perché, é vero che sto leggendo tanto e vedendo tanti film, ma questa parvenza di giovane bohémienne svanisce se considero che sto leggendo cretinate e vedendo film altrettanto cretini.
-fare la merenda da mia nonna, come ai bei tempi dell'infanzia. Ma solo perché in questi giorni ha una vaschetta di gelato fenomenale e perché posso condire il tutto con chiacchiere delle comari, vicine di casa di mia nonna. (opportunista!)
-atteggiarmi a figlia modello che aiuta la mamma a fare la spesa, va a comprare i quotidiani al papino. Nella speranza che la chiacchierata con il giornalaio o il salumiere, diano un brivido alla giornata!
Una volta esaurite tutte queste attività ho raggiunto lo stesso livello di abbrutimento dei teenager americani. Il fondo l'ho toccato ieri:io con capelli sporchi, tuta extralarge, patatine da sgranocchiare e tv spazzatura. Tranquilli, presto ritornerò alla vita. E rinascerò. Come un'allodola in autunno...non so, mi sembrava un'immagine efficace quanto il cervo a primavera!
giovedì, settembre 11, 2008
Con gli occhi pieni di sole
Ci sono attimi che non si possono spiegare. Poco fa ho vissuto uno di quelli.
Mi sono guardata allo specchio e, oltre ai segni di una evidente insolazione, ho visto i miei occhi pieni di sole. Dentro ci sono tutte le parole dette in questi mesi, tutti gli abbracci che ho ricevuto, tutte le lacrime che ho versato, tutte le frasi lasciate a metà.
C'é il senso di beatitudine che deriva dall'essere al quarto anno. Questo sospirato quarto anno che, per i casini che ho fatto, spesso mi sembrava più un miraggio che una prospettiva realmente concretizzabile.
C'é ora la concreta possibilità di capire cosa mi piacerebbe realmente essere dopo.
C'é il sereno relax di questi giorni, al quale ero completamente disabituata. Con i miei che mi rimproverano perché non so stare zitta e ferma un secondo, perché non riesco a prendere il sole in totale abbandono e perché devo condurre almeno tre attività in contemporanea.
Ci sono le risate degli ultimi giorni e la tenerezza che provo ogni volta che vedo litigare i miei e, dopo pochi minuti, sentirli ridere perché invecchiando si rendono conto di come sono diventati permalosi.
Ci sono gli attimi post-esame. Quelli che, fino a qualche anno fa, mi vedevano incazzata fuggire da un'aula a chiedermi dove avessi sbagliato. E, da un pò, mi vedono invece sorridente e soddisfatta perché finalmente sono protagonista di esami con cui chiacchierare con un prof é un piacere e nei quali si può spaziare da corpi estranei ai mattonici Lego, fino ad arrivare a parlare di Lotta continua.
C'é il complimento più bello che abbia mai ricevuto nella mia carriera accademica. Quel "sei stata scatenatissima!" che potrà apparire banale, per me é stato come una luce. Perché, aldilà della preparazione, delle ore passate sui libri, ho sempre messo passione ed entusiasmo in ogni singolo, piccolo ostacolo. Ed avere la percezione che, forse, il mio entusiasmo ha prevalso sul sapere nozionisto, beh, mi riempe gli occhi tanto tanto di sole.
E poi c'é la gioia di vedere che tre delle persone a cui voglio più bene al mondo, Lucia, Riccardo e Maria, hanno avuto, pressocché in contemporanea, tre enormi, grandi successi. Liberatori, meritati, strasudati.
E poi, e poi, e poi. Potrei parlare ancora dell'allegra comitiva con cui divido la casa.
Quell'adulta che non ammette di esserlo. E che, per non smentirsi, si rompe le costole pogando.
E la mia piccola Cettina. A cui spesso rimprovero di affrontare il mondo con eccessiva maturità.
E che proprio ora vorrei abbracciare, perché so quanto sono importante per lei, anche se non ama dichiarazioni d'affetto o se mi confessa che mi vuole tanto bene, poi scappa in camera perché si vergogna tanto. E che vorrei proteggere dal mondo, ma non ci sono mai riuscita. Ma so che é tanto forte e questo é lo scontro finale con i fantasmi del suo passato. Poi ci sarà solo pace e luce.
Luce, appunto. Tutto mi sembra impregnato di una luce diversa, in questo afoso settembre.
Mi sono guardata allo specchio e, oltre ai segni di una evidente insolazione, ho visto i miei occhi pieni di sole. Dentro ci sono tutte le parole dette in questi mesi, tutti gli abbracci che ho ricevuto, tutte le lacrime che ho versato, tutte le frasi lasciate a metà.
C'é il senso di beatitudine che deriva dall'essere al quarto anno. Questo sospirato quarto anno che, per i casini che ho fatto, spesso mi sembrava più un miraggio che una prospettiva realmente concretizzabile.
C'é ora la concreta possibilità di capire cosa mi piacerebbe realmente essere dopo.
C'é il sereno relax di questi giorni, al quale ero completamente disabituata. Con i miei che mi rimproverano perché non so stare zitta e ferma un secondo, perché non riesco a prendere il sole in totale abbandono e perché devo condurre almeno tre attività in contemporanea.
Ci sono le risate degli ultimi giorni e la tenerezza che provo ogni volta che vedo litigare i miei e, dopo pochi minuti, sentirli ridere perché invecchiando si rendono conto di come sono diventati permalosi.
Ci sono gli attimi post-esame. Quelli che, fino a qualche anno fa, mi vedevano incazzata fuggire da un'aula a chiedermi dove avessi sbagliato. E, da un pò, mi vedono invece sorridente e soddisfatta perché finalmente sono protagonista di esami con cui chiacchierare con un prof é un piacere e nei quali si può spaziare da corpi estranei ai mattonici Lego, fino ad arrivare a parlare di Lotta continua.
C'é il complimento più bello che abbia mai ricevuto nella mia carriera accademica. Quel "sei stata scatenatissima!" che potrà apparire banale, per me é stato come una luce. Perché, aldilà della preparazione, delle ore passate sui libri, ho sempre messo passione ed entusiasmo in ogni singolo, piccolo ostacolo. Ed avere la percezione che, forse, il mio entusiasmo ha prevalso sul sapere nozionisto, beh, mi riempe gli occhi tanto tanto di sole.
E poi c'é la gioia di vedere che tre delle persone a cui voglio più bene al mondo, Lucia, Riccardo e Maria, hanno avuto, pressocché in contemporanea, tre enormi, grandi successi. Liberatori, meritati, strasudati.
E poi, e poi, e poi. Potrei parlare ancora dell'allegra comitiva con cui divido la casa.
Quell'adulta che non ammette di esserlo. E che, per non smentirsi, si rompe le costole pogando.
E la mia piccola Cettina. A cui spesso rimprovero di affrontare il mondo con eccessiva maturità.
E che proprio ora vorrei abbracciare, perché so quanto sono importante per lei, anche se non ama dichiarazioni d'affetto o se mi confessa che mi vuole tanto bene, poi scappa in camera perché si vergogna tanto. E che vorrei proteggere dal mondo, ma non ci sono mai riuscita. Ma so che é tanto forte e questo é lo scontro finale con i fantasmi del suo passato. Poi ci sarà solo pace e luce.
Luce, appunto. Tutto mi sembra impregnato di una luce diversa, in questo afoso settembre.
venerdì, settembre 05, 2008
Frasi celebri
Linda: "Smettila di trattarmi come una che é stata dimessa dal CTO" (in realtà voleva dire "come una che é stata appena sottoposta ad un TSO" )
mercoledì, settembre 03, 2008
Lu!!!Questo post é per te!
Premetto che ti scriverò un lungo post, una lunga mail o farò qualche altro atto commovente-plateale che ogni buona amica dovrebbe fare prima della partenza della socia.
E dato che sono sempre un pò perfida, cercherò di fartela leggere mentre magari sei in biblioteca o in un altro luogo in cui sarà socialmente sconveniente piangere. Così ti colerà la matita e da buona fashion victim quale sei, questo per te sarà una tragedia paragonabile quasi alla sciagura che mi é successa la settimana scorsa.
Per ora posso dirti che ho aperto il mobile, in cerca di qualcosa di commestibile da divorare in un impeto di fame nervosa, e ho visto i nostri amati fascetti di camomilla.
Sì, quelli che ogni anno mio padre mi prepara con cura meticolosa . Quelli che tu e Maria credete contenenti sostanze stupefacenti, dati gli effetti che hanno sulla mia psiche.
Quelli che nelle sere di inverno ci troviamo a bere, mentre ridiamo puntualmente per qualche cretinata, prendiamo in giro Licia o spettegoliamo allegramente. E mi mancherà tanto questo. Ritrovarci qui a fine serata, rinfreddolite e un pò assonnate, senza rinunciare mai a questo rito che é solo nostro. E che ci ha unite in questi anni. Insieme alle feste alcoliche, ai pianti, ai deliri pre e post esame, ai pomeriggi in biblioteca e alle Firenze by Night.
Ma di sicuro te ne darò un bel pò. In modo che potrai averli sempre con te, insieme a Tatù e all'altro pupazzo di provenienza romana(midigooo!!!beh, non mi ricordo come si chiama!)
. E intanto io e Maria continueremo a berci le camomille invernali,a chiederci quale sarà il nome del tuo ragazzo ceco e a immaginare come sarà la tua nuova vita. E poi al tuo ritorno troverai le tue solite amiche screanzate. Sempre goliardiche e, a volte, un pò profonde. Che ti vogliono un'infinità di bene e si augurano davvero che questa sarà un'esperienza irripetibile.
Tornerai di certo più forte, senza rinunciare alla tua sensibilità. Con tanti nuovi amici su facebook e tante storie da raccontarci. E mi sembra già di vederci a chiacchierare davanti l'ennesima calda, rassicurante camomilla.
E dato che sono sempre un pò perfida, cercherò di fartela leggere mentre magari sei in biblioteca o in un altro luogo in cui sarà socialmente sconveniente piangere. Così ti colerà la matita e da buona fashion victim quale sei, questo per te sarà una tragedia paragonabile quasi alla sciagura che mi é successa la settimana scorsa.
Per ora posso dirti che ho aperto il mobile, in cerca di qualcosa di commestibile da divorare in un impeto di fame nervosa, e ho visto i nostri amati fascetti di camomilla.
Sì, quelli che ogni anno mio padre mi prepara con cura meticolosa . Quelli che tu e Maria credete contenenti sostanze stupefacenti, dati gli effetti che hanno sulla mia psiche.
Quelli che nelle sere di inverno ci troviamo a bere, mentre ridiamo puntualmente per qualche cretinata, prendiamo in giro Licia o spettegoliamo allegramente. E mi mancherà tanto questo. Ritrovarci qui a fine serata, rinfreddolite e un pò assonnate, senza rinunciare mai a questo rito che é solo nostro. E che ci ha unite in questi anni. Insieme alle feste alcoliche, ai pianti, ai deliri pre e post esame, ai pomeriggi in biblioteca e alle Firenze by Night.
Ma di sicuro te ne darò un bel pò. In modo che potrai averli sempre con te, insieme a Tatù e all'altro pupazzo di provenienza romana(midigooo!!!beh, non mi ricordo come si chiama!)
. E intanto io e Maria continueremo a berci le camomille invernali,a chiederci quale sarà il nome del tuo ragazzo ceco e a immaginare come sarà la tua nuova vita. E poi al tuo ritorno troverai le tue solite amiche screanzate. Sempre goliardiche e, a volte, un pò profonde. Che ti vogliono un'infinità di bene e si augurano davvero che questa sarà un'esperienza irripetibile.
Tornerai di certo più forte, senza rinunciare alla tua sensibilità. Con tanti nuovi amici su facebook e tante storie da raccontarci. E mi sembra già di vederci a chiacchierare davanti l'ennesima calda, rassicurante camomilla.
sabato, agosto 30, 2008
Continua la saga dei post stupidi
La voglia di post profondi e introspettivi é, senza alcun dubbio rimasta in vacanza. O per il bene del mio studio, sto nascondendo a me stessa la voglia di affidare i miei pensieri alla mia tastiera preferita.
Un pensiero pseudoprofondo oggi però non posso nasconderlo.
E' che in fondo sono i miei crocs a mandarmi avanti. Quando non ne posso più delle mille cose da studiare, quando vorrei essere al mare anziché costretta sui libri, quando tutto mi sembra un'impresa più che tetanica, guardo queste strane calzature. E, penso, che un domani, magari più vicino di quello che immagino, saranno taciti testimoni della mia vita. Ci saranno quando farò le anamnesi tutte da sola, nelle pause caffé, nell'ansia da prestazione che mi accompagnerà sempre, nella voglia di essere più brava della volta precedente. Nelle prime strette di mano con i miei pazienti, nelle prime soddisfazioni, in tutte le volte che già so che correre all'aperto perché avrò voglia di piangere, nelle frettolose pause pranzo e nelle ore che scorreranno troppo lente.
A volte mi sembra tutto così lontano, a volte terribilmente vicino.
Un pensiero pseudoprofondo oggi però non posso nasconderlo.
E' che in fondo sono i miei crocs a mandarmi avanti. Quando non ne posso più delle mille cose da studiare, quando vorrei essere al mare anziché costretta sui libri, quando tutto mi sembra un'impresa più che tetanica, guardo queste strane calzature. E, penso, che un domani, magari più vicino di quello che immagino, saranno taciti testimoni della mia vita. Ci saranno quando farò le anamnesi tutte da sola, nelle pause caffé, nell'ansia da prestazione che mi accompagnerà sempre, nella voglia di essere più brava della volta precedente. Nelle prime strette di mano con i miei pazienti, nelle prime soddisfazioni, in tutte le volte che già so che correre all'aperto perché avrò voglia di piangere, nelle frettolose pause pranzo e nelle ore che scorreranno troppo lente.
A volte mi sembra tutto così lontano, a volte terribilmente vicino.
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